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14.02.2018 - 06:100

Un musical interattivo, 'Oltre' qualsiasi diversità

Omar Gueye, alias Giant Jant, ci presenta il suo spettacolo in scena a Massagno. Interattivo? Cioè, spiega il regista, il finale lo sceglie il pubblico...

“Oltre” è il titolo del musical interattivo che andrà in scena mercoledì 21 febbraio al Lux Art House di Massagno, una prima volta alle 16 e poi alle 20.30. Il progetto nasce da una richiesta di Ubs Diversity per sensibilizzare i giovani in formazione sul tema della diversità, attraverso un metodo di rappresentazione divertente e originale. È così che è nato “Oltre”, diretto da Omar Gueye – in arte Giant Jant – a cui abbiamo posto qualche domanda per sapere qualcosa in più su quello che ci aspetta mercoledì prossimo.

Iniziamo dalla modalità di rappresentazione, com’è nata l’idea di un musical interattivo?

«Essendo la diversità di opinione una tematica che ci riguarda quotidianamente, per cui non esiste una risposta giusta e una sbagliata, ho pensato fosse molto interessante sentire l’opinione delle persone e dare spazio ai dibattiti che a loro volta ne nascono. È stata una sfida proporre uno spettacolo di questo genere, alle nostre latitudini».

La storia raccontata in “Oltre” è quella di due personaggi che decidono di intraprendere strade completamente differenti. Mildril (Nikla Bontadelli), l’essere dei suoni, è legata alla percezione della propria anima e può comunicare soltanto tramite il canto; Hira (Anna Vanzo), invece, produce movimenti e decide di esprimersi attraverso una sorprendente potenza muscolare. Nel momento dell’inevitabile confronto, i due esseri non solo scoprono di non riuscire a comprendersi, ma non hanno nemmeno intenzione di avvicinarsi uno all’altro. Il linguaggio, l’approccio alla vita reale, le idee e la sensibilità sembrano essere tutti elementi problematici e contrastanti tra loro. A sdrammatizzare la serietà dei due litiganti, in modo divertente, ci pensa il Sole (Mirko Panzeri): entrambi lo percepiscono bene, ma in maniera molto diversa. Chi avrà ragione?

È il pubblico che sceglie il finale dello spettacolo. Concretamente, cosa significa?

«Nel momento in cui i due personaggi sostengono due opinioni differenti, la storia si divide: chi ha ragione? Chi ha torto? Ne nasce un dibattito, in cui il pubblico è chiamato a confrontarsi, esprimendo la propria opinione e le proprie preferenze. La storia prosegue poi in un susseguirsi di domande, fino ad arrivare alla soluzione finale...».

Da cosa nasce questo bisogno di chiamare in causa il pubblico e metterlo di fronte a una scelta?

«Mi sono reso conto che ponendo una domanda ‘banale’, come può essere quella di scegliere chi è dalla parte del giusto e chi no, è incredibile come l’essere umano entri in una dinamica di ragionamenti per stabilire cosa sia maggiormente e razionalmente sensato. È interessante mettere gli spettatori in una situazione di ‘scontro’, farli immedesimare e pensare come gli stessi personaggi della storia, portarli a schierarsi… Mi interessava che il pubblico venisse coinvolto in questo processo di ‘ragione-non ragione’, partecipando attivamente allo spettacolo. Ci siamo accorti che in questo modo la storia ne usciva rafforzata».

Come si legge nella presentazione del musical, “è l’interattività con gli spettatori che permette di rendere nuovo lo spettacolo a ogni sua rappresentazione, sono invece i concetti chiari e intuitivi su cui è basato a renderlo comprensibile a un pubblico variegato. Siete curiosi di sapere come finirà lo spettacolo? Aiutateci a scoprirlo perché... sarete voi a deciderlo”.

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