Società

Rapporto WEF La parità di genere globale si realizzerà solo tra 120 anni

Il Global Gender Gap Report evidenzia progressi fragili e un divario colmato al 69,2%, con l'Italia all'83° posto e la Svizzera in calo.

16 settembre 2026
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Sull'arco di vent'anni sono stati compiuti passi avanti in materia di parità di genere, ma i progressi sono fragili e al ritmo attuale l'uguaglianza sarà raggiunta solo fra 120 anni: è la conclusione della 20esima edizione del periodico rapporto sul tema ("Global Gender Gap Report") pubblicata oggi dal Forum Economico Mondiale (WEF).

Il divario globale colmato (sono stati valutati 145 paesi) è ora visto al 69,2%, con un aumento di 0,4 punti percentuali rispetto all'anno scorso, per un indice che vede al 100% la piena parità e che è stilato in base a quattro dimensioni: partecipazione economica e opportunità, livello di istruzione, salute e sopravvivenza, nonché emancipazione politica, con quest'ultimo fattore che è il più lontano dalla parità (22,1%). Considerando le 97 economie monitorate fin dal 2006, l'indicatore raggiunge il 69,4%, livello record.

"I dati raccolti negli ultimi vent'anni dimostrano che la parità di genere è un obiettivo raggiungibile", commenta Saadia Zahidi, direttrice del WEF, citata in un comunicato. "Le economie di ogni livello di reddito hanno compiuto progressi, quindi l'ostacolo non è la mancanza di risorse", aggiunge la 46enne svizzero-pakistana. "La parità è un fondamento per la crescita e la competitività, ma non è un dato di fatto. Per accelerare il processo, i governi e i datori di lavoro devono trarre insegnamento dalle politiche che funzionano e applicarle più rapidamente".

L'Islanda è in testa alla classifica dei paesi per il 17esimo anno consecutivo, con il 93,0% del divario di genere colmato: rimane l'unico stato oltre il 90%. Al secondo e terzo rango figurano Finlandia (87,2%) e Norvegia (85,7%). Al quarto posto si inserisce la Namibia (84,5%), seguita dal Regno Unito (84,2%), dalla Nuova Zelanda (82,8%), dalla Svezia (82,3%), dall'Australia (81,9%), dalla Germania (81,7%) e dall'Irlanda (81,4%). Quattro economie figurano in tutte le top 10 dal 2006: Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia. A titolo di comparazione, gli Stati Uniti sono 47esimi, l'Italia è 83esima, la Cina 96esima. In fondo si trovano l'Iran (144esimo) e il Ciad (145esimo).

La Svizzera, che già dal 2021 non fa più parte delle prime dieci nazioni, perde quest'anno altre dieci posizioni, scivolando al 27esimo rango: l'indicatore è sceso dal 78,5% al 77,1%. La flessione è stata particolarmente evidente per quanto riguarda la partecipazione politica: in questo ambito la Confederazione è scesa dal 16esimo al 23esimo rango. Per quanto riguarda invece la partecipazione economica e le opportunità, è salita dal 58esimo al 54esimo posto.

Quasi tutte le economie monitorate dal 2006 hanno registrato un miglioramento e il primo decennio dell'indice ha registrato progressi più rapidi rispetto al secondo. L'emancipazione politica è l'area in cui sono stati compiuti i maggiori passi avanti negli ultimi 20 anni, con un aumento di 8 punti percentuali tra le economie monitorate: nel 2006 c'era una donna ministro ogni 8,1 uomini, oggi ce n'è una ogni 4,3; nei parlamenti, il rapporto è passato da una donna ogni 5,6 uomini a una ogni 3 circa.

L'emancipazione politica è però anche la dimensione che mostra i segni più evidenti di un'inversione di tendenza. Attualmente registra un punteggio inferiore rispetto al 2016 ed è scesa di ulteriori 0,4 punti percentuali nell'ultimo anno. Ai vertici, la quota di economie (fra le 97 seguite sin dall'inizio) con una donna alla guida dello stato ha raggiunto il picco del 27% nel 2022, il livello più alto in mezzo secolo, e da allora è tornata ai livelli del 2016, azzerando i progressi compiuti nella prima parte del decennio.

Le donne hanno raggiunto i vertici delle aziende e dei governi, ma sono sottorappresentate nei ruoli che esercitano la maggiore influenza economica e politica: ricoprono il 19,1% delle cariche di CEO, mentre solo uno su dieci dei portafogli ministeriali loro affidati è considerato di grande influenza. Altro elemento importante da considerare: le donne sono meno di un quinto fra gli ingegneri specializzati in intelligenza artificiale (IA) e sono sottorappresentate a ogni livello nelle aziende del settore.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni