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19.09.2019 - 21:460

Bentornati a Fescoggia, palco a cielo aperto

Dal 27 settembre la migrazione raccontata con le musiche di Sandro Schneebeli, partendo dal calciatore, la ballerina, l’architetto e l’imprenditrice

Amina Boschetti, dall’orfanotrofio al calore di una famiglia milanese, poi a Torino, dove scopre la danza; nel 1862, sarà prima ballerina alla Scala e, un anno dopo, anche all’Opera di Parigi; Roque Maspoli, storico portiere della nazionale di calcio uruguaiana con radici a Caslano, nel 1950 difende la porta degli uruguagi contro il Brasile, sconfitto in finale a Rio per lo sconforto di un intero popolo; Filomena Ferrari, da Molinazzo di Monteggio, si trasferisce in Liguria dove, da contadina, si rimbocca le maniche e nel 1876 prende in mano l’attività del marito morto troppo presto creando quasi cento posti di lavoro; Domenico Trezzini, da Astano, terminerà i suoi giorni di architetto in Russia nel 1734, non prima di avere ridisegnato San Pietroburgo.

‘Well, come home!’ (titolo a metà tra il benvenuto, ‘welcome home’, e il ‘dai, torna a casa’) prende spunto da questi quattro migranti straordinari e li riporta in vita nello spettacolo di Elena Morena Weber e Oliver Kühn che a Fescoggia, a partire dal prossimo 27 settembre, dirigeranno una compagnia composta da professionisti e semplici – ma non meno efficaci – cittadini del Malcantone in una combinazione di danza e teatro (e un po’ di gastronomia, con grande evento conclusivo a tavola che è comunque parte della narrazione).

‘La gente si sposta costantemente’

«Si trattava di lavorare non in un black box, ma di usare la struttura offerta da un paese, cosa che mi capita spesso di fare», racconta a ‘laRegione’ Elena, artista di origini greche nata a Zurigo. «Ma questa volta ci tenevo a collaborare con Oliver Kühn», attore teatrale, autore e regista con il quale aveva già lavorato in passato. «Lui è specializzato nel raccontare storie direttamente nei luoghi in cui queste sono successe». Trovata ‘la quadra’ con il suo background di teatro, i due hanno ideato un unico testo in cui fondere i due vocabolari: «Ci sono testo e movimento che si uniscono in modo che il tutto non sia né uno spettacolo di danza, né uno di teatro. «Di scritto non c’è mai stato nulla, i testi si creano sul momento, a seconda delle situazioni, non c’è alcuno spartito da leggere».

‘Well, come home’ – che ha le musiche di Sandro Schneebeli – è nato «raccogliendo idee, passando molto tempo nelle vie di Fescoggia a raccogliere sensazioni» continua Elena. «Nel Malcantone ci sono cresciuta, poi mi sono spostata in Germania. Quando ho mostrato Fescoggia al mio collega, anche se non è proprio il mio paese d’origine, Oliver ha compreso la prospettiva di qualcuno che è stato lontano tanto tempo e ora torna e vede quel posto con occhi più maturi, o con altre influenze. Il contesto che mi premeva portare in scena è proprio quello della migrazione, tematica storica per il Malcantone ma anche attuale, perché la gente si sposta costantemente».

Filomena e la rivoluzione industriale

Il calciatore, l’architetto, l’industriale, ma soprattutto «Filomena, che a me piace particolarmente perché per la sua epoca fece qualcosa di fuori dal comune, gestire un’industria di laterizi. Nel suo piccolo fece una rivoluzione industriale anche senza saperlo». Quello di Elena e Oliver, la malcantonese ci tiene a specificarlo, «non è un teatro storico, è una traduzione tutta nostra. Le biografie sono uno spunto per raccontare una storia, il pubblico non se ne andrà dalla rappresentazione senza nulla di più della biografia, ma vivrà i lati umani di quelle storie, proverà a capire cosa muove le persone a spostarsi, quali difficoltà vivono durante l’evento della migrazione».

I personaggi storici sono interpretati da attori e danzatori professionisti; tutto il resto del cast è composto da una ventina di abitanti del Malcantone tra gli otto e i settantacinque anni, scelti dopo un lavoro specifico su ognuno di essi: «Ci sono scene individuali e di gruppo, abbiamo chiesto loro cenni biografici, le motivazioni che li spingevano verso questo progetto, per mettere in piena luce le qualità. Abbiamo estratto da ognuno il succo per combinarlo alle idee che ci eravamo fatti girando per il paese».

Il punto d’incontro iniziale di questo spettacolo, un po’ itinerante e un po’ residente (nella piazza centrale), è poco fuori il paese, ove è sita la cassa (e dove ci si registra per ‘vivere’ la cena conclusiva); lo spettacolo prende le mosse da un parcheggio dal quale una guida filosofico-turistica porterà il pubblico verso il paese fino al punto in cui li attende una donna, fil rouge dell’intera storia, che torna al suo passato e incontra il suo ricordo (la bambina); questa la prenderà per mano per portarla, assieme al pubblico, all’interno del paese fin sulla piazza, elemento centrale da cui si dipaneranno i frammenti dei ricordi, nelle viuzze limitrofe, luoghi dove confrontarsi  con le diverse epoche.

«Non ci sono ruoli principali, non abbiamo dato un valore più alto alle figure storiche all’interno dello spettacolo» dice Elena. «Per noi, i personaggi famosi non sono più importanti di altri. Ci interessa l’elemento dello spostamento». L’evoluzione dello spettacolo porterà  infine tutti nuovamente in piazza, per il gran finale all’interno della Sosta d’Arte. 

Lo spettacolo lo fanno loro

«La popolazione di Fescoggia e il Comune di Alto Malcantone ci stanno dando grande appoggio. Laddove mancano risorse ci danno aiuto con manodopera, infrastrutture, cose che io, lavorando a Nord delle Alpi, non avrei mai avuto. Già avere una sala prove per sei settimane senza limitazioni è per me un lusso grandissimo». E nella gioia di Elena ci sono anche «il contadino che ci offre il prato per parcheggiare le auto, il Consiglio parrocchiale che ci mette a disposizione la chiesa, il patriziato che fa lo stesso con le sale, chi ci aiuta a montare palchi e palchetti, l’osteria che fornisce le bottiglie che servono alla scena». Insomma, il concetto “Lo spettacolo lo fate voi” è davanti e dietro l’ipotetico sipario.

Si parte il 27 settembre, dunque, e si replica il 28 e 29; ulteriori repliche il 3, 4 e 5 ottobre; le rappresentazioni dell’11, 12 e 13 ottobre, inizialmente non previste, si stanno riempiendo anch’esse. «Per mantenere l’intimità, che è uno dei segreti del risultato finale, evitiamo un afflusso troppo copioso di pubblico». Chi vuole esserci, può scrivere a welcome@elenamorena.com, o chiamare lo 079 943 35 20.

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