dietro-questa-maschera-c-e-giorgio-panariello
Giorgio Panariello
ULTIME NOTIZIE Culture
Scienze
3 ore

Le lucciole preferiscono accoppiarsi lontano dai ‘riflettori’

La luce artificiale troppo forte rende faticosa la riproduzione. L’inquinamento luminoso ha degli effetti sul declino di alcune popolazioni di insetti.
IL RACCONTO
5 ore

Pomeriggio valdostano

Una passeggiata racconto fra le opere degli espressionisti svizzeri in mostra al Museo Archeologico Regionale di Aosta
L’INCONTRO
7 ore

Per fare cinema: trovare la propria strada e lottare

Kelly Reichardt, la regista ‘libera e coraggiosa’ è stata insignita del Pardo d’onore. Testimone della contemporaneità, narratrice in punta di piedi.
Spettacoli
8 ore

Boom di spettatori al Locarno Film Festival: +60,4%

Si chiude positivamente il bilancio della 75ma edizione del Festival del cinema: 128’500 gli spettatori complessivi alle proiezioni
Scienze
8 ore

Pensare stanca, fa accumulare sostanze tossiche nel cervello

Per i ricercatori vale il vecchi rimedio: riposare e dormire. ‘Ci sono molte prove che indicano che il glutammato viene eliminato durante il sonno’
Pardo Verde Wwf
11 ore

Un premio non si rifiuta mai: vince ‘Matter Out of Place’

Il documentario di Nikolaus Geyrhalter conquista il Pardo Verde Wwf come opera che meglio affronta una tematica ecologica
Locarno 75
12 ore

A ‘Last Dance’ e ‘Annie Colère’ gli ultimi due premi

Al primo è andato il Prix du Public UBS; al secondo, il Variety Piazza Grande Award.
Scienze
13 ore

Le ondate di calore pesano su corpo e mente

Dopo Covid-19 e guerra in Ucraina, le temperature eccessive minano la salute (anche psicologica) delle persone
Scienze
1 gior

La Luna ha ereditato dei gas nobili dalla Terra

La scoperta dei ricercatori del Politecnico di Zurigo premette di comprendere meglio la formazione del nostro satellite
Locarno 75
1 gior

Il Pardo d’oro è brasiliano: vince ‘Regra 34’ 

Quello diretto da Julia Murat è il Miglior film; Premio speciale Giuria a ‘Gigi la legge’; Pardo a ‘Tengo sueños eléctricos’, regia e interpretazioni
In concorso
1 gior

Abbas Fahdel e la piccola storia che diventa grande

Il martoriato Libano in ‘Hikayat elbeit elorjowani’, l’epifania cinematografica del regista franco-iracheno-libanese
Piazza Grande
1 gior

Il dolore per il Bataclan si rinnova

Nel giorno dell’accoltellamento di Salman Rushdie, ‘Vous n’aurez pas ma haine’ riapre ferite, ma Kilian Riedhof riduce un attentato a un fatto privato
Spettacoli
1 gior

‘Questo è un giorno molto triste per Los Angeles’

Il cordoglio di Ellen DeGeneres per la morte di Anne Heche, sua compagna dal 1997 al 2000. ‘Ai figli, alla famiglia e agli amici tutto il mio amore’
Culture
1 gior

Lutto nel mondo della cultura italiana: è morto Piero Angela

‘Buon viaggio papà’, scrive Alberto Angela sui suoi profili social annunciando la scomparsa del padre
Locarno 75
1 gior

La presidenza di Marco Solari ai titoli di coda

Già nell’aria da tempo, la notizia trova conferma: nel 2024 ci sarà il cambio della guardia al Locarno Film Festival
Locarno 75
1 gior

Il Boccalino per il miglior film a ‘Petites’ di Lerat-Gersant

Il tradizionale premio della critica indipendente da 22 anni celebra i film presenti al Festival capaci ci toccare temi etici, morali e politici
Cinema
2 gior

Staccata la spina: è morta l’attrice Anne Heche

La 53enne era stata coinvolta in un incidente automobilistico una settimana fa. In coma da allora, sono state spente le macchine che la tenevano in vita
Culture
2 gior

Arzo, un ciclo d’incontri accompagna il Festival di narrazione

Big Data, stereotipi, frontiera e il G8 di Genova. Dal 18 al 21 agosto, parallelamente al Festival, alla Corte dei Miracoli di Arzo
Culture
2 gior

La storia del Grigioni italiano attraverso le teche Rsi

Sabato 20 agosto a Roveredo, nella Sala patriziale del comune. Modera Fabrizio Casati; sul palco, a commentare i filmati, Bruno Bergomi e Federico Jolly
Musica
2 gior

Vent’anni di Vallemaggia Magic Blues con tanto di record

Il 20esimo ha battuto per spettatori pure il 18esimo zeppo di star. A Gordevio in 1’700 per Philipp Fankhauser. Il Producing team è già al lavoro sul 2023
Locarno 75
2 gior

Il deserto di Adnane Baraka, tra mistero e complessità umana

Il regista unisce nomadi e scienziati che cercano tracce sull’origine della vita, e il documentario sulla ricerca diventa esperienza poetica e metafisica
Culture
2 gior

Spider-Man, compie 60 anni il più giovane dei supereroi Marvel

Creato nell’agosto del 1962 da Stan Lee, con la collaborazione geniale del disegnatore Steve Ditko, ha ritrovato nuova gloria al cinema con Sam Raimi
Spettacoli
2 gior

L’India rifà ‘Forrest Gump’, e c’è chi grida al boicottaggio

Centinaia di integralisti riuniti davanti ai cinema hanno cercato di impedire l’accesso al pubblico nell’Uttar Pradesh: ‘Ridicolizzate le divinità indù’
Locarno 75
2 gior

Zsuzsi Bánkuti è la nuova responsabile di Open Doors

Dalla guida ad interim a quella in prima persona: ‘Non vedo l’ora di scoprire e promuovere nuovi talenti provenienti da questa vibrante regione’
Spettacoli
2 gior

Anne Heche senza speranza: ‘È cerebralmente morta’

A una settimana dal terribile incidente, l’annuncio della famiglia. ‘Donerà gli organi’
Open Doors
2 gior

L’epopea dei profughi cubani che incrina il mito rivoluzionario

‘La opcíon cero’ di Marcel Beltràn è una testimonianza cruda dell’esodo dall’Isola delle Grandi Antille. ‘Una storia reale che non dà risposte’.
Culture
2 gior

È morto il fumettista Sempè, ‘padre’ del Piccolo Nicolas

Creò il celebre personaggio con René Goscinny, uno dei padri di ‘Asterix’. Firmò copertine del New Yorker e di Paris Match: tutta la Francia lo piange
Locarno 75
2 gior

Il sesso, i sessi, in concorso

Valentin Merz e ‘De noche los gatos son pardos’, premio LGBT (se ci fosse), e ‘Piaffe’, fiction d’esordio di Ann Oren
L’intervista
2 gior

La confessione di Costa-Gavras

L’esordio noir, il film politico, la crisi greca, i silenzi di ‘Amen’. E il Collège in cui insegna a leggere il cinema. Il Pardo alla carriera si racconta
Locarno 75
2 gior

Canta in Piazza la lotta femminile di Annie Colère

Il film di Lenoir, in Piazza oggi, racconta le battaglie delle donne per il diritto all’aborto: una storia che invita alla rivolta cosciente e civile
Locarno 75
2 gior

Piazza Grande di venerdì: Bataclan e ‘Imitation of Life’

Prima della proiezione dei due film, verrà consegnato il Pardo d’onore Manor alla regista statunitense Kelly Reichardt
L’intervista
laR
 
17.03.2022 - 08:15
Aggiornamento: 19:43

Dietro questa maschera c’è Giorgio Panariello

Citando Renato Zero, ‘La favola mia’ è il nuovo spettacolo, giovedì 24 marzo al Palacongressi: ‘Noi comici, pacifisti dell’anima’

Non si può prescindere dalla filosofia da spiaggia di Mario il bagnino, dai neologismi della signora Italia, da Merigo, l’ubriacone che c’è in ogni paese, da Nando, l’impresario che c’è ovunque ci sia la gente di spettacolo; non si può prescindere da Naomo, parodia spietata di Flavio Briatore e del jet set, dal bimbo Simone e dall’adulto Sirvano, sputasentenze con poca voglia di lavorare. Dalla pandemia a questa parte, per dire di Giorgio Panariello, insieme a personaggi assurti a maschere nazionali, finanche quelli più ‘local’, non si può più prescindere nemmeno da un libro intitolato ‘Io sono mio fratello’ (Mondadori), nel quale l’artista toscano racconta di sé come mai prima d’ora. Di sé e del fratello Franco, entrambi abbandonati dalla madre, ma con Franco protagonista di una storia tutt’altro che da prima serata e dal tragico finale. Storia scritta in modo onesto, toccante e senza fronzoli, e che fa capolino nel nuovo show.

In arrivo a Lugano, Panariello attinge dal ‘suo’ Renato Zero, del quale fu copia spiccicata e ancora è all’occorrenza, per intitolarci lo spettacolo che giovedì 24 marzo arriva al Palacongressi all’interno della stagione del LAC (in collaborazione con My Nina Spettacoli, prevendite su www.biglietteria.ch, www.luganolac.ch). ‘La favola mia’ è lo show dei bilanci di vita, perché – lo dice anche il libro – "ti accorgi di essere anziano quando arrivi alle biografie, quando leggi le vite degli altri significa che stai facendo un bilancio della tua". E a questo punto la cosa ci riguarda tutti. ‘La favola mia’ viene da un manifesto dell’artista – Zero, nello specifico – e degli artisti in generale contenuto in ‘Zerolandia’, l’album di ‘Triangolo’. È lì, in quel brano del 1978 che apre il disco, che si trova il riassunto dello spettacolo di Panariello e insieme il significato del mettere piede su di un palcoscenico: "Ogni giorno racconto la favola mia / La racconto ogni giorno, chiunque tu sia / E mi vesto di sogno per darti se vuoi / L’illusione di un bimbo che gioca agli eroi".

"Dietro questa maschera c’è un uomo", recita il ritornello. Possiamo riassumere così il senso del suo ‘La favola mia’?

È proprio così. Questo è uno spettacolo concepito prima della pandemia, nato per essere celebrativo della mia carriera e dei miei sessant’anni. Poi l’isolamento, lo stare in casa, e tutta la situazione generale mi hanno fatto pensare a uno spettacolo che potesse essere l’occasione per raccontare un po’ di più di me. A questa età, in fondo, ci si guarda sempre un poco indietro, s’inizia a fare qualche bilancio. Ecco il perché del titolo, che è intanto un omaggio a Renato Zero, la cui imitazione mi ha dato la popolarità a livello nazionale. E poi c’è la concomitanza con le parole che lei ha appena citato, "dietro questa maschera c’è un uomo e tu lo sai", un dire di me stesso dietro le maschere, un raccontare i miei personaggi non mostrandoli e basta, ma spiegando come e dove li ho conosciuti, cosa stavo facendo in quel momento. E con quel pretesto, raccontare la mia storia da quando ero alle scuole medie in avanti.

A proposito di scuole medie. In ‘Io sono mio fratello", lei scrive: "Mi chiudevo in bagno per ore, non per fare quello che di solito fanno in solitudine i ragazzini a quell’età, ma per intervistarmi"…

Sì, con la spazzola della nonna in mano come microfono. Sebbene non sapessi esattamente perché facessi questa intervista, dentro di me qualcosa mi diceva che era quel che avrei voluto fare nella vita. Anche il fatto di mettere la mia firma su banchi e quaderni, dappertutto, credo fosse il sintomo di una prova d’autografo. Come Valentino Rossi che a nove anni cavalcava una piccola moto, io sentivo dentro il mondo dello spettacolo. Qualcuno lo percepisce più tardi, io l’ho percepito prima.

‘Io sono mio fratello’ è un racconto molto più che autobiografico: quanto costa raccontarsi in questo modo o, eventualmente, quanto le è stato utile?

Tantissimo. Chi ha letto il libro sa che mi sono portato dietro e mi porterò nella tomba un senso di colpa nei confronti di un fratello più sfortunato, che non ha potuto essere adottato come accadde per me, perché i miei nonni avevano già altri cinque figli. La sfortuna ha voluto che Franco arrivasse un anno dopo di me e che i miei nonni sentissero che non ce l’avrebbero fatta a crescere anche lui. Per quanto poi si evinca che non è colpa mia se le cose sono andate in quel senso, ma perché era destino che andassero così, il senso di colpa nei suo confronti è rimasto, per l’avere lui avuto una storia completamente differente dalla mia, assai più brutta. Quel libro è servito tanto e così anche questo spettacolo, che mi ha consentito di ragionare a distanza. Sembra un racconto triste, ma l’ho voluto impostare con leggerezza, è una storia che si segue bene, della quale si capiscono i contenuti e i contorni senza che si debba andare via dal teatro con la tristezza dentro. Sono i contenuti di una favola che, come tutte le favole, ha il suo lato dark, il suo orco o il suo lupo cattivo, che nel mio caso è la vicenda di mio fratello sì, ma pure le nostre condizioni economiche, disastrose almeno sino a un certo punto, sino a quando è cominciato a girare il vento e ho potuto realizzare quella favola.

Le va riconosciuto, cito ancora dal libro, il suo coraggio di "barattare la solidità per diventare aria", prendendosi dei rischi e accettando, nel momento più difficile, che gli amici le facessero la spesa…

La mia è la storia di tanti navigatori che affrontano acque sconosciute per capire cosa ci sia al di là di esse piuttosto che starsene qui ad accettare quel che viene dato loro. Devo dire, senza troppo lodarmi, che se c’è una cosa che ho azzeccato nella mia vita è stata proprio quella di lasciare un posto sicuro come l’elettricista navale al cantiere, che mio zio mi aveva permesso di avere, per andare a lavorare in una radio nella quale mi pagavano quel che potevano. La mia scuola, la mia formazione vengono da lì. Debbo molto a quella scelta.

Nella vita, scrive lei, servono sempre "pazienza, determinazione e un po’ di culo"…

Sì, lo sostengo da sempre. Fino all’età di quarant’anni avevo fatto belle cose, avevo vinto concorsi, e con Carlo Conti già facevamo cose carine. Avevo i miei personaggi, ma non era ancora successo tantissimo. Volendo dare una classificazione artistica, ero ancora uno da ‘Fascia C’ (ride, ndr). Nel mio caso, la fortuna fu quella di aver fatto uno spettacolo al Teatro Parioli di Roma dove venne a vedermi l’allora direttore di Rai 1 Agostino Saccà, che in quel periodo non aveva alcun ruolo nella tv di Stato ma mi disse: "Se un giorno io dovessi tornare in Rai, tu sarai una delle prime scelte che io farò". E così fu: dopo un anno, Saccà diventò direttore di Rai 1 e arrivò ‘Torno sabato’. Quindi sì, ci vuole anche ‘quello’. Dico sempre a tutti che ci vuole fortuna ma anche che nella vita di treni ne passano non più di due o tre e bisogna essere pronti, e preparati, a prenderli.

Tra i tanti personaggi creati in tutti questi anni, quale ama di più?

Dire che li amo tutti è risposta sin troppo logica. Quello che mi rappresenta di più è comunque Mario il bagnino, perché mi ricorda della mia infanzia, la mia gioventù, i momenti belli e anche quelli brutti. Mario il bagnino è quel salmastro della Versilia che m’è rimasto dentro.

Non trova che Sirvano, in vestaglia sul divano a giudicare gli altri, sia il suo personaggio più attuale?

Sì, Sirvano è una condizione, è un personaggio che diverte in tutta Italia pur parlando il fiorentino. Sirvano si può trovare davanti ai bar di ogni città, cittadina, paese; Sirvano è l’unico che sa come si mette insieme la formazione della Fiorentina, è quello che racconta agli altri di sua figlia e di sua moglie. Sirvano è quello che lava i panni sporchi in piazza, come si dice. È un personaggio molto identificabile, l’ultimo di quelli realizzati e anch’egli, per quel motivo, tra i miei preferiti.

Da Sirvano al leone da tastiera, in fondo, il passo è breve…

Sirvano è un’anticipazione dell’hater, sì, perché i social sono la piazza nella quale si raccontano i fatti propri. Devo essere sincero: così come la signora Italia, la pettegola dalla parrucchiera, racconta i pettegolezzi che poi vanno i rete, Sirvano fa la stessa cosa. I personaggi, visti da un altro punto di vista, sono molto più attuali di quel che si possa pensare.

Anche Raperino, il vecchietto sulla panchina che si danna…

Sì, qualcuno brontolerà di più, altri di meno, ma quella panchina purtroppo ci aspetta tutti. Speriamo almeno di arrivarci in pace.

Un altro dei versi-chiave de ‘La favola mia’ di Renato Zero è "con un gesto trasformo la nuda realtà", che pare un po’ la sintesi della sua professione. Nel libro, confrontato con la comicità nei giorni difficili con suo fratello al seguito, lei scrive: "È difficile far ridere se hai la tragedia dentro". Possiamo trasferire il tutto ai giorni nostri?

Certamente, possiamo farlo. Non si vuole mai finire nulla in malinconia, per quel che mi riguarda; non lo faccio con lo spettacolo e nemmeno vorrei farlo in questa intervista, ma è chiaro che una constatazione va fatta. Mezz’ora prima di salire sul palcoscenico mi succede sempre di pensare "porca miseria, c’è una tragedia intorno e noi qui a fare gli scemi. Ma un minuto dopo essere entrato in scena percepisco che le persone hanno bisogno di questo proprio come durante la pandemia, quando c’inventavamo cose divertenti sui social. In quel momento eravamo virologi dell’anima, oggi siamo pacifisti dell’anima. Così come in tempo di guerra c’era bisogno dei grandi comici della rivista, così come Anna Magnani andava a cantare per i soldati, oggi c’è bisogno anche di noi che portiamo avanti una missione, quella di alleviare la tensione, di far staccare il cervello alle persone per un paio d’ore, perché qui il ‘bombardamento’ è anche mediatico ed è giusto che ci sia qualcuno deputato a farci distrarre. Ne ho bisogno io e credo ne abbia tanto bisogno anche la gente.

Per concludere: cosa direbbe oggi Giorgio Panariello al bimbo chiuso nel bagno, cito testualmente, "con la spazzola per i capelli di sua nonna come microfono fingendo di rispondere a un giornalista immaginario"?

Gli direbbe: "Caro Giorgino – perché è così che mi chiamavano – tutte quelle firme che hai fatto, e tutte le interviste nel bagno, come vedi sono servite a qualcosa".

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
giorgio panariello la favola mia lugano palacongressi renato zero signora italia
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved