Scienze

Ricerca Alzheimer, 158 terapie in sviluppo ma la carenza di volontari frena gli studi clinici

Il Rapporto Mondiale 2026 evidenzia la difficoltà di reclutamento dovuta a diagnosi tardive. In Italia, si chiede un finanziamento stabile per il Piano Nazionale Demenze e supporto ai caregiver.

21 settembre 2026
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La ricerca sulla malattia di Alzheimer potrebbe essere a un punto di svolta. Attualmente, gli scienziati di tutto il mondo sono al lavoro su 158 potenziali terapie e sono in corso 192 studi clinici, 8 dei quali sono in fase III, l'ultimo miglio della ricerca clinica prima di raggiungere i pazienti. Tuttavia, questi passi avanti rischiano di rallentare per la difficoltà di reclutare partecipanti per le sperimentazioni. Per sostenere gli studi attivi servono infatti circa 55mila volontari, ma i criteri di selezione molto stringenti fanno sì che, per arrivarci, occorra coinvolgerne almeno 350mila.

È uno dei dati emersi dal Rapporto mondiale 2026 diffuso da Alzheimer's Disease International in occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer e presentato nel nostro Paese da Alzheimer Italia.

Il problema principale, si rileva nel rapporto che quest'anno è dedicato alla ricerca clinica sulle demenze, è soprattutto la difficoltà di accesso agli esami specialistici e, quindi, la diagnosi spesso tardiva: questo impatta anche sulle potenzialità dei nuovi trattamenti, che agiscono soprattutto nelle fasi iniziali della condizione.

Per questo la campagna di quest'anno è focalizzata soprattutto su una diagnosi tempestiva. Con lo slogan "Prima lo sai, di più puoi fare", invita a un maggiore sforzo dei sistemi sanitari verso la diagnosi precoce, ma anche a prestare attenzione a dieci segnali d'allarme: perdita di memoria, difficoltà a svolgere attività abituali, problemi con il linguaggio, disorientamento nel tempo e nello spazio, scarso o ridotto giudizio, difficoltà a tenere traccia delle cose, oggetti messi nel posto sbagliato, cambiamenti dell'umore e del comportamento, difficoltà a comprendere le informazioni visive e spaziali, ritiro dal lavoro o dalle attività sociali.

In Italia, intanto, cresce l'attenzione al nuovo Piano Nazionale Demenze presentato in occasione della Giornata. Alzheimer Italia sottolinea l'importanza di un impegno chiaro da parte delle Istituzioni, che passa innanzitutto da un finanziamento stabile del Piano. "I fondi a termine, utilizzati finora, non sono in grado di rispondere a un bisogno continuativo: chi riceve oggi una diagnosi avrà bisogno di servizi per i dieci o quindici anni successivi, non per i trentasei mesi di durata di un progetto", afferma Mario Possenti, segretario generale di Alzheimer Italia. "I passi avanti nella ricerca e la diagnosi precoce non servono se le persone poi vengono abbandonate a loro stesse. Oggi in Italia sono oltre 1.430.000 le persone con demenza, destinate a diventare 2.200.000 entro il 2050. In un Paese come il nostro, in cui la cura è ancora quasi interamente affidata ai caregiver, il sostegno all'intera famiglia è la condizione imprescindibile perché qualsiasi percorso funzioni", conclude Possenti.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni