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08.07.2021 - 10:51
Aggiornamento : 15:15

Cannes, Emmanuel Carrère tra realtà e finzione

La quinzaine des réalisateurs si apre con l’ultima opera dello scrittore e regista francese, ‘Ouistreham’, nato da un romanzo-inchiesta della giornalista Florence Aubenas

di Valentina Grignoli Cattaneo

È sottile quella linea che demarca il confine tra realtà e finzione, tra documentario e opera narrativa. Continuamente evocata, non necessita obbligatoriamente di essere risolta o illustrata perché mantenga la tensione dall’inizio alla fine del racconto. Ce lo dimostra ancora una volta lo scrittore parigino Emmanuel Carrère (ultima uscita, ‘Yoga’ nel 2020, pubblicato in italiano da Adelphi quest’anno), che con ‘Ouistreham’ – titolo internazionale, ancora più eloquente, ‘Between two worlds’ – ha aperto ufficialmente la Quinzaine des réalisateurs.

Il film (sua terza opera come regista dopo ‘La moustache’ del 2005 e ‘Retour à Kotelnitch’ del 2003) è tratto – ma liberamente adattato – dal romanzo-inchiesta della giornalista Florence Aubenas nel quale si racconta precarietà e disoccupazione nel nord della Francia. Aubenas, infiltrata a Caen, si finge alla ricerca di un lavoro e si integra in quella società che le sta tanto a cuore raccontare. Ma fino a che punto è lecito parlare di una realtà fingendo di essere qualcun altro?
È qui che si inserisce Carrère, raccontandoci con il suo film la storia di Marianne Winkler (impersonata da una magnetica e sospesa Juliette Binoche, grazie alla quale il film esiste), alter ego della protagonista, e di questo suo dilemma interiore, soprattutto di fronte alle nuove amicizie e alla grande solidarietà trovata nell’ostile mondo delle imprese di pulizie.
Ouistreham è il porto di Caen, è qui che arrivano e partono gli enormi traghetti che in un’ora e mezzo vanno puliti da cima a fondo. Marianne Winkler ci racconta anche questo: sessanta letti in un ora e mezzo di tempo, rigovernare le stanze e pulire i sanitari in quattro minuti. La vediamo lavorare incessantemente con le sue nuove colleghe, ma anche avvicinarsi umilmente a loro e stringere un’amicizia particolare con Christel. Sarà proprio quest’ultima a dare un ‘senso’, a fare la storia del film di Carrère, che come accade per i suoi romanzi, pare anche qui volerci raccontare la genesi della sua opera. E non è un caso, perché Christel è un personaggio di finzione, rispetto all’inchiesta di Florence Aubenas, e ci permetterà di affrontare in maniera più profonda diritto ed etica del racconto. Quasi a dire “chi sei tu per raccontarci”, scoperta la vera identità della giornalista Christel le dirà: “Sei peggio di noi, noi non siamo niente, ma tu ancora meno perché non sei reale”. E in effetti, per quanto sia delicata, per quanto si sia perfettamente mimetizzata, Marianne non sarà mai una di loro, la sua vita non è destinata a finire sui traghetti come quella delle sue colleghe.

Juliette Binoche, che per anni ha cercato di convincere Aubenas ad avere i diritti per il film, riuscendoci poi grazie a Emmanuel Carrère, ha guidato mirabilmente attrici e attori non professionisti, in parte già protagonisti del libro-inchiesta, in un delicato viaggio di conoscenza reciproca. Il film mostra, come già lo voleva il libro, una realtà ignorata e ingrata. Ma va oltre a questo, come ci dirà Emmanuel Carrère a fine séance:
“Quello che abbiamo scelto di fare, partendo da un’inchiesta che sembrava poter diventare solo documentario, è stato un film di finzione! C’è una costruzione drammatica che gira intorno all’amicizia sincera di queste due donne: un’amicizia profonda che si posa su una menzogna ed è questo che la rende drammatica”.
E come ci si sente a mettere in scena l’autrice del libro da cui viene tratta l’opera? “Mentre lei è una giornalista e ha sempre dichiarato di non volersi mettere in scena, io al contrario lo faccio continuamente, con i miei dubbi e stati d’animo. E così fa anche Juliette Binoche con il suo personaggio Marianne, nel quale mi sento profondamente proiettato”.

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