il-regista-britannico-peter-brook-e-morto
Keystone
Il regista al Festival di Venezia nel 2012
ULTIME NOTIZIE Culture
Culture
15 min

Myanmar e Ucraina: Film Festival diritti umani, i primi titoli

Dal 19 al 23 ottobre a Lugano, i primi titoli: il pluripremiato ‘Myanmar Diaries’, di un collettivo birmano, e ‘Klondike’ di Maryna El Gorbach
Locarno 75
4 ore

‘Sermone ai pesci’ è il canto di un’umanità sconfitta

Il film di Baydarov è fra le proposte di oggi in Concorso insieme a ‘Serviam - Ich will dienen’, dove si calpestano i sentimenti dei personaggi
Culture
6 ore

A proposito di Robert Walser

Dalle parole ‘walseriane’ Dino Buzzati lo spunto per raccontare il poeta e scrittore svizzero, che fu sempre matto o non lo fu mai
L’intervista
10 ore

Sophie Marceau e le donne ‘di tutti i tempi’

Era in Piazza con ‘Un femme de notre temps’. Convive pacifica col manifesto generazionale che la lanciò, crede nel lavoro ‘ma è più utile l’esperienza’.
Locarno 75
16 ore

Fuori concorso una ‘Candy Land’ senza sconti

Crudele e spietato, diversi spettatori hanno lasciato la sala durante la proiezione. Ma il limite è la poca originalità registica
Musica
16 ore

Addio a Lamont Dozier, leggenda del soul

Fu uno dei più grandi cantanti soul della Motown, è morto all’età di 81 anni. Suoi i brani più famosi delle Supremes
Locarno 75
17 ore

In Piazza Grande la fine del ‘Tempo delle mele’

Da ‘Une femme de notre temps’ di Civeyrac, con Sophie Marceau quale attrice protagonista, emergono alcune criticità confessate dal regista stesso
Scienze
20 ore

In Asia i coronavirus selvatici infettano 60’000 persone l’anno

Nella quasi totalità dei casi i virus trasmessi dai pipistrelli non sono in grado di replicarsi e trasmettersi in maniera efficiente nell’uomo
Chilometro zero
21 ore

Sulla diffrazione poetica, incontro alla darsena del Parco Ciani

Serata con Maurizio Chiaruttini e il poeta Antonio Rossi, giovedì 11 agosto, dalle 18, alla darsena
Musica
21 ore

Il Duo Ferrazzini-Hauri in concerto a Ceresio Estate

Padre e figlio, violoncellisti, proporranno il loro concerto domenica 14 agosto, dalle 19, alla chiesa San Tommaso di Agra
Spettacoli
22 ore

Poesia e musica al Cima Norma Art Festival

Sabato 13 agosto, dalle 20, a Torre una serata dedicata a letture in versi con Fabio Pusterla, seguita dalla performance di Frigeri e dalla musica di Lanz
Locarno 75
23 ore

Al cubano ‘Moa’ e al venezuelano ‘Muchachos’ l’Open Doors Award

Si è svolta questa mattina la cerimonia di premiazione della sezione che va alla scoperta di nuove cinematografie in America Latina e nei Caraibi
Sostiene Morace
23 ore

Per fortuna c’è ancora chi spende soldi per guardare i film

I dati forniti dall’ufficio stampa del Festival parlano di afflusso pari al 2019. In attesa di sorprese, un bilancio di metà rassegna
Locarno 75
1 gior

Una conferenza di 24 ore per parlare di attenzione

Più che un calo di concentrazione, un sistema che spinge verso la distrazione. Le alternative? Le mostra Rafael Dernbach
Scienze
1 gior

Arrivano le ‘Lacrime di San Lorenzo’ ma con la Luna piena

Gli esperti consigliano di osservare le stelle cadenti con qualche giorno di anticipo, oppure aspettare l’ultima parte della notte
Locarno 75
1 gior

Il Cinema canta in Piazza e in Concorso

Un disincantato ‘Gigi la legge’, la voglia di essere vivi che sprizza in ‘Tengo sueños eléctricos’, emozioni forti in ‘Last Dance’ di Delphine Lehericey
Locarno 75
1 gior

Alexander Sokurov divide il Festival con un film immenso

Ode a ‘Skazka’ (Fairytale), del maestro russo; al suo confronto scompare ‘Il Pataffio’. Da applausi l’opera di Sylvie Verheyde
Locarno 75
1 gior

Gitanjali Rao narratrice dei piccoli sogni di tutti i giorni

La regista indiana è stata insignita del Locarno Kids Award per essere ‘una delle voci inconfondibili e originali del cinema indiano’ e non solo
Teatro
03.07.2022 - 12:19
Aggiornamento: 15:29
Ansa, a cura di Clara Storti

Il regista britannico Peter Brook è morto

Fra i maestri della drammaturgia del Novecento, Brook è deceduto all’età di 97 anni a Parigi, dove si era stabilito da metà anni Settanta

Peter Brook, uno dei maestri della drammaturgia del Novecento, è morto sabato 2 luglio a Parigi. Il regista britannico aveva 97 anni e dal 1974 viveva in Francia. Lo ha riferito ‘Le Monde’.

Nel teatro del XX secolo è stato uno dei più grandi, sulla vetta della drammaturgia in prosa, ma guidato anche da una profonda vena di sperimentalismo. È stato lui l’inventore degli spazi disadorni. Maestro indiscusso, artista visionario, Brook ha segnato indelebilmente la storia del teatro mondiale.

Brook negli anni era passato anche dal Ticino, nei teatri Dimitri (a Verscio) e San Materno (ad Ascona). A Verscio aveva presentato la prima svizzera di ‘The prisoner’ – "un abbagliante ragionamento su punizione, libertà, giustizia, redenzione e fuga" –; il Teatro Dimitri è anche stato coproduttore dello spettacolo "Why?", prodotto dal Théâtre des Bouffes du Nord.

"Lo spirito, questa materia immateriale impossibile da giustificare e da mostrare, è l’unica giustificazione per l’evento teatrale", ha sempre affermato Brook, nato a Londra il 21 marzo del 1925.

Basterebbe ricordare il suo ‘Marat-Sade’ di Weiss a metà anni Sessanta e poi il colossale ‘Mahabarata’, spettacolo per Avignone del 1985 poi divenuto anche film e recentemente graphic novel. "La corda tesa è l’immagine che meglio rappresenta la mia idea di teatro", dichiarava, aggiungendo "non voglio insegnare nulla, non sono un maestro, non ho teorie".

Superare il diaframma fra vita e arte

Per lui l’importante è sempre stata l’impressione, far scattare la fantasia, che più è libera, più è essenziale e forte il punto di partenza. Brook si è sempre impegnato per riuscire a far scomparire in scena ogni artificio, per far sì che il diaframma tra la vita e l’arte venisse superato, praticamente annullando il concetto di finzione davanti alla rivelazione di una verità esistenziale profonda.

Così con lui il teatro diventava esperienza intima collettiva di vita, perché "quando un gruppo di persone è riunito per un evento molto intenso, che deve esprimere tutto ciò che in poesia un grande autore può dare, lo spirito diventa tangibile come è tangibile che quest’impressione non si può avere in solitudine e il suo senso per tutti è che la vita può essere vissuta".

Quella di Brook è stata una vita nel e per il teatro, sin da quando era ragazzo: a 18 anni ha firmato la sua prima regia e si è anche fatto notare come interprete delle opere di Shakespeare, tanto da diventare direttore del London’s Royal Opera House, prima, e nel 1962 della Royal Shakespeare Company, dove ha affiancato ai classici una serie di opere moderne e lavori sperimentali ispirati in particolare al "teatro della crudeltà" di Artaud, come il celeberrimo "Marat-Sade" di Peter Weiss e ‘Us’, lavoro che faceva riferimento alla violenza della guerra in Vietnam e si concludeva "scandalosamente" con un segno forte, bruciando viva una farfalla.

Parigi, Mahabharata, Mal d’Africa

Trasferitosi in Francia nel 1970, a Parigi il regista ha fondato il Centre international de création théâtrale, dove – sotto l’influenza di Grotowski e del Living Theatre di J. Beck – si prova nella sperimentazione di possibili applicazioni teatrali di un linguaggio non significante, improvvisato e massimanente gestualizzato. Ha quindi viaggiato a lungo in Africa, improvvisando spettacoli in posti sperduti. Una volta rientrato a Parigi, Brook ha fondato Les Bouffes du Nord. È allora che il maestro ha iniziato a pensare e a lavorare – soggiornando in India – al ‘Mahabharata’ del 1985 che è diventato uno spettacolo poetico di nove ore, allestito in una cava di pietra, la cui fonte è il poema epico indù in settantamila versi in sanscrito sull’origine del mondo, la sua confusione e la sua incertezza.

Da allora non ha più smesso di girare il mondo con i suoi spettacoli, da quelli ironici, giocosi e malinconici legati al suo mal d’Africa come ‘Sizwe Banzi est mort’ di Fougard o ‘The suit’, riduzione scenica di un romanzo del sudafricano Chan Themba. Indimenticabile è la sua ‘Carmen’, un’invenzione soprendente realizzata nel 1986 e andata in scena sulla terra, gli spettatori sul palco e solo nelle balconate, alla ricerca dello spirito autentico del personaggio di Prosper Mérimée.

Spazio scenico vuoto, il senso con corpo e voce

Una maniera di pensare e creare teatro che è culminata, quasi come un testamento, nel 2011, quando al Piccolo Teatro di Milano ha portato sulla scena il suo ‘Flauto magico’ mozartiano. Vagheggiato per anni, la pièce è fiaba simbolica, lieve e profonda, una summa esemplare delle teorie e del teatro di Brook, del suo spazio scenico vuoto in cui l’intuizione porta a distillare il senso dell’opera attraverso il corpo e la voce degli attori di tutte le culture.

Un lavoro portato avanti fino all’ultimo come la sua sesta volta appena nel novembre 2021 a Solomeo, in Umbria, con ‘La tempesta’ rivisita alla sua maniera, con una regia invisibile e assieme accuratissima nei particolari, in coppia con Marie-Hélènee Estienne.


Keystone
Nel 1990 a Zurigo, in preparazione della rappresentazione de ‘La tempête’ di Shakespeare

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
peter brook regista britannico teatro
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved