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13.04.2022 - 10:15
di Enrico Colombo

Lucerne Festival, col fantasma di Adrian Leverkühn

‘Diversity‘ è il tema dell’edizione estiva del festival dedicato alla musica classica. Che annuncia una rivoluzione culturale

Quando nel 1938 nasce il Festival di Lucerna con la presenza carismatica di Arturo Toscanini, Thomas Mann sta portando a termine il suo "Doctor Faustus", che pubblica appena terminata la guerra: una metafora della catastrofe nazista, ma anche della nascita di una nuova musica. Il protagonista del romanzo, Adrian Leverkühn, è un musicista tedesco, nel quale è facile riconoscere la figura di Arnold Schönberg, il creatore del linguaggio dodecafonico. Tutta l’opera di Leverkühn "è dominata dal paradosso (seppure è un paradosso) che la dissonanza vi esprime tutto ciò che è serio, elevato, devoto, spirituale, mentre l’armonia e la tonalità sono riservate al mondo della tonalità e del luogo comune."

Superate le difficoltà della Seconda guerra mondiale il Festival, che si è dato il nome di Internationale Musikfestwochen Luzern, approfitta della crescita economica del mondo occidentale. Sostenuto da una cospicua sponsorizzazione, diventa una Mecca per i solisti, i direttori, i complessi musicali più famosi. Retto da un’efficienza logistica degna di una città turistica, sa distanziarsi dai luoghi comuni, dalle banalità dell’offerta turistica: non sarà mai un evento turistico, ma esclusivamente un evento culturale.

Nel clima di guerra fredda non cade nel maccartismo di provincia come Zurigo, che negli anni Cinquanta non vuole un concerto del violinista David Oistrakh, perché viene da un Paese comunista. Ma, vittima forse del crescente benessere economico, diventa un evento esclusivo, troppo esclusivo, commisurato a una borghesia più facoltosa che colta. Il fantasma di Leverkühn aleggia altrove, dove le avanguardie musicali si confrontano, si scavalcano. A Lucerna non mancano alcune commissioni di opere nuove, alcune prime esecuzioni, ma contenute nei limiti che non disturbano i fruitori della buona, vecchia musica. Paul Sacher, il direttore d’orchestra mecenate, grande promotore di musica contemporanea, è presente sempre a Lucerna, ma sembra pago di dirigere serenate mozartiane davanti al Leone morente.

Intanto il secolo breve, iniziato nel 1914 con l’attentato di Sarajevo e terminato nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino, sta andando verso la felice conclusione. Anche il Festival di Lucerna è travolto da una voglia di rinnovamento, forse vi è tornato ad aleggiare il fantasma di Adrian Leverkühn.

Il Kunst und Kongresshaus Luzern, progettato dall’architetto Armin Meili e costruito negli anni 1931-1933, mostra i suoi limiti, si decide di costruirne uno nuovo. Che la scelta dell’architetto Jean Nouvel e del tecnico dell’acustica Russel Johnson sia stata vincente, fa ormai parte della cronaca dell’architettura moderna. La costruzione del nuovo KKL inizia nel 1996 dopo che è stato risolto il conflitto fra Nouvel, che per la sala da concerto vorrebbe più posti, e Russel, che ne vorrebbe di meno, con un compromesso su poco più di 1’800 posti. In un clima di fervida attesa i concerti sinfonici del 1997 vengono trasferiti nella Moos-Stahl-Halle di Emmenbrücke, trasformata in sala da concerto. Finalmente il 19 agosto 1998 arriva il concerto inaugurale trasmesso in eurovisione: Claudio Abbado dirige i Berliner Philharmoniker, il coro da camera Eric Ericson e il grande coro della Radio Svedese, quattro solisti di canto: in programma l’immancabile Nona Sinfonia di Beethoven preceduta da "In-Schrift", un brano per grande orchestra, composto da Wolfgang Rihm nel 1995.

L’accostamento di Rihm a Beethoven può essere inteso come il ritorno del fantasma di Adrian Leverkühn, che adesso sovrasta la scena: un felice coacervo di musica del passato e di musica contemporanea, che quando nel 2001 si dà l’attuale nome di Lucerne Festival, ha già ampliato l’offerta con una settimana di Festival pasquale e presto lo farà di nuovo con una settimana di Festival pianistico a novembre. I vent’anni che seguono sono meravigliosi.

