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03.07.2022 - 19:06
Aggiornamento: 19:39

‘Peter Brook ha vissuto il teatro, la sua vita, fino alla fine’

David Dimitri, presidente della Fondazione Dimitri di Verscio: ‘Aveva un’opinione forte e precisa sul teatro, che doveva avere senso e smuovere’

«Ha vissuto il teatro, che era la sua vita, fino alla fine. Lui ha portato la magia sul palco, in un modo unico e originale». David Dimitri – acrobata e presidente della Fondazione Dimitri di Verscio, nonché direttore del Winterfest di Salisburgo – ricorda così il regista britannico Peter Brook, definito leggendario maestro e mostro sacro della drammaturgia del Novecento, morto sabato 2 luglio a Parigi, all’età di 97 anni.

Ambasciatore di William Shakespeare nel mondo, Brook «è stato un maestro con un’opinione forte e precisa sul teatro. Una delle sue lezioni più importanti – cui è stato fedele costantemente – è il significato, il senso che una pièce deve sempre portare sul palco. Il teatro per lui deve smuovere le persone, deve essere autentico», egli stesso aveva dichiarato "il teatro è lo specchio della società, e lo specchio non ha bisogno di cornici dorate". Soprattutto, era dell’opinione che il teatro non possa essere solo intrattenimento, altrimenti «è morto e senz’anima».

Per Brook, continua il nostro interlocutore, essenziale era anche lo spazio della messa in scena, per questo aveva scelto l’ambiente raccolto e autentico del Teatro Dimitri per la rappresentazione di ‘The Prisoner’ nel 2018 e di ‘Why’ nel 2019; una coproduzione della compagnia parigina Théâtre des Bouffes du Nord con il Teatro Dimitri.

La chiara fama di uomo e maestro di teatro è indiscussa, così come «la sua grande umanità. I suoi collaboratori, che in parte conosco bene, me lo hanno detto sempre. Brook teneva molto al fatto che potessero operare con buone condizioni di lavoro, teneva alla collegialità della sua squadra. C’era amicizia», rammenta il nostro interlocutore che, fra le righe, si sovviene di quella volta che con suo padre Dimitri aveva conosciuto il regista in carne e ossa, circa trent’anni fa. «Non molto tempo fa ci aveva lasciato un messaggio in cui diceva di volerci venire a trovare… così è la vita», chiosa David con voce sommessa.

Un pittore scenografo conosciuto nella Seconda guerra mondiale

Lasciando Verscio, il lavoro di Brook è approdato anche al Lac con la rappresentazione di ‘The Valley of Astionishment’ nel 2015. Nel 2010, la stagione del Teatro San Materno di Ascona aveva proposto nella programmazione una sua pièce.

E proprio nel Borgo, Brook ci era arrivato nel 2009 per omaggiare un suo grande amico: l’artista Rolf Gérard, che all’epoca compì cento anni. Nato a Berlino nel 1909, Gérard conobbe e iniziò a collaborare con Peter Brook a Londra "in mezzo al fragore delle armi" della Seconda guerra mondiale. Una volta finito il conflitto i due si ritrovarono e per Brook, Gérard curò, fra gli altri, l’allestimeto scenografico di "Romeo e Giulietta", andato in scena a Stratford-upon-Avon, città natale di William Shakespeare.

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