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Sabato 25 giugno alle 21.15, stage chiesa
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L'intervista
23.06.2022 - 22:25
Aggiornamento: 23:35
di Elmar

JazzAscona incorona Nolan Quinn, Swiss Jazz Award 2022

Il trombettista si esibisce sabato 25 giugno: “Se la mia musica può essere un piacere per chi l’ascolta, questo è ragione sufficiente per suonarla”

Momento sempre atteso dagli appassionati, che in passato ha ricompensato musicisti come Pepe Lienhard, Raphael Jost, Bruno Spoerri, Franco Ambrosetti e la compianta Othella Dallas nel 2019, lo Swiss Jazz Award 2022 sarà attribuito quest’anno a JazzAscona, sabato 25 giugno, al giovane talento della tromba Nolan Quinn.

Nato e cresciuto a Lugano, affermatosi per la propria versatilità stilistica e come specialista del linguaggio Jazzistico, Nolan ha ottenuto il Master of Arts in Music Performance Jazz a Berna nel 2014. Da allora ha suonato oltre cinquecento spettacoli dal vivo per le più varie produzioni e dirette televisive e radiofoniche, viaggiando in tournée per tutta Europa e negli Stati Uniti d’America, collaborando con importanti strumentisti e cantanti e per molti anni con la Swiss Jazz Orchestra, la Swiss Army Big Band e, in qualità di prima tromba, nelle produzioni musical presso Theater St. Gallen e Thunerseespiele. Allo stesso tempo, Nolan Quinn ha curato un vivace lavoro di composizione per il proprio quartetto e quintetto Jazz, pubblicando sinora tre album.

Nolan, a JazzAscona riceverai lo Swiss Jazz Award 2022. Emozionato? Che cosa significano per te i premi in generale e questo in particolare?

Lo accolgo con molta gratitudine. Il lavoro musicale che ho avuto modo di realizzare sinora, accompagnato da innumerevoli amicizie, ha trovato proprio in questa ricompensa un dono che mi incoraggia a proseguire e che ci tengo a dedicare a mia volta a tutti i colleghi che mi hanno dato il loro sostegno negli anni.

Sabato ti esibirai col tuo quintetto e presenterai la tua ultima produzione, ‘Dusty West’, del 2019, molto lodata dalla critica. Come la presentiamo a un pubblico che ancora non ti conosce e in che cosa si discosta dai due precedenti album?

Il repertorio che abbiamo inciso nell’album ‘Dusty West’ è il frutto del lavoro di composizione che ho continuato cavalcando l’onda delle mie precedenti produzioni Jazz, una rinnovata avventura raccontata col linguaggio musicale che più mi sta a cuore e che non smetto mai di affinare. Fa molto piacere l’apprezzamento da parte della critica di un nuovo lavoro in cui, nonostante mi sia radicato per intimo interesse nella tradizione jazzistica, ho azzardato note molto personali e stilisticamente molto diversificate.

Oltre che trombettista e compositore sei anche produttore e nel 2017 hai fondato la tua etichetta discografica, la Rhinoceros Jazz Records. Sbaglio o nel jazz uno deve autoprodursi, autopromuoversi, arrangiarsi a fare un po’ di tutto? Tu come ti muovi? Riesci a vivere della tua musica?

L’arrangiarsi da sé porta moltissima libertà. Di sicuro ogni collaborazione che in qualche modo potesse aiutarmi ad alleggerire il mio lavoro da libero professionista sarebbe più che benvenuta! Al di là di tutto però se la mia musica può essere un piacere per chi l’ascolta, questo è ragione sufficiente per suonarla.

Come hai vissuto la pandemia e come ne sei riemerso? Ora hai in ballo nuovi progetti? Qual è il piano di battaglia per il futuro prossimo?

Non c’è nessun piano di battaglia – è nell’undicesimo capitolo della lettera agli Ebrei in cui leggiamo che la fede è certezza di cose che si sperano e la dimostrazione di cose che non si vedono. In questo senso anche il prossimo repertorio musicale sta digià prendendo forma.

Sei nato nel 1996 e hai iniziato a suonare la tromba a nove anni. Che cosa ti ha spinto verso il jazz? E quali sono state le esperienze, gli incontri, i momenti che più ti hanno segnato e formato?

Il jazz mi ha accompagnato sin da piccolo, ascoltando i dischi in vinile. La tromba jazz può offrire una vastissima gamma di sonorità che in altri ambiti musicali non trovano spazio; durante un’improvvisazione Jazzistica io mi ritrovo a essere al contempo il compositore e l’interprete, per cui un’espressione molto personale e tipica fa proprio la differenza.

In carriera ho letto che hai suonato addirittura con Paul Anka… In che occasione e come è andata?

Il concerto che ho suonato con Paul Anka è stato in occasione di una partita di tennis agli Swiss Indoors a Basilea. Senz’altro l’acustica in uno stadio sportivo darebbe parecchi spunti per scrivere un libro… Scherzi a parte, i lavori che facevo in qualità di trombettista specialista nei bisacuti richiedevano mero artigianato e la massima concentrazione.

Quanto tempo dedichi ogni giorno a esercitarti allo strumento e alla composizione? Quanto conta il talento e quanto il lavoro?

Bella domanda! Il talento lo abbiamo tutti, chi per questo, chi per quello, ma perché porti frutto è meglio mettersi al lavoro. L’intensità del lavoro creativo, sia d’esercitazione sullo strumento, sia di composizione, fluttua secondo gli ingaggi che si stagliano in agenda e viceversa.

Un sogno di vita da realizzare?

Adesso, sono sereno di aver trovato le parole per rispondere. Grazie!

Swiss Jazz Award 2022, Nolan Quinn’s Dusty West: sabato 25 giugno, ore 21.15, stage chiesa

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