La prassi del "composer in residence" attira i maggiori compositori viventi, Lucerna diventa una nuova Mecca della musica contemporanea. Claudio Abbado lascia i Berliner e fonda la Lucerne Festival Orchestra, sul modello dell’Orchestra che Toscanini aveva radunato nel 1938, con le prime parti affidate a grandi solisti suoi amici. Abbado porta nel Konzertsaal la grande orchestra mahleriana e fa rivivere con le colossali sinfonie di Bruckner e Mahler, la musica dell’Ottocento che confluisce nel Novecento. Pierre Boulez fonda la Lucerne Festival Academy, che richiama centinaia di giovani talenti di tutto il Mondo. Per gestirla trasferisce a Lucerna il suo Ensemble Intercontemporain di Parigi. Nella narrazione della storia della musica riparte, con Stravinskij da dove è arrivato Abbado con Mahler e percorre tutto il Novecento fino ai contemporanei. Ricordo i concerti della Lucerne Festival Academy tra i momenti più elevati della musica ascoltata a Lucerna. Il tempo passa inesorabile: muore Abbado e Riccardo Chailly prende il suo posto. Muore Boulez e l’Academy continua con Wolfgang Rihm, al quale poi si unisce Dieter Ammann.

A partire dal 2000 il Festival si dà ogni anno un motto, che viene seguito con parsimonia, non costringe certo i complessi e i solisti a compromettere, per l’impegno di Lucerna, la loro programmazione annuale. Fra i ricordi di tanti ascolti pochi sono legati al motto annuale: nel 2012 era "Glaube" con la mistica Sofia Gubaidulina "composer in residence"; nel 2016 era "Prima Donna", ci furono undici direttrici d’orchestra, tra esse la ticinese Elena Schwarz, che diresse un’opera della "Composer in residence" Olga Neuwirth. Schwarz ritorna quest’anno, nuovamente impegnata nel repertorio contemporaneo: il 20 agosto dirigerà due prime esecuzioni, di Tyshawn Sorey, "artiste étoile" e di Thomas Adès, "composer in residence".

Il motto di quest’anno è "Diversity" e preannuncia una rivoluzione culturale: un tentativo di portare alla ribalta musicisti di colore, etnicamente e socialmente discriminati, di dare una scossa al pubblico di Lucerna, al centro di un’Europa, la cui popolazione sta diventando meticcia, perché il suo indice di fertilità è troppo inferiore a quello dell’Africa; in un mondo interconnesso, che ci offre illimitate seduzioni culturali, mentre le neuroscienze del cervello mettono in dubbio che il nostro sistema uditivo funzioni come l’abbiamo immaginato finora…

Guardiamo il programma del concerto inaugurale del 12 agosto, affidato ancora alla Luzern Festival Orchestra diretta da Riccardo Chailly: tra un’opera commissionata a Rihm e una Sinfonia di Rachmaninov la violinista Anne-Sophie Mutter è la solista in un concerto di Joseph Bologne, Chevalier de Saint-Georges (1745-1799), il "Mozart nero" di Parigi, che tanto piaceva alla Regina Maria-Antonietta. Nei tre giorni precedenti si saranno intanto già esibiti tre complessi giovanili di colore, provenienti dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti e dal Brasile. Il fantasma di Adrian Leverkühn sarà ancora presente?

Il Festival aperto al pubblico dura 34 giorni, dal 9 agosto all’11 settembre. I corsi di perfezionamento in direzione, in composizione, in particolare quelli sotto il nome di Roche Commissions, sono di fatto estesi a tutto l’anno. Il pubblico ne può apprezzare gli esiti nei concerti della Lucerne Festival Contemporary Orchestra e nella ventina di prime esecuzioni assolute.

Dopo le angustie del 2020 e del 2021 la macchina organizzativa del Festival e gli sponsor tutti, con l’ottimismo della disperazione, hanno allestito un’edizione 2022 completa, possibile se risparmiata dalla pandemia e dalla guerra. Auguri.

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