Durante la cerimonia in ricordo delle vittime, un messaggio di speranza e impegno per il futuro, simboleggiato dall'Albero della Rinascita.
"Sono passati dieci anni da quella notte. Dieci anni dal 24 agosto 2016, da quelle ore che hanno cambiato per sempre le nostre vite, i nostri paesi e il nostro modo di guardare questi luoghi". Inizia così il messaggio letto da una cittadina, ad Accumoli, il comune della provincia di Rieti epicentro del sisma del 2016, nel corso della cerimonia di questa sera in ricordo delle vittime. Ansa.
"Ci sono date che appartengono al calendario - prosegue - e altre che entrano per sempre nella storia di una comunità. Il 24 agosto, per noi, è una di queste. È la notte del dolore, delle case perdute, dei paesi feriti, delle vite spezzate. Ma oggi, a dieci anni di distanza, vogliamo provare a guardare anche oltre quella notte. E vogliamo farlo attraverso un simbolo: l'Albero della Rinascita. Le sue radici sono la nostra memoria. Sono le case che non ci sono più, le strade, le piazze, la chiesa, le feste e le tradizioni. Sono i nomi e i volti di chi non è più con noi". "Possiamo perdere le case - ha detto ancora la cittadina leggendo il testo -, possiamo vedere cambiare il paesaggio, possiamo essere costretti ad allontanarci, ma finché conserveremo la memoria di ciò che siamo stati, nessun terremoto potrà cancellare il nostro paese. Poi c'è il tronco. Il tronco siamo noi. Tutti coloro che, nonostante il tempo trascorso, continuano a dire: 'Questo è ancora il mio paese'.
In questi dieci anni, ricorda, "abbiamo conosciuto la fatica dell'attesa. Abbiamo visto trascorrere mesi e anni tra progetti, speranze, delusioni e nuovi inizi. Ma un albero ci insegna anche questo: la rinascita non avviene in un giorno. Ha bisogno di tempo, di cura e di pazienza. Ma soprattutto ha bisogno che qualcuno continui a crederci. E infine ci sono i rami. Sono le nuove case, le nuove piazze, i luoghi nei quali torneremo ad incontrarci. Sono il paese che dobbiamo ancora costruire. Perché ricostruire non significa soltanto costruire muri. Significa ricostruire una comunità".
"Ma davanti a questo albero vogliamo anche assumere un impegno: continuare a tenere vive le nostre radici, continuare a difendere la nostra comunità, continuare a costruire il nostro futuro. Perché dieci anni sono tanti. Ma non sono abbastanza per farci dimenticare. Non sono abbastanza per spezzare le nostre radici. E non saranno abbastanza per farci rinunciare alla speranza di tornare. In memoria di tutte le vittime del 24 agosto 2016. Per chi non c'è più. Per chi è rimasto. Per chi tornerà. Perché dalle nostre radici possa continuare a crescere il nostro futuro" conclude il messaggio.