Prendere per mano il sistema immunitario e guidarlo un passo alla volta a riconoscere una componente chiave, ma ben protetta, del virus Hiv. È questa la strategia che usa un vaccino sperimentale messo a punto da un team di ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, in collaborazione con i colleghi dello Scripps Research Institute e della Emory University, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature. Il vaccino si è dimostrato efficace nei test sugli animali e suggerisce una strategia che potrebbe essere replicata nell'uomo.
L'Hiv si è dimostrato tra i virus più difficili da bersagliare con un vaccino. Tutti i tentativi finora si sono rivelati inefficaci soprattutto a causa della sua capacità di mutare continuamente eludendo il sistema immunitario. Una delle sfide per la messa a punto di un vaccino efficace è dunque identificare una parte del virus che non cambi nel tempo e sia condivisa dalle innumerevoli varianti virali.
Il nuovo studio si è concentrato su una regione del virus con queste caratteristiche: si tratta di una specifica porzione della proteina Env, che si trova sulla superficie esterna del virus e che questo usa per entrare nelle cellule umane. Un bersaglio ideale, ma protetto da uno scudo di zuccheri che lo rende quasi inaccessibile. Il team ha messo a punto un vaccino in cui questa proteina viene attaccata a microscopiche strutture di grasso (liposomi). Il prodotto è stato poi testato su macachi, con una strategia innovativa: ogni richiamo prevedeva un cambiamento nella struttura della proteina. In tal modo, il vaccino ha guidato lo sviluppo di una risposta immunitaria in divenire, via via più ampia ed efficace, simulando un percorso evolutivo degli anticorpi anti-Hiv. Questo tipo di risposta è stata riscontrata, in rari casi, in alcune persone che avevano contratto il virus.
I ricercatori giudicano il risultato un successo: tuttavia, precisano, più che un vaccino da testare sull'uomo lo studio fornisce un metodo: "A causa della sua straordinaria diversità antigenica, Hiv non può essere affrontato con un singolo vaccino aggiornato annualmente come quelli usati per l'influenza o SarsCoV2", scrivono. "Piuttosto, probabilmente, richiederà una strategia di immunizzazione a più dosi mirata non alla corrispondenza dei ceppi - che è impraticabile - ma all'induzione di anticorpi ampiamente reattivi in grado di contrastare l'ampia diversità del virus".