laRegione
frankenstein-una-storia-d-amore-al-sociale
Frankenstein (foto Rocco Schira - TSB)
ULTIME NOTIZIE Culture
Arte
9 ore

Le forze di Marta Margnetti in mostra al Masi

Palazzo Reali ospita l’esposizione ‘e improvvisamente scossa da una forza’ dell’artista ticinese vincitrice del Premio Manor 2020
Spettacoli
1 gior

'Suoni al buio' al Dimitri e al Foce, in sicurezza

L'esperienza sensoriale che ha girato il mondo torna il 12 dicembre a Verscio e il 13 a Lugano.
Spettacoli
1 gior

'Prisencolinensinainciusol', e il Molleggiato sbanca Twitter

Tre milioni e 100 mila visualizzazioni, più di 135 mila like, decine di migliaia di retweet e commenti da tutto il mondo, da Hollywood alla Silicon Valley
Scienze
1 gior

Le Alpi centrali crescono di 80 cm a millennio

Parte della catena alpina cresce più rapidamente di quanto si eroda, confutando l'idea che sollevamento ed erosione fossero in equilibrio
Scienze
1 gior

Il rumore degli aerei aumenta il rischio di morte per infarto

È già noto che l'inquinamento fonico cronico comporta un alto rischio di cardiopatia ischemica. Ora tocca agli aeroplani di notte.
Spettacoli
2 gior

Addio a Daria Nicolodi, con Dario Argento nella vita e nei film

Attrice e sceneggiatrice, madre di Asia, ha lavorato con il regista romano in molti dei suoi film storici, da 'Profondo rosso' a 'Opera'
Jazz
2 gior

Frank Salis, due concerti in tutta intimità

Al Sociale domani, venerdì 27 novembre alle 20.45, e al Gatto sabato 28 novembre alle 20.30. Tanto caribbean jazz e una Christmas song
Cult
2 gior

'Vacanze di Natale', il cinepanettone diventa libro

Il libro ripercorre la gestazione e la realizzazione di una pellicola entrata ormai nell'olimpo dei cult
Il caso
2 gior

Fare la spesa in modo sexy: è bufera sulla Rai

Proteste sui social e nel mondo politico per un tutorial che spiega come fare la spesa in modo sensuale, andato in onda a 'Detto Fatto'
Spettacoli
23.10.2020 - 18:020

Frankenstein, una storia d’amore al Sociale

Applausi per il nuovo spettacolo di Margherita Saltamacchia dedicato a Mary Shelley e alla sua creatura

La scena è nuda: un tavolino, una sedia e un microfono anni 50, di quelli grandi e lucenti, sulla sinistra; un amplificatore per la chitarra elettrica sulla destra. E il fumo, che avvolge il palco, si estende fino alla platea e dà sostanza alle luci. In fondo basta poco, per raccontare la storia di ‘Frankenstein’; del resto tutti conosciamo il mostro che si ribella al suo creatore, lo scienziato che ha osato trasformare la morte in vita sovvertendo l’ordine naturale, o divino, delle cose, per cui basta anche solo accennare alle fattezze del mostro, all’incontro con il suo creatore e si capisce tutto. Ma Margherita Saltamacchia con il suo ‘Frankenstein, autoritratto d’autrice’ – produzione del Teatro Sociale di Bellinzona che ha debuttato giovedì scorso a Bellinzona – non ha voluto limitarsi a portare in scena quello che oggi è un classico dell’orrore. Che cosa ha fatto quindi? Innanzitutto è voluta tornare al testo originale di Mary Shelley, quel romanzo gotico che, tra adattamenti cinematografici e citazioni, in pochi leggono o rileggono e che, uscendo dal teatro, a molti è probabilmente venuta voglia di cercare in libreria.

L’essenzialità della scena ha appunto questa funzione: dare spazio al testo e alla sua forza. Già questo basterebbe per avere uno spettacolo interessante, per quanto col rischio di finire a fare una classica lettura scenica. Ma Margherita Saltamacchia è voluta andare oltre, intrecciando le pagine del romanzo con quelle dei diari e della prefazione che, diversi anni dopo la prima edizione anonima, scrisse nel 1831. Il risultato è una rilettura molto interessante e personale di ‘Frankenstein’, con le parole dell’autrice che completano quelle di Victor Frankenstein, in un dialogo che si trasfigura in monologo inframezzato dalle parole della Creatura, voci diverse che arrivano al pubblico attraverso un piccolo distorsore. L’orrore non è più il tema principale della storia, ma diventa quasi basso continuo di una narrazione ben più articolata e complessa. Mary Shelley ci parla di desiderio di conoscenza che diventa desiderio di creazione, della sofferenza e dell’abbandono che si accompagna a ogni processo creativo, della solitudine che riguarda sia la Creatura, unico essere vivente a non avere una compagna, una Eva che lo affianchi e lo completi, sia il creatore Victor Frankenstein che dopo aver fatto quello che ha fatto vive isolato. Sia Mary Shelley, madre sopravvissuta a tutti i suoi figli, come ci viene ricordato proprio in conclusione di spettacolo.

Ora, come portare in scena tutto questo, senza annoiare il pubblico che, detta in maniera un po’ brutale, si ritrova sul palco una persona seduta che per un’ora legge da un grande quaderno rilegato? Gli elementi principali li abbiamo accennati: una scena essenziale, fatta soprattutto di luci che ben sottolineano i vari momenti, un grande microfono che talvolta nasconde il viso di Margherita Saltamacchia aumentando l’effetto di “incarnazione” dei vari personaggi, le voci distorte e le musiche di Christian Zatta (suggestive, per quanto talvolta un po’ fuori tema, ad esempio al momento dell’incontro tra Creatura e creatore). Un allestimento curato nei minimi dettagli e capace, grazie anche al lavoro della ‘dramaturg’ Cristina Galbiati, di conquistare il pubblico e portarlo ad amare Frankenstein come lo hanno amato Mary Shelley e Margherita Saltamacchia.

© Regiopress, All rights reserved