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09.12.2021 - 12:23
Aggiornamento : 17:47

Addio a Lina Wertmüller

Si è spenta all’età di 93 anni a Roma. Prima donna candidata all’Oscar come migliore regista, ha segnato la storia del cinema italiano

Ansa, a cura de laRegione

Addio a Lina Wertmüller. La grande regista italiana si è spenta nella notte a Roma all’età di 93 anni. Prima donna candidata all’Oscar come migliore regista con il film ‘Pasqualino settebellezze’ (1976), ha segnato la storia del cinema italiano. Wertmüller è stata anche la prima donna ad avere successo in tv ai tempi degli ‘sceneggiati’ con la trionfale accoglienza del ‘Giornalino di Giamburrasca’ (1964-65) e ha diviso con Iaia Fiastri il privilegio di avere avuto spazio nella premiata ditta Garinei & Giovannini.

Nata a Roma il 14 agosto 1928, figlia di Federico Wertmüller, avvocato originario di Palazzo San Gervasio (in provincia di Potenza) e proveniente da una famiglia aristocratica di remote origini svizzere, e di Maria Santamaria-Maurizio, romana, Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich, nota comunemente come Lina Wertmüller, s’iscrive all’età di 17 anni all’accademia teatrale di Pietro Sharoff; debutta come regista di burattini con la guida di Maria Signorelli, scrive per la radio e la televisione mettendo in mostra un estro surreale e comico che sarà la sua arma vincente; va a scuola di cinema da Fellini sui set di ‘La dolce vita’ e ‘8 ½’, collabora alla prima ‘Canzonissima’ della Rai e al debutto nel lungometraggio con ‘I basilischi’ nel 1963 vince la Vela d’oro del Festival di Locarno. L’anno dopo, il sodalizio con Rita Pavone per ‘Il giornalino di Giamburrasca’ ne fa d’un colpo una regista ricercata dai produttori. Nello stesso periodo incontra l’apprezzato scenografo teatrale Enrico Job con cui si sposerà, dividendone l’intera carriera artistica e adottando la figlia Maria Zulima.

Il primo grande successo della regista italiana è del 1972: ‘Mimi’ metallurgico ferito nell’onore’ è il primo atto insieme al suo protagonista per eccellenza, Giancarlo Giannini, in un film dal successo travolgente che si guadagna l’invito al festival di Cannes. La sua mania per i titoli di lunghezza fluviale diventa in fretta un marchio di fabbrica, così come i vistosi occhiali bianchi, la battuta sferzante, la simpatia contagiosa. ‘Film d’amore e d’anarchia’, ‘Tutto a posto e niente in ordine’, ‘Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto’, e lo stesso ‘Pasqualino settebellezze’ segnano il cinema italiano degli anni ’70, mettendo d’accordo critica e pubblico.

Temi storici e politici percorrono gli anni ’80: ‘La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia’ e ‘Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici’ fino a ‘Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico’. Dall’inizio dei Novanta instaura un sodalizio con Sophia Loren per l’adattamento tv di ‘Sabato, domenica e lunedì’ di Eduardo de Filippo, con Paolo Villaggio per ‘Io speriamo che me la cavo’, poi nuovamente con Loren in ‘Ferdinando e Carolina’, rivisitando i suoi personaggi tipici con le interpretazioni di Veronica Pivetti o Claudia Gerini.

Cittadina onoraria di Napoli, al Teatro San Carlo con la felice regia della ‘Carmen’ di Bizet, Wertmüller si è divertita anche in veste di doppiatrice per ‘Mulan’ o come esponente dei ‘poteri forti’ in ‘Benvenuto Presidente!’ di Riccardo Milani.

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