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Keystone
Attenzione ai detriti
17.07.2022 - 17:55
Aggiornamento: 18.07.2022 - 12:05
Ansa, a cura di Red.Web

Sud del mondo a rischio di caduta di detriti spaziali

Nei prossimi 10 anni la probabilità sarà del 10%. E in luoghi come Giacarta, Dhaka e Lagos sarà tre volte superiore rispetto a New York e Mosca

È del 10% la probabilità che, nei prossimi 10 anni, la caduta incontrollata di detriti spaziali sulla Terra possa fare una o più vittime. Un rischio che inoltre pesa in modo sproporzionato sul Sud del mondo, dove la probabilità di impatto con danni è tre volte maggiore rispetto al Nord. Lo indica uno studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy e guidato dall’Università canadese della British Columbia di Vancouver, basato sui dati satellitari degli ultimi 30 anni.

Gli autori dello studio evidenziano quindi l’importanza di rendere obbligatori i rientri controllati dei veicoli spaziali, per evitare di far crescere ulteriormente il rischio.

Finