ULTIME NOTIZIE Culture
Illustrazione
1 ora

Contro il peso della guerra, Tove diede vita ai Mumin

Iperborea ripubblica a colori le storie della famiglia di troll che, con poesia e ironia, affrontano la quotidianità. Anche quella di oggi
classica
2 ore

Lo svizzero Aviel Cahn sarà direttore della Deutsche Oper Berlin

Il direttore teatrale, da quattro anni dirige il Grand Théâtre de Génève. Entrerà a pieno titolo nel ruolo tedesco nel 2026
Sanremo
2 ore

Il Sanremo di Morandi e Amadeus: ‘I superospiti sono in gara’

I temi della conferenza: dal bar di Monghidoro a Mahmood e Blanco, da ‘Volare’ a Zelensky, fino all’ordine di uscita delle prime due serate
Arte
3 ore

La pittura di genere e la sua funzione civile

Le opere di ‘Milano da romantica a scapigliata’ abitano le stanze del Castello Visconteo Sforzesco di Novara, fino al 10 aprile 2023
Sanremo
4 ore

Sanremo: Zelensky non in video, invierà un testo

Lo leggerà Amadeus. Il direttore di Rai 1, Stefano Coletta: ‘Il presidente non ha mai specificato che sarebbe stato un videomessaggio’
musica
4 ore

Una Tantum Trio apre i concerti ‘apérijazz’ 2023

Il concerto proposto da Jazz in Bess si svolgerà mercoledì 8 febbraio, alle 18
Spettacoli
4 ore

La forza dei pregiudizi in ‘Andorra’ di Max Frisch

Il Theater Kanton Zürich mette in scena al Teatro Sociale di Bellinzona la storia del giovane Andri, martedì 7 febbraio alle 20.30 (introduzione alle 20)
Arte
5 ore

I ‘Nuovi orizzonti’ di Joan Miró in mostra a Berna

Il Centro Paul Klee ospita fino al prossimo 7 maggio un’esposizione che mette in luce le opere tardive dell’artista spagnolo
Musica
7 ore

‘Non ho certezze, ho da darvi solo qualche piccola emozione’

Venticinque anni fa, l’ultimo – meraviglioso – concerto di Fabrizio de André in Ticino, al Palabasket di Bellinzona
Spettacoli
9 ore

L’album dell’anno è di Harry Styles. Måneskin a bocca asciutta

Grammy Awards, Beyoncé inizia bene e diventa la più titolata da sempre della cerimonia, ma ancora una volta per lei niente premi più prestigiosi
Spettacoli
9 ore

Grammy Awards, Beyoncé regina di tutti i tempi

Tre riconoscimenti ancora prima della serata di gala e altri due al suo inizio la consacrano come la più grande in assoluto
La recensione
12.12.2021 - 15:27
Aggiornamento: 15:58

Osi al Lac, Ciajkovskij sotto tutela

Nella multimedialità del tutto, un concerto da ricordare per la lettura profonda, quasi introversa, della Prima Sinfonia

di Enrico Colombo
osi-al-lac-ciajkovskij-sotto-tutela
Ovazione, giovedì scorso

Giovedì scorso il Concerto per violino e la Prima Sinfonia di Ciajkovskij sono stati messi sotto tutela dalla prima esecuzione di ‘Chants de fragilité - Quatre études sur la persistence de la mémoire’ per violino solo, 16 violini in eco, live video e orchestra, un brano di appena 12 minuti, con il quale il compositore Andrea Molino partecipa alla rilettura dell’opera sinfonica di Piotr Il’ic Ciajkovskij, intrapresa da Markus Poschner con l’Orchestra della Svizzera italiana. Un lavoro multimediale: il live video, nel quale compaiono Robert Kowalski, Konzertmeister, e Christian Tetzlaff, solista del concerto, è stato realizzato dal Conservatorio internazionale di scienze audiovisive; il violino solo in sala è stato Kowalski, che ha dialogato con 16 violinisti studenti del Conservatorio della Svizzera italiana.

Un’introduzione al concerto affatto originale, forse appropriata per esecutori e ascoltatori purtroppo ancora sotto tutela delle mascherine. Mi ha ricordato consuetudini di oltre mezzo secolo fa, quando famosi pianisti, il nostro Wilhelm Backhaus in particolare, solevano preludiare: suonavano due o tre accordi e preannunciavano la tonalità del brano che stavano per iniziare.

Mentre Kowalski dialogava con i violinisti in sala, e gli ascoltatori cercavano preannunci criptici ciajkovskijani, gli strumentisti dell’Orchestra occupavano alla spicciolata i loro posti, imbracciavano gli strumenti, mi pare qualcuno partecipasse all’esecuzione in sala; entrati anche il direttore Poschner e il solista Tetzlaff, l’ultimo suono di ‘Chants de fragilité’ è diventato il primo del Concerto per violino di Ciajkovskij e la tutela è passata da Molino ad Hanslick.

Eduard Hanslick (1825-1904), Magister della critica musicale nella Vienna absburgica, autore di una stroncatura storica di questo Concerto alla sua prima esecuzione del 1881, certamente non estranea alla scelta di Poschner e dell’Orchestra di programmarlo già due volte con due grandi solisti.

La prima, il 12 aprile 2018, con Patricia Kopatchinskaja e fu una clamorosa parodia, che si è ripetuta l’altra sera con Christian Tetzlaff. In musica è più facile far piangere che far ridere. Non mi son scompisciato dalle risa, ma ho goduto tanto i virtuosismi e anche la bellezza di suono del suo violino che a tratti “non suona, bensì raglia, stride, ruggisce” oppure descrive “una qualche festa russa selvaggia dove sono tutti ubriachi”. Bravissima anche l’Orchestra nell’assecondare la parodia negli svicolamenti del fraseggio, nei frastuoni delle percussioni scelti da Poschner.

Kopatchinskaja aveva programmato un bis rocambolesco e portato in scena un pianoforte verticale traballante sul quale aveva eseguito a colpi di avambraccio l’Omaggio a Ciajkovskij di György Kurtag. Tetzlaff invece ha voluto ripristinare la sua credibilità con un bis bachiano, la Gavotta in rondò della Terza Partita.

Il corredo espressivo di Christian Tetzlaff come pure l’attuale stato di grazia della nostra Orchestra, soprattutto quando è nelle mani del suo direttore principale, erano noti, quindi prevedibile l’alta qualità dell’interpretazione offerta ai mille ascoltatori di una Sala Teatro completa.

Ma ricorderò questo concerto soprattutto per la lettura profonda, direi quasi introversa della Prima Sinfonia. La ricerca di una poesia che ha poco a vedere con la bellezza, trae anche forza dal fascino discreto di dolci metafore o di tenere allegorie. Markus Poschner ha mostrato di saper tenere a bada il troppo sentimento profuso in una musica, che per quanto concepita come pura, libera sempre emozioni, svela stati d’animo anche se non utilizza un testo.

Mi è sembrata davvero una grande interpretazione, che allo spegnimento dell’ultima nota avrebbe meritato un momento di silenzio: è partito invece subito un applauso costellato di ovazioni più adatte agli stadi e alle prime della Scala. Poi s’è fatto strada l‘applauso anche ritmato dei melomani fedeli, che ha trattenuto il pubblico perché fossero gli orchestrali a lasciar per primi la sala.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved