Spettacoli

Al Grin Festival quattro giorni di musica tutta al femminile

Da giovedì 25 giugno, progetti da Tanzania, Estonia, Colombia, India e non solo

22 giugno 2026
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Quattro giorni, quattordici artiste, musica da ogni angolo del mondo. L'edizione 2026 del Grin Festival di Roveredo (GR) si aprirà giovedì 25 giugno e si chiuderà domenica, con un cartellone tutto al femminile o quasi, visto che alcune band, pur con lead femminili, sono comunque "miste".

Il programma, come da ambizione del festival, spazia su più continenti e tradizioni: dalla Tanzania all'Armenia, dalla Colombia a Taiwan, passando per Estonia, Finlandia, Polonia, India e La Réunion. La serata inaugurale di giovedì è a ingresso gratuito ed è affidata a due progetti svizzeri: la cantautrice Lola Nucha e Anna Kiskanc con il suo Balkan Oriental Quartett. Il fine settimana sarà poi aperto al mondo, iniziando venerdì con la finlandese Maija Kauhanen, musicista specializzata nella kantele (la cetra tradizionale dei paesi nordici) con cui costruisce paesaggi sonori intensi, affiancata dal canto e dall'uso creativo delle percussioni corporee. Sempre venerdì salgono sul palco le Zawose Queens: Pendo e Leah Zawose vengono da Bagamoyo, in Tanzania, e portano avanti l'eredità della tradizione Wagogo attraverso canto polifonico ancestrale e percussioni. Chiude la serata Meral Polat, cantante curda che fonde folk anatolico e blues.

Il sabato avremo il Duo Ruut dall'Estonia, duo vocale che intreccia armonie sofisticate con sonorità minimali sulla kannel – un'altra cetra tradizionale, stavolta estone – l'ensemble vocale polacco Kosy, Votia da La Réunion con le sue radici nella musica rituale afro-creola e il trio colombiano La Perla, che recupera le radici afro-caraibiche con gaitas, tamburi e percussioni in un mix di bullerengue e cumbia. La domenica chiude con Lakkshya dall'India del Sud, il Tatev Hakobyan Ensemble armeno, Fatoumata Dembele con il suo ensemble interculturale, il Quintetto Yelmar con il progetto sulla poetessa Alfonsina Storni e Fan-qi Wu da Taiwan. Il programma completo è su grinfestival.ch.

Dietro la scelta di un cartellone praticamente tutto al femminile non c'è una dichiarazione programmatica, né l'intenzione di fare le "quote rosa" magari per espiare qualche edizione con più interpreti maschili. «Non è una cosa nata per ostentazione, per militanza femminista o politica: è nata quasi per caso» hanno spiegato gli organizzatori del Grin Festival. Durante l'anno tengono una lista di artisti candidati per l'edizione successiva: quando è arrivato il momento di fare le scelte definitive, la maggior parte dei nomi erano già gruppi femminili. Da lì la decisione di continuare su questa linea: «Se siamo già a questo punto, facciamo tutto al femminile». Gli ultimi tre o quattro nomi sono stati scelti seguendo lo stesso criterio, e l'edizione ha preso forma.

La decisione di proseguire con la linea tutta al femminile ha avuto anche un gradito "effetto collaterale": esplorare una scena che con gli abituali criteri di scelta forse non avrebbe attraversato, e a scoprire musica che altrimenti sarebbe rimasta fuori dal radar. Due esempi su tutti: Votia, con le sue radici nel Maloya di La Réunion, e il Quintetto Yelmar con il progetto sulla poetessa Alfonsina Storni, nata in Ticino e diventata una delle voci più importanti della letteratura sudamericana del Novecento, eppure ancora poco conosciuta da queste parti.

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