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21.04.2021 - 20:41
di Ugo Brusaporco

Visions du réel, la storia non si ferma

Al festival di Nyon, ‘Bellum – The Daemon of War’ di David Herdies e Georg Götmark e ‘The Orphanage’ di Teboho Edkins

Un'altra giornata densa di emozioni a Nyon, e non per il fallimento della Super Lega che ha fatto felici i vertici della Uefa, ma per una serie di film capaci di provocare discussioni e ricordi, nel nome di una Storia che mai si ferma, incurante com'è delle lezioni del passato, forte com'è di un bisogno d’eternità che sconvolge la nostra epoca. Ecco allora che non sappiamo se annoiarci o il sentirsi colpevoli di farlo di fronte a un film colmo di ambiguità e di fragilità di linguaggio com’è ‘Bellum – The Daemon of War’ di David Herdies e Georg Götmark, una coproduzione tra Svezia e Danimarca. Il film si apre con una frase del padre della bomba atomica Robert Oppenheimer, uno che più di altri prese coscienza delle contraddizioni che lacerano e contraddicono l'uomo di scienza di fronte all'impiego in guerra della bomba nucleare. Ma la presenta come antichità, nello stesso modo in cui mostra i primi operatori cinematografici stanno fermi incuranti del pericolo della loro vita, a filmare le esplosioni nucleari che come Plinio il vecchio davanti all’eruzione del Vesuvio. Da queste basi, fortemente legate alla nostra comune fragilità, gli autori mostrando anche il peso sull’uomo di guerre come quella condotta dagli Stati Uniti in Vietnam, arrivando a parlare di una nuova maniera di guerra attraverso droni e robot. Una guerra in cui gli attaccanti stanno in pantaloncini corti e le vittime crepano o restano segnate per la vita. Per questo gli autori usano come contraltare all’uso dell'intelligenza artificiale e l'iper-digitalizzazione delle armi il lavoro di una fotografa di guerra che testimonia il risultato di queste nuove armi che puliscono l’anima all’offensore, e il risultato fa male allo spettatore.

Il film offre anche uno spaccato di incredibile violenza sulla provincia a stelle e strisce, un mondo segnato dal possesso di armi e donne, un mondo che celebra il più bieco maschilismo, la base umana della voglia di guerra. A completare il discorso di questo film sul mondo di chi opprime e di chi è vittima, un intenso cortometraggio ‘The Orphanage’ di Teboho Edkins, una coproduzione tra Germania, Sud Africa e Francia, un film sulla vita dei bambini che vivono in un orfanotrofio buddista nella campagna del Lesotho. Già il Lesotho dove vivono oltre 200mila orfani per colpa dell'Aids o perché abbandonati per miseria. Un film che attraverso i volti racconta un immenso dramma in cui l'uomo ancora una volta esce sconfitto. Interessante notare, di fronte al lavoro dei monaci buddisti, il fatto che la religione cristiana in questo Paese è al 95%.

Le emozioni maggiori comunque le riserva il film polacco ‘1970’ di Tomasz Wolski, un film che raccontando, attraverso documentari d'epoca e utilizzando l'animazione in stop motion, il primo grande sciopero del 1970 nella Polonia comunista contro l'aumento dei prezzi. Il regista usa delle registrazioni telefoniche restate negli archivi polacchi che riguardano i momenti culminanti degli scioperi con le conversazioni tra i principali capi dell'organizzazione governativa dell'epoca. Il risultato è un film di clamorosa verità, un racconto di grande intensità, una denuncia storica di rara potenza. Quello che il regista riesce a fare è dare una dimensione universale a un momento topico di indiscutibile forza, vedendo il film si pensa a quello che succede oggi in Myanmar o in ogni paese dove il potere nega il pane e il vivere al popolo, alla sua gente. Applausi meritati a Tomasz Wolski e ai suoi collaboratori, capaci di far vivere la Storia, Due  anni prima, nel 1968, la rivolta di Praga era finita in tragedia, una tragedia che non si doveva ripetere in Polonia, ma lo stesso furono 41 i morti e il film li ricorda nome per nome: non erano vittime, erano persone, molte volte questo si dimentica.

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