Già esaurito da giorni in tutte le repliche, con code di aspettative e critiche preventive ha debuttato alla Scala Nabucodonosor, ultima direzione d'opera di Riccardo Chailly nel suo ruolo di direttore musicale nel teatro.
E il pubblico ha voluto dimostrargli l'affetto non solo con gli oltre dieci minuti di applausi per tutto il cast a fine spettacolo ma anche con dei 'bravo' e applausi durante i cambiscena.
Nabucco è in qualche modo un sunto del suo lavoro: nei suoi 12 anni alla guida dell'orchestra scaligera, infatti, Chailly ha esplorato le opere giovanili di Verdi come Giovanna d'Arco, Macbeth e Attila con cui ha inaugurato la stagioni liriche del teatro e anche I masnadieri, opera con cui ha debuttato sul podio milanese nel 1978. E come ama fare, anche in questo caso ha deciso di aggiungere pagine solitamente non eseguite. A Nabucco, terza opera di Verdi scritta per la Scala quando ancora non aveva trent'anni, ha aggiunto i ballabili all'inizio del terzo atto scritto da Verdi per la ripresa dell'opera alla Monnaie di Bruxelles nel 1848, riscoperto nel 2021 e mai eseguite finora in forma scenica.
Il regista sudafricano Alessandro Talevi ha risolto questa aggiunta come se fosse uno spettacolo nello spettacolo, con Anna Netrebko (una Abigaille) a danzare oltre che cantare sulla coreografia di Danilo Rubeca circondata fra gli altri da ballerini vestiti di paillettes nere con maschere da cavallo. Un'aggiunta a un Nabucco distopico, in cui babilonesi ed ebrei si muovono in costumi Ottocenteschi ed elisabettiani, con scene che alternano la cupola del Pantheon, che accompagna gli ebrei (e richiama anche un disco volante) a architettura industriale in ferro, inclusa una scala a chiocciola che vuole ricordare la tour Eiffel, movimenti acrobatici da funamboli sul filo (a cura di Ran Arthur Braun) ed effetti magici di Masters of Magic, una biga robotica con tre cavalli meccanizzati. Elementi che comunque non hanno fatto scattare buu alla regia.
Con Netrebko, nel ruolo del protagonista il baritono Luca Salsi, in quelle di Zaccaria il sempre profondo basso Michele Pertusi, in quello di Ismaele il tenore Francesco Meli e quello di Fenena Veronica Simeoni mentre le scene e i costumi sono di Gary McCann. Protagonista anche il coro, applaudito per tre minuti dopo il 'Va', pensiero' con insistenti richieste di bis a cui Chailly non ha ceduto rispettando quindi la tradizione instaurata da Arturo Toscanini che alla Scala ha vietato i bis.