Susan George, politologa statunitense naturalizzata francese, figura di riferimento per i movimenti altermondialisti e critica instancabile del neoliberismo, è morta a Parigi all'età di 91 anni. La scomparsa è avvenuta il 14 febbraio, come riporta oggi il quotidiano francese "Le Monde".
Considerata a livello mondiale una delle studiose più importanti della questione della fame nel Terzo mondo, attraverso il suo impegno militante George ha denunciato i pericoli delle multinazionali e delle organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l'Organizzazione Mondiale del Commercio per la democrazia e il progresso sociale.
E' stata presidente del Transnational Institute di Amsterdam ed era presidente onorario di Attac France. Tra i suoi libri in italiano figurano saggi in cui analizza il ruolo delle istituzioni economiche globali nella perpetuazione della povertà e delle ingiustizie: "Il boomerang del debito" (Edizioni Lavoro, 1992), "Crediti senza frontiere" (Abele, 1994), "Il rapporto Lugano" (Asterios, 2000), "Fermiamo il Wto" (Feltrinelli, 2002), "Un altro mondo è possibile se" (Feltrinelli, 2004), "L'America in pugno" (Feltrinelli, 2008) e "Come vincere la guerra di classe" (Feltrinelli, 2013).
Nata il 29 giugno 1934 ad Akron, nell'Ohio, da una famiglia agiata, Susan George si trasferì in Francia alla fine degli anni Sessanta per proseguire gli studi universitari in filosofia e scienze politiche. Attivista fin dai primi anni, si oppose alla guerra in Vietnam e all'intervento francese in Algeria, partecipando al Paris American Committee to Stop War.
Nel 1973, insieme all'Institute for Policy Studies di Washington, contribuì a fondare il Transnational Institute ad Amsterdam, think tank dedicato alla giustizia sociale, di cui sarà per molti anni presidente. George fu una presenza costante nei principali appuntamenti internazionali dei movimenti sociali no global, dal World Social Forum di Porto Alegre al G8 di Genova, partecipando attivamente a dibattiti, commissioni di esperti e reti di attivisti. In Italia collaborò spesso con testate come "il manifesto" e fu molto apprezzata per la sua capacità di unire attivismo e riflessione teorica.