Scuola cattolica di Barcellona chiede risarcimento ai genitori di studenti suicidi per danno d'immagine
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Scuola cattolica di Barcellona chiede risarcimento ai genitori di studenti suicidi per danno d'immagine

La congregazione dei Figli della Sacra Famiglia contesta dichiarazioni su presunti maltrattamenti e abusi, mentre le famiglie denunciano bullismo e omissioni.

14 ottobre 2026
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Una congregazione religiosa che gestisce una rete di scuole cattoliche a Barcellona ha chiesto 70mila euro di risarcimento ai genitori di due ex studenti morti suicidi e all'associazione Trencats, contro la violenza nelle scuole, contestando loro di aver leso l'onore e l'immagine dell'istituzione con dichiarazioni sui presunti maltrattamenti subiti dai figli in ambito scolastico.

La vicenda, riportata da 3Catinfo e La Vanguardia, ha riacceso un infuocato dibattito sulla responsabilità degli istituti scolastici nella tutela dei minori.

La causa civile è stata promossa dalla congregazione dei Figli della Sacra Famiglia, proprietaria delle scuole cattoliche 'Pare Manyanet', che prendono il nome dal fondatore dell'ordine religioso, san Giuseppe Manyanet. Secondo le famiglie, la scuola non avrebbe protetto in maniera adeguata i ragazzi suicidi, nonostante le segnalazioni di situazioni di bullismo e anche di sospetti abusi sessuali.

I genitori coinvolti sono quelli di Kira Lopez, morta suicida nel maggio 2021 a 15 anni, dopo aver frequentato il centro Pare Manyanet di Sant Andreu, a Barcellona, e di Oscar Garcia, suicidatosi nel 2019 a 21 anni, quando non era più studente dell'istituto religioso di Les Corts, sempre nella città catalana. La famiglia di Kira denuncia episodi di bullismo e presunte violenze da parte di adulti. Quella di Oscar sospetta che il figlio possa aver subito abusi sessuali da un insegnante.

La richiesta di risarcimento dei presunti danni all'immagine della congregazione, secondo la madre di Kira "è una ritorsione": "È un tentativo di tapparci la bocca prima del processo previsto a gennaio", ha dichiarato all'agenzia Europa Press. "Stanno dimostrando quello che sono", ha aggiunto, nel sottolineare che il caso della figlia, portato in tribunale, non ha precedenti, perché riguarda presunte omissioni di fronte a episodi di violenza con la vittima ormai deceduta.

L'avvocata Noelia Rebon, che rappresenta i genitori e Trencats, ha definito la causa "un'assurdità". "Quello di cui dovrebbe preoccuparsi la congregazione è vigilare affinché chi lavora nelle strutture e ha contatto con i bambini non abbia comportamenti che possono costituire reati", ha dichiarato Rebon a 3Catinfo.

La congregazione sostiene invece di voler proteggere la propria reputazione da "accuse gravi e senza fondamento". In dichiarazioni ai media catalani, l'istituzione ha anche affermato che "le famiglie hanno diritto di conoscere la verità" e che siano individuati eventuali responsabili delle violenze, assicurando di "aver sempre collaborato" alle indagini di polizia.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni