La scoperta, ottenuta con l'esperimento LHCb, riguarda un mesone B neutro e potrebbe far luce su enigmi come la materia oscura e l'origine della materia nel Big Bang.
Dopo oltre quarant'anni di ricerche, al Cern di Ginevra sono state trovate le prime prove di un rarissimo decadimento di una particella subatomica che si verifica una volta ogni dieci miliardi di casi. Il risultato, ottenuto nell'ambito dell'esperimento LHCb, potrebbe aprire le porte del cosiddetto 'zeptoverso', il mondo delle interazioni fisiche su scale dell'ordine dello zeptometro, pari a un miliardesimo di miliardesimo di millimetro. Qui potrebbero nascondersi particelle capaci di far luce su enigmi come la materia oscura e l'origine della materia durante il Big Bang. Lo studio, non ancora sottoposto a revisione fra pari per la pubblicazione, è stato presentato durante un seminario al Cern. Il decadimento in questione riguarda un mesone B neutro, una particella composta da un quark 'beauty' e un antiquark 'down', che si trasforma in una coppia di particelle ancora più piccole, i muoni. La fisica quantistica descrive come questo processo sia influenzato da altre particelle; pertanto, una misurazione precisa di tale decadimento potrebbe rivelare tracce di particelle finora sconosciute. In linea generale, più un decadimento è raro, maggiore è la sua sensibilità all'influenza di nuove particelle. È la prima volta che un singolo esperimento ottiene prove di questo raro tipo di decadimento. Il gruppo di ricerca, che ha coinvolto circa 20 fisici provenienti da Regno Unito, Germania, Italia, Spagna e Paesi Bassi, ha utilizzato l'esperimento LHCb per spingersi a un livello di dettaglio superiore a quello direttamente accessibile all'Lhc. Combinando i dati del 2024 e del 2025 con quelli raccolti in precedenza tra il 2011 e il 2018, l'intensità del segnale ha superato la soglia di significatività statistica necessaria per indicare l'esistenza di un nuovo fenomeno. I nuovi risultati sono in linea con le previsioni del Modello Standard, la teoria di riferimento della fisica, e forniscono indicazioni su quali particelle potrebbero essere rilevate quando, nella seconda metà del secolo, entrerà in funzione l'erede dell'Lhc.