La recensione

Uno, nessuno, cento Carnera

Con una performance degna di Marco Paolini, in ‘Carnera, vita da primo’, Emanuele Santoro dà voce al ‘Gigante buono’, personaggio pirandelliano

Emanuele Santoro è ‘Carnera, vita da Primo’, visto al Foce
(Ti-Press)
24 settembre 2023
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Le strazianti urla di una partoriente che, ovviamente senza saperlo, sta per offrire al mondo un Mito. Emanuele Santoro apre così la sua nuova produzione, portandoci in un paesino friulano destinato a sua volta a diventare celebre, Sequals, e riportandoci al 25 ottobre 1906 per rendere omaggio alla Signora Giovanna Maria, che ha dato alla luce un bimbo di quasi otto chili! Lo chiamerà Primo, sperando che arriveranno altri nastri – blu o rosa – da appendere sulla soglia di casa Carnera. Infatti, ecco il secondo e pure un terzo, che però battezzerà come Severino. È una famiglia poverissima, sicché Primo deve subito darsi da fare per sostituire il babbo, chiamato al fronte della Prima guerra mondiale. Si fa notare per la prima volta quando, praticamente da solo, sistema la nuova campana della chiesa di Sequals. Lascia la scuola in IV elementare e a 14 anni decide di cercar fortuna in Francia. Salutata la famiglia (che non rivedrà per otto anni), sale per la prima volta su un treno, talmente emozionato che, al primo scossone del convoglio e dall’alto del suo metro e novanta, si aggrappa a una maniglia; è però quella dell’allarme e rischia una multa.

I suoi zii gli offrono un lavoro da falegname, ma di fronte a quello che negli Usa diventerà “The walking mountain” pensano bene di sfruttare la forza dei suoi muscoli. Senza conoscere nulla della boxe, Primo sale così per la prima volta su un ring, rimediando un fracco di botte tale da indurlo a dichiarare che “il pugilato non fa proprio per me”! Del resto ha un lavoro, e soprattutto gli zii gli garantiscono pranzi e cene pantagruelici, in grado di fargli dimenticare la fame friulana. Però lo stipendio è magro e Primo passa il suo tempo libero nelle sale buie dei cinematografi. Non è propriamente un cinefilo: in realtà si nasconde, vergognandosi dei suoi vestiti lerci, unti&bisunti. Si nasconde anche quando, confuso tra gli spettatori sotto il tendone di un circo, lo nota Léon Sée. Personaggio eccentrico: ingegnere/inventore, boxeur, giornalista, due bronzi nella scherma ai giochi olimpici di Parigi, ma soprattutto procuratore sportivo, è lui che dà il la alla carriera di Primo, anche ‘sistemando’ i primi scontri sul ring del ‘Gigante buono’, altro soprannome affibbiato a Carnera. Buono e anche ingenuo, forse finito in un giro più grande di lui (!), Carnera vince sfide su sfide sino a diventare campione del mondo della categoria regina della noble art: i pesi massimi. Era il 29 giugno 1933, l’apoteosi per il ‘Maccaroni Colossum’.

Degno di Marco Paolini

Solo per quasi due ore su un palco dalla scenografia minimalista (un saccone d’allenamento, un attaccapanni dove si notano un accappatoio e un paio di guantoni, e uno schermo dove scorrono le immagini di momenti cruciali della vita di Primo), in ‘Carnera, vita da Primo’, Emanuele Santoro dà voce a un personaggio pirandelliano (uno, nessuno, cento Carnera), offrendoci il ritratto di una persona generosa all’eccesso – a fine carriera si ritrovò sul lastrico poiché i suoi guadagni finivano nelle tasche di manager e mafiosi – animato però da un orgoglio spropositato. Quello che forse gli costò il titolo, quando finì per ben 11 volte al tappeto sotto i colpi di Max Baer ma rialzandosi subito, prima di farsi ‘contare’ dall’arbitro: avesse ripreso fiato per quei dieci secondi dopo i primi devastanti uppercut di Baer, forse le cose sarebbero andate diversamente. Per fortuna Santoro ci risparmia le drammatiche immagini di quel match (che potete ritrovare su YouTube, ma ci vuole fegato…).

Una solida performance, degna di un Maestro del teatro di narrazione come Marco Paolini, e dunque meritatissimi quanto convinti gli applausi del pubblico andati a Santoro, alla sua troupe e alla sua fidata collaboratrice alla regia Antonella Barrera. ‘Carnera, una vita da Primo’, tratto dalla biografia scritta da Ivan Malfatto e Daniele Redaelli, sarà replicato nel weekend prossimo al Teatro Paravento di Locarno (sabato 30 settembre alle 20.30 e domenica primo ottobre alle 17).

Keystone
Carnera contro Joe Louis nel giugno del 1935

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