Le ONG contro il piano di Bukele per i rilasci condizionati dei detenuti in El Salvador
Le organizzazioni per i diritti umani temono che la misura discrezionale possa costringere persone innocenti a confessare reati per ottenere la libertà, denunciando violazioni e decessi in carcere.
I gruppi per i diritti umani si oppongono al piano del presidente salvadoregno Nayib Bukele che prevede il rilascio condizionato per il 50% di 10.000 detenuti considerati collaboratori casuali delle bande criminali. Realtà in prima linea come il Movimento delle Vittime del Regime (Movir), l'ong Cristosal e il Socorro Jurídico Humanitario hanno definito la misura discrezionale, avvertendo che potrebbe spingere persone innocenti a dichiararsi colpevoli pur di ottenere la libertà senza subire un processo. Samuel Ramírez, portavoce del Movir, ha chiarito che "gli innocenti non devono essere condizionati, non devono entrare in un processo abbreviato, non devono confessare alcun reato". Le associazioni chiedono risarcimenti e spiegazioni sui decessi avvenuti nelle carceri, stimando che un terzo dei 93.000 arrestati in quattro anni e mezzo di regime di eccezione sia totalmente estraneo ai gruppi criminali. Lourdes Palacios, del Comitato dei familiari dei detenuti e perseguiti politici (Cofappes), ha sottolineato che Bukele sta "invadendo facoltà che non gli competono". Secondo gli attivisti l'iniziativa mira a silenziare le vittime per impedire eventuali ricorsi alla giustizia internazionale, in un contesto dove quasi il 90% degli arrestati attende ancora un processo vivendo in isolamento.
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