Christa Pike sopravvive a due dosi di pentobarbital, la sua vita è appesa a un filo dopo l'esecuzione fallita
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Christa Pike sopravvive a due dosi di pentobarbital, la sua vita è appesa a un filo dopo l'esecuzione fallita

Ricoverata in coma a Nashville dopo il fallimento dell'iniezione letale, la 50enne è al centro di un appello delle chiese per la commutazione della pena.

2 ottobre 2026
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È sopravvissuta a due dosi di pentobarbital, il farmaco usato negli Stati Uniti per l'iniezione letale dei condannati a morte, ma adesso è priva di conoscenza e attaccata al ventilatore. La vita della 50enne Christa Pike, condannata nel 1995 per il brutale omicidio di una sua coetanea, è appesa a un filo nell'ospedale di Nashville in cui è stata ricoverata dopo il fallimento della sua esecuzione. "I medici stanno lavorando per salvarle la vita ed eliminare il pentobarbital dal suo corpo", hanno detto gli avvocati della donna. Il suo caso ha scioccato l'America e il mondo. E non solo per il suo epilogo. Dopo che fu condannata a morte, a soli 18 anni, emerse che era stata vittima di abusi sin da piccola e che era cresciuta tra alcol e droghe. Circostanze queste che sono servite ad attenuare la pena anche perché l'omicidio, compiuto assieme al suo fidanzato dell'epoca, ancora minorenne e quindi condannato all'ergastolo, aveva scosso l'opinione pubblica dell'epoca. In queste ore le chiese cristiane del Tennessee e l'arcidiocesi di Chicago hanno rivolto un appello al governatore dello Stato Bill Lee per impedire un nuovo tentativo di esecuzione. "Crediamo che ogni essere umano porti in sé l'immagine di Dio e che, pertanto, possieda una dignità che nemmeno il peccato più grave può cancellare. Crediamo nella responsabilità, ma crediamo anche nel pentimento, nella redenzione, nella misericordia e nella possibilità di trasformazione", scrivono i vescovi cristiani. "Nulla nella nostra richiesta sminuisce la gravità di quel crimine", "tuttavia, la responsabilità non deve necessariamente richiedere un'altra morte", sottolineano i rappresentanti delle Chiese cristiane. "Le chiediamo pertanto rispettosamente di esercitare l'autorità conferitale - chiedono al governatore - e di commutare la condanna a morte di Christa Pike in una pena che tuteli la collettività preservandone al contempo la vita. Un simile atto non nega la giustizia, ma dichiara che la giustizia non deve necessariamente trasformarsi in vendetta e che lo Stato può scegliere la moderazione, la dignità umana e la clemenza".

In Tennessee, nel cui braccio della morte Christa è stata l'unica donna in oltre due secoli, il boia aveva già fallito quest'anno: in maggio non riuscì a trovare le vene di Tony Carruthers, un afroamericano di 57 anni. Dopo circa un'ora e mezza di tentativi l'esecuzione venne annullata. In quel caso il farmaco non fu iniettato, mentre su Pike (che un mese fa aveva chiesto di essere piuttosto impiccata) c'è stata una sorta di accanimento: le due flebo previste dal protocollo sono state somministrate in fretta e furia per tentare di completare l'esecuzione entro la prevista mezzanotte.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni