abraham-yehoshua-e-la-pace-di-uno-stato-binazionale
ULTIME NOTIZIE Culture
Microcosmi, Microcinema
46 min

‘Sette, sono i magnifici’

Dai boschi del Malcantone alle sale milanesi, da Kurosawa a Sturges, da Venezia al cinema Eden di Carpi, storie di film che portano altri film
Cinema
5 ore

Grease nei cinema a 5 dollari in onore di Olivia Newton-John

Sarà proiettato negli Stati Uniti in 135 sale della catena Amc. Un dollaro per ogni biglietto venduto sarà donato alla ricerca sul tumore al seno
Scienze
5 ore

L’asteroide che segnò la fine dei dinosauri non era forse solo

Scoperto un nuovo cratere nell’Atlantico, probabilmente frutto di un impatto di un meteorite, della stessa epoca di quello caduto in Messico
Musica
6 ore

‘Non sono un cantautore’ alla Festa della Musica

Brani di Concato, Dalla, Bersani e molti altri. Ad Arbedo domenica 28 agosto alle 17.30
Libri
6 ore

A San Bernardino ‘Improvviso per pianoforte’ di Elena Spoerl

La presentazione è fissata per sabato 27 agosto alle 16 alla Galleria spazio28
Musica
6 ore

Conto alla rovescia per le Settimane Musicali di Ascona

Al via sabato 27 agosto con il Premio Grammy Evelyn Glennie, sul lungolago di Ascona per il concerto d’inaugurazione
Scienze
8 ore

Morti per tumore, il 44% a causa di fattori di rischio evitabili

Il fattore di rischio con maggiore impatto in ambo i sessi è il fumo. Seguono alcol, alimentazione scorretta, inquinamento ambientale e sesso non sicuro
Scienze
8 ore

Più problemi di memoria tra chi ha perso l’olfatto

Covid, secondo una ricerca dell’Hospital das Clínicas di San Paolo (Brasile) c’è una relazione tra la perdita sensoriale e la capacità cognitiva
Lac
9 ore

‘La traviata’ secondo Rifici

Da Rossini al capolavoro verdiano, che debutta il 2 settembre. Sulla scena che prende forma, a colloquio con il regista (aspettando Donizetti...)
Spettacoli
11 ore

‘Pretty Woman - Il Musical’, in novembre al Lac

Prevendite aperte. Con la colonna sonora affidata alla coppia Bryan Adams/Jim Wallace (ma Roy Orbison c’è), sabato 26 e domenica 27 novembre a Lugano
Culture
1 gior

Ombre su Placido Domingo: ‘Legato a rete di schiave del sesso’

Il tenore spagnolo agita nuovamente la cronaca argentina e internazionale. La sua voce nelle intercettazioni degli inquirenti.
Culture
1 gior

La lettera di Galileo del Michigan è un falso degli anni 30

Fu creato da un celebre contraffattore milanese che per anni ha sfornato ‘autografi d’autore’ per mantenere le sue sette amanti
Estate giallo-nera
1 gior

‘Quer pasticciaccio’ di Carlo Emilio Gadda

‘Quer pasticciaccio brutto de via Merulana’, 1957: scrittura che corre da ferma, personaggi promossi protagonisti appena nominati, spregiudicatezza
Culture
2 gior

‘Vento di vita vera’ a Moghegno, con musiche di Marco Zappa

Il film di Kurt Voller in anteprima sabato 20 agosto in piazza. La colonna sonora è del ticinese, atteso giovedì 18 agosto a Brusino Arsizio in Trio
Culture
2 gior

In Portogallo torna una vecchia antologia di Pessoa

Prima la biografia di Richard Zenith, ora l’antologia a cura dell’amico poeta e saggista Adolfo Casais Monteiro
Libri
2 gior

Il pane nell’arte, l’arte del pane

‘PaneArte’ (Dadò), interessante, anche se non esaustivo, cammino attraverso l’arte che si occupa del pane
Culture
2 gior

La Compagnia Tiziana Arnaboldi danza per Marguerite Arp

La Fondazione Marguerite Arp rende omaggio alla sua fondatrice sabato 20 e domenica 21 agosto alle 17, con una prima assoluta nel Ronco dei Fiori
Spettacoli
2 gior

Addio a Wolfgang Petersen, diresse ‘La storia infinita’ e ‘Troy’

Il regista tedesco aveva 81anni. Fra gli attori da lui diretti, Clint Eastwood, Dustin Hoffman, George Clooney, Harrison Ford e Brad Pitt
Spettacoli
3 gior

Manupia, tutti gli ‘Hit Single’ dal vivo ad Ascona

Alle 18, nel rinnovato ristorante/bar Al Torchio di via Borgo 47, la collaudata band ticinese dal vivo
Culture
3 gior

Che basta un colpo di vento e il festival di Arzo prende il volo

Da giovedì 18 a domenica 21 agosto, ad Arzo e nella ‘flilale’ Meride, torna il Festival internazionale della narrazione, edizione 22 (come l’anno...)
Spettacoli
3 gior

‘... senza parole’, al via il cine-concerto itinerante

È la seconda rassegna ideata dai fratelli Nolan, Simon e Brian Quinn. Dal 18 agosto in poi toccherà Morcote, Claro, Balerna, Massagno-Savosa
Teatro
3 gior

Emanuele Santoro in ‘La stupidità - Orazione semiseria’

Venerdì 26 agosto alle 21 al Parco Ciani, ispirandosi a ‘Le leggi fondamentali della stupidità umana’ di Carlo M. Cipolla
Musica
3 gior

Mardegan e Borghetto per il SobrioFestival

Violino e pianoforte, domenica 21 agosto alle 11 nella sala di Casa Mahler
L'intervista
3 gior

Julia Murat: ‘Per Bolsonaro saremo un vanto o l’immoralità noir’

La regista di ‘Regra 34’, Pardo d’oro al Miglior film, felice con moderazione: ‘Temiamo che il presidente o i suoi approfittino di questo premio’
L'intervista
3 gior

Gigi la legge che non multa a Locarno e si prende un premio

Un ritorno, quello di Alessandro Comodin, quest’anno Premio speciale della Giuria, già premiato nel 2011 a Locarno per ‘L’estate di Giacomo’.
Spettacoli
3 gior

Cinquant’anni dopo, l’Academy chiede scusa a ‘Piccola piuma’

Sacheen Littlefeather ritirò l’Oscar al posto di Marlon Brando. Fece un discorso in difesa dei Nativi americani e fu fischiata
La recensione
3 gior

Lucerne Festival, ‘in quell’aura sanza tempo tinta’

Luzerner Saal al completo per le ‘prime’ assolute (e assai lunghe) di Liza Lim e Tyshawn Sorey
Scienze
3 gior

Una start-up biotech per far rinascere la tigre della Tasmania

Colossal Bioscience intende ricreare geneticamente il tilacino, estinto dal 1930, per riequilibrare l’ecosistema australiano
L'intervista
3 gior

Locarno75 e il futuro, also sprach Rapahël Brunschwig

La governance futura non è di competenza del managing director’, che sul nuovo presidente rimanda al Cda. E sui numeri del 75esimo...
Sostiene Morace
3 gior

Lunga vita al Festival (quanto ai premi, ‘de gustibus’)

‘Regra 34’, confuso e ripetitivo. Meglio ‘Gigi la legge’. Solari lascia o fa come al 70esimo? L’augurio è quello di trovare una figura all’altezza.
Arte
3 gior

Morto Dmitri Vrubel: dipinse il bacio fra Breznev e Honecker

L’artista russo è morto a 62 anni per complicazioni da Covid-19. Suo il celebre graffito sul Muro di Berlino
Locarno 75
3 gior

Pardi per tre, una condanna alla selezione

Sokurov e Fahdel non erano nelle corde: la Giuria, evidentemente figlia del suo tempo, ha premiato la libertà espressiva più che regole e grammatica
Il ricordo
3 gior

Piero Angela e la gentilezza della scienza

Raccontare la scienza con garbo, chiarezza e senso della meraviglia: nel giorno dei funerali, le lezioni del grande divulgatore morto sabato a 93 anni
L'intervista
3 gior

Marco Solari: ‘Lascio un Festival più forte e in crescita’

La decisione è presa, il 76esimo sarà il suo ultimo da presidente: ‘Ma ora nessuna retrospettiva, ho semplicemente annunciato i prossimi passi’
Musica
4 gior

‘Clarinetto d’improvviso’, il Santilli d’agosto

Prosegue il ciclo di concerti di Marco Santilli, atteso ad Ascona il prossimo 26 agosto e a Bellinzona il giorno dopo
27.09.2021 - 05:30
di Sarah Parenzo

Abraham Yehoshua e la pace di uno Stato binazionale

Lo scrittore israeliano in esclusiva a ‘Naufraghi’: il progetto di una Federazione che sancisca finalmente la pace, ‘un sogno possibile’

Alla vigilia del Capodanno ebraico incontro Abraham Yehoshua nel suo luminoso appartamento vicino a Tel Aviv. Lo scrittore che, come lui stesso ha reso noto in numerose interviste, negli ultimi anni combatte una faticosa battaglia contro il cancro, è da poco tornato dal festival del cinema di Gerusalemme dove si è svolta la prima del documentario ‘L’ultimo capitolo di A.B. Yehoshua’ diretto dal regista israeliano Yair Qedar.

Che cosa può anticipare di questo “ultimo capitolo” che ci auguriamo duri ancora a lungo?

In seguito all’uscita del romanzo ‘Il tunnel’ pensavo che non avrei più scritto, anche per ragioni di salute, ma poi la musa ispiratrice è tornata e ha portato con sé una novella, ‘La figlia unica’, che uscirà in italiano con Einaudi nel mese di novembre ed è ambientata in Italia. In Israele la novella sta avendo un successo inaspettato e così ne sto scrivendo un’altra.

Alcune scene del documentario sono girate in occasione di una sua visita a Ramallah. Guardandole ho pensato subito al meraviglioso festival culturale da lei descritto circa vent’anni fa nel libro ‘La sposa liberata’, nel quale israeliani e palestinesi si dilettavano di poesia e teatro “ospitandosi” reciprocamente nelle rispettive lingue ebraico e arabo grazie al raffinato uso della traduzione. Le sembra uno scenario ancora attuale?

Quando cominciai a scrivere ‘La sposa liberata’ ero contagiato dall’ottimismo che aleggiava all’indomani degli Accordi di Oslo. Poco dopo, tuttavia, scoppiò la Seconda Intifada e l’entusiasmo svanì insieme alle speranze. Lo scenario è molto cambiato da allora e lo stesso vale per la mia visione politica che negli ultimi anni ha subito un cambiamento di rotta portandomi a rinunciare al progetto di due Stati, che ho appoggiato instancabilmente nel corso della maggior parte della mia vita adulta, a favore di uno Stato unico per israeliani e palestinesi.

Potrebbe spiegarci cosa l’ha condotta a modificare la sua visione?

La soluzione dei due Stati sta svanendo a causa degli insediamenti in continua espansione in Giudea e Samaria. Infatti, secondo molti esperti che conoscono bene la realtà demografica e geografica, non è più possibile dividere la terra di Israele in due Stati sovrani. Allo stesso modo, la possibile ripartizione di Gerusalemme in due capitali separate da un confine internazionale sta diventando sempre più insostenibile. Perciò, benché si tratti della soluzione politica maggiormente sostenuta e sbandierata, sia dalle parti in causa, che dalla maggioranza della comunità internazionale, se esaminiamo la situazione con onestà intellettuale dobbiamo ammettere che essa non sia più praticabile. Ciò che è in pericolo ora non è l’identità ebraica e sionista di Israele, quanto la sua etica e la sua umanità. Il nostro caso non è come quello degli americani in Vietnam, dei francesi in Algeria né dei sovietici in Afghanistan, che un giorno si alzano e se ne vanno. Noi vivremo con i palestinesi per l’eternità, e ogni ferita e rottura nei rapporti tra i due popoli sarà scolpita nella memoria e trasmessa di generazione in generazione. La propagandata soluzione dei due Stati è diventata solo una copertura infida e ingannevole di quella che da occupazione feroce si sta trasformando in un vero e proprio stato di apartheid. Di conseguenza ritengo che si abbia il dovere morale di ricercare altre soluzioni che possano fermare questo processo modificandone il corso.

Dove pensa che risieda la singolarità del conflitto israelo-palestinese, parola tra l’altro poco appropriata perché denota una simmetria in realtà inesistente? Apparentemente si tratta di due popoli che da oltre settant’anni rivendicano la sovranità sullo stesso territorio, una sorta di disputa sulla “piena proprietà” di una particolare regione. Ma forse c’è dell’altro a rendere un compromesso o una conciliazione così difficili da raggiungere?

Negli anni sono arrivato alla conclusione che la causa va ricercata nella combinazione di due “difetti” sostanziali di entrambe le parti la cui espressione si trova da una parte nella degradante penetrazione dell’identità palestinese attuata attraverso gli insediamenti ebraici nei territori, e dall’altra nel sacro principio palestinese del ritorno dei profughi alle proprie case all’interno dello Stato di Israele vero e proprio.

Per quanto riguarda le responsabilità che attribuisco agli ebrei si tratta di argomenti che ho trattato ampiamente nei miei saggi ai quali rimando i lettori. In particolare mi sono soffermato sul processo d’indebolimento dell’elemento “patria” nell’identità ebraica che ha lasciato troppo spazio alla componente religioso-divina. Religione e lingua possono infatti essere condivise da più popoli, ma è il territorio che crea la base distintiva della nazionalità. Invece l’esilio è una piaga radicata nell’identità ebraica. Per quasi 2’000 anni, infatti, la stragrande maggioranza del popolo ebraico non ha vissuto nella “patria” concessale da Dio, bensì nelle patrie di altri popoli. Il rapporto tra il numero di ebrei che hanno preferito vivere di propria volontà fuori dalla Terra d’Israele e quelli che vi hanno risieduto fino alla fondazione di Israele è sbalorditivo. Ricorrendo a un’immagine, possiamo dire che la maggioranza degli ebrei ha trattato e continua a trattare le patrie altrui come una catena alberghiera, e così, insieme alla “libreria ebraica”, si sposta di albergo in albergo secondo le mutate condizioni di alloggio. Anche se gli ebrei hanno cercato nel corso della storia di comportarsi come buoni ed educati clienti in questi “alberghi”, la loro stessa presenza ha fomentato reazioni dure che, da divieti d’ingresso, conversioni forzate e rigide legislazioni, sono sfociate nell’annientamento più duro e crudele mai subito da un popolo nella storia dell’umanità, ovvero la Shoah.

Parallelamente allo storico disprezzo degli ebrei per il territorio come base primaria dell’identità nazionale, troviamo nei palestinesi un “difetto” opposto. Non sono certo un esperto di nazionalismo palestinese, ma non posso non rilevare che per il palestinese, la casa, o il villaggio di origine, e non l’intero territorio della Palestina, simboleggiano il cuore della sua identità. Eppure i palestinesi che abitano nei campi profughi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza non sono in realtà rifugiati, bensì sfollati che ancora vivono nella loro patria. L’insistenza nel vedere la propria casa o villaggio come la fonte primaria e quasi esclusiva dell’identità nazionale attraverso il “diritto personale” del rifugiato a tornare alla propria casa esaspera e sostiene il confronto con la nazionalità ebraica.

Accanto a questo vi è naturalmente anche la questione demografica complicata dagli oltre 400mila israeliani che risiedono oggi negli insediamenti di Giudea e Samaria.

Sino a ora abbiamo parlato solo di aspetti negativi. Cosa abbiamo invece all’attivo?

La convivenza relativamente riuscita tra ebrei e palestinesi israeliani, nonostante tutte le drammatiche vicissitudini vissute da entrambe le parti in settant’anni. La cittadinanza israeliana, imposta o concessa ai palestinesi nel 1949 alla conclusione della Guerra d’Indipendenza, ha creato una base concreta per i rapporti tra maggioranza e minoranza nello Stato ebraico, con la sua ampia minoranza nazionale e non territoriale del 20 per cento. Con tutte le lamentele e le accuse di entrambe le parti, giuristi, medici, infermieri, scienziati, ingegneri, politici, intellettuali e artisti palestinesi, testimoniano che, nonostante le difficoltà e le ingiustizie, la maggioranza ebraica è riuscita, di fronte a un gruppo di popolazione abbastanza ampio, a mantenere la cooperazione e la convivenza nel caos mediorientale. Non solo, ma oggi come sapete un partito israelo-palestinese è parte del governo. I palestinesi sono nativi di questa patria da generazioni, la maggior parte di loro conosce anche l’ebraico, ha familiarità con i codici israeliani e sarebbe possibile creare una partnership ragionevole con loro a beneficio di tutti – uno status quo umano che garantisca lo stato civile a ogni persona.

Come pensa si potrebbe procedere verso questo Stato unico?

Ho presentato la bozza di un piano unilaterale destinato a Israele che, nonostante i numerosi problemi e ostacoli, è ancora in grado di realizzarsi. Innanzitutto il piano riguarda la Cisgiordania, ovvero la Giudea e la Samaria e richiede uno stop assoluto alla costruzione di nuovi insediamenti e all’ampliamento di quelli esistenti. Lo status di residenza sarebbe offerto a tutti i residenti della Cisgiordania seguito, entro cinque anni, dalla cittadinanza israeliana, con tutti i diritti e gli obblighi connessi. Verrebbe organizzato un adeguato compenso di terra o denaro per le espropriazioni effettuate dal 1967. A Gerusalemme, la cittadinanza sarebbe stata offerta immediatamente a tutti i palestinesi già in possesso dello status di residenza, concesso a seguito dell’annessione della parte orientale della città e dei villaggi circostanti nel 1967. Le misure di sicurezza e i posti di blocco rimarrebbero in vigore secondo necessità, ma in linea di principio sarebbe consentita la libera circolazione dei palestinesi dentro e intorno a Israele, come è permesso oggi ai palestinesi residenti a Gerusalemme e a una parte significativa dei palestinesi che risiedono in Giudea e Samaria. Un’opzione generosa, sarebbe proposta per la riabilitazione dei rifugiati. I luoghi santi della Città Vecchia di Gerusalemme verrebbero amministrati congiuntamente dalle tre grandi religioni. La forma di governo di Israele da parlamentare diverrebbe un regime presidenziale. Il Paese verrebbe diviso in distretti, con maggiore autonomia in materia di leggi comunali, e naturalmente a tutte le questioni relative a istruzione, cultura e soprattutto religione. Il sistema elettorale sarebbe basato su elezioni regionali, al fine di migliorare l’efficacia dei distretti (come in Gran Bretagna e in altri Paesi). Le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese, con le quali ora si effettua una ragionevole cooperazione, sarebbero unite a quelle di Israele in una forza di polizia congiunta. La carta d’identità dei nuovi cittadini palestinesi riporterebbe la dicitura “La Federazione israelo-palestinese”, ma in termini di diritti e obblighi essi corrisponderebbero a quelli garantiti dalla carta d’identità israeliana. La Legge (ebraica) del Ritorno rimarrebbe in vigore, ma con un esame maggiormente rigoroso. Il ritorno dei profughi palestinesi da fuori Israele-Palestina non sarebbe invece consentito, se non all’interno di un rigoroso quadro di unificazione familiare.

Ai membri dell’Unione europea e agli altri Paesi del mondo verrebbe chiesto un generoso prestito/sovvenzione per il processo di accoglienza, integrazione e riabilitazione dei profughi dei campi. Infine la Federazione israelo-palestinese chiederebbe di entrare a far parte della comunità europea esistente come membro associato.

Sembra un progetto molto ambizioso e articolato sulla carta, ma come pensa che gli ebrei saranno disposti a rinunciare al sogno dello Stato ebraico? Si sentono già minacciati così, per non parlare degli ebrei della diaspora che finanziano moltissime iniziative per alimentare la stessa illusione. La demografia si invertirebbe nel giro di pochi anni e poi?

L’identità ebraica (comunque venga interpretata) è esistita per migliaia di anni come una piccola minoranza all’interno di nazioni grandi e potenti, quindi non c’è motivo per cui non sopravviva nello Stato israeliano, anche se questo contiene una minoranza palestinese tale da poter essere definito uno Stato binazionale. Si consideri il fatto che nel 1967 non c’era nemmeno un palestinese a Gerusalemme, la capitale di Israele, mentre ora, 50 anni dopo, ci vivono 300mila palestinesi. L’identità ebraica di Gerusalemme è diminuita o è cresciuta? Molti direbbero che l’identità ebraica di Gerusalemme si è solo amplificata anche in termini di osservanza religiosa.

Avrei ancora molte domande e soprattutto non abbiamo parlato di Gaza sulla quale so che nutriamo opinioni discordanti. Ma se tornassimo un momento al festival culturale di Ramallah che ha immaginato, come lo collocherebbe rispetto al progetto dello Stato Unico di cui abbiamo parlato?

Direi che la cooperazione e lo scambio tra intellettuali israeliani e palestinesi deve essere l’obiettivo nel lungo periodo, ma nello stesso tempo il mezzo, nel presente, per spianare la strada e preparare il terreno per una convivenza pacifica. Shanà tovà, buon anno 5782!

Questo contenuto è stato pubblicato grazie alla collaborazione con il blog naufraghi.ch

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
abraham yehoshua israele palestina
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved