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25.11.2022 - 07:28
Aggiornamento: 15:18

‘La fornace’, storia di Konrad che uccise la moglie

Il titolo è il nome dell’assurda abitazione nella quale si rinserra il protagonista del romanzo ossessivo – e come sempre incalzante – di Thomas Bernhard

di Maurizio Cucchi
la-fornace-storia-di-konrad-che-uccise-la-moglie
Monozigote/Wikipedia
Thomas Bernhard

È questo il coinvolgente romanzo ossessivo nello svolgersi e al cui centro troviamo un personaggio dominato a sua volta dalle proprie ossessioni. Si intitola ‘La fornace’ (Adelphi, p.224,€ 19, traduzione di Magda Olivetti) ed è un’opera di Thomas Bernhard (1931-1989), che la pubblicò per la prima volta nel 1970. Una precedente edizione era apparsa da Einaudi nel 1984.

La fornace del titolo è l’assurda abitazione in cui si rinserra il protagonista, Konrad, con la moglie, che ucciderà. Scopo della scelta era stato quello di sottrarsi al mondo, alla realtà sociale, soprattutto per dedicarsi alla scrittura di un saggio sull’udito, sulle facoltà dell’umano orecchio, che in effetti risulterà poi sempre un’intenzione. Ma per arrivare a realizzarlo Konrad sottopone a continui e stressanti esperimenti, appunto, sull’udito, la moglie, costretta all’immobilità su una sedia a rotelle.

I due avevano nei tempi precedenti condotto una vita di viaggi, fino a quando, appunto, il personaggio chiave decide di sottrarsi a ogni forma di contatto, se non minimo e occasionale, con tutto ciò che rappresenta il mondo esterno. E l’autore fa passare nella mente del suo bizzarro personaggio un pensiero tutt’altro che peregrino: "La massa nega al singolo ciò di cui soltanto il singolo, e non la massa, è capace, ma il singolo non si cura della massa, in fin dei conti si cura solo e soltanto di sé stesso con gran vantaggio per la massa [...] la massa riconosce l’opera del singolo solo attraverso l’annientamento del singolo e il singolo riconosce quello della massa solo attraverso l’annientamento della massa e così via"

Il rapporto tra i coniugi è però quanto mai complicato, con una serie di vessazioni reciproche anche minime e grottesche. Come quando la donna costringe quotidianamente il marito a scendere più volte in cantina per poter disporre di sidro sempre freschissimo, salvo poi gettarlo via anziché berlo. Konrad, a sua volta, le impone la lettura di un autore da lui amato (Kropotkin) e da lei – che vorrebbe gliene leggesse un altro (Novalis e il suo Ofterdingen) – in realtà più o meno detestato. E si tratta dunque di un rapporto che mette in luce sinistra l’inconciliabilità sostanziale di una convivenza tra coniugi.

Il tutto si svolge nel racconto estremamente incalzante di Bernhard, condotto secondo il suo stile, appunto ossessivo, attraverso una scrittura fittissima e magmatica, che non concede, tanto per restare a un semplice dato esterno, neppure la minima pausa, la minima interruzione nella pagina, procedendo dall’inizio alla fine senza un istante di tregua, senza un solo a capo. Il che è del resto tipico nelle narrazioni di questo formidabile, inimitabile scrittore.

Ma nonostante ciò, il lettore rimane positivamente impigliato in un groviglio inestricabile in cui la follia dei personaggi, in particolare, ovviamente, di Konrad, si impone attraverso una serie di minimi eventi, pur se da subito l’autore ci fa sapere che il protagonista è stato arrestato per uxoricidio. E quella intenzione decisiva e sempre presente nel protagonista, e cioè il progetto di scrivere un saggio che dia un significato alla sua, diviene come la sfuggente metafora di una ricerca profonda del proprio esserci, ridotto però nella realtà a un’ipotesi aleatoria, a una persistente illusione.

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