Scienze

Il dolore cronico modifica la struttura cerebrale

27 agosto 2026
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Il dolore cronico lascia tracce nel cervello: uno studio dell'Inselspital di Berna e dell'Università di Friburgo dimostra che la struttura della corteccia cerebrale nelle persone affette da dolore cronico differisce da quella delle persone sane.

Nell'ambito della ricerca, finanziata dal Fondo nazionale svizzero (FNS), il team ha eseguito risonanze magnetiche strutturali del cervello su trenta persone sane e trenta persone con "dolore cronico primario", indica il FNS in un comunicato. Con questo termine si indicano i disturbi del dolore cronico che non sono interamente riconducibili a fattori scatenanti identificabili come lesioni o malattie; un esempio tipico è la fibromialgia.

Studi precedenti avevano evidenziato che la cronicizzazione del dolore è associata ad alterazioni cerebrali. Ora è emerso che la corteccia cerebrale - lo strato più esterno degli emisferi cerebrali, ripiegato in numerose circonvoluzioni - delle persone che soffrono di dolore cronico primario presentava alcune differenze strutturali rispetto a quella delle persone sane: una regione anteriore dell'emisfero sinistro era maggiormente ripiegata. Quest'area è coinvolta, tra le altre cose, nell'elaborazione delle emozioni e dei ricordi ed è anche associata alla percezione e alla valutazione del dolore cronico, spiega il FNS in un comunicato.

Nell'emisfero cerebrale destro delle persone affette da dolore cronico primario, rispetto alle persone sane del gruppo di controllo, è stata invece riscontrata una minore profondità dei solchi in diverse regioni, tra cui alcune situate nella parte anteriore del cervello. Queste aree sono associate, tra l'altro, all'elaborazione degli stimoli sensoriali e a quella del dolore.

"Ciò è coerente con l'ipotesi che, nel passaggio dal dolore acuto a quello cronico, i processi emotivi e cognitivi diventino sempre più rilevanti", spiega la neuroscienziata Salome Häuselmann, dell'Inselspital. Questo fatto potrebbe innescare un circolo vizioso, in cui l'elaborazione dei segnali del dolore, dello stress, delle emozioni negative e delle valutazioni cognitive si intrecciano e si rafforzano a vicenda.

Secondo Häuselmann, tuttavia, questi risultati rappresentano solo un'istantanea. Non è quindi chiaro se la struttura cerebrale sia cambiata a causa della sofferenza cronica o se le persone interessate presentassero già prima quella particolare conformazione e fossero perciò più vulnerabili al dolore cronico. Per rispondere a queste domande sarebbero necessari complessi studi a lungo termine.

"La buona notizia è che il nostro cervello è in grado di adattarsi. Questo dà speranza", afferma ancora la neuroscienziata. È possibile che, nel corso di una terapia del dolore efficace, le circonvoluzioni e i solchi della corteccia cerebrale tornino ad assomigliare maggiormente a quelli delle persone senza dolore. Resta tuttavia da chiarire se e in che modo tali cambiamenti siano associati a un miglioramento dei disturbi.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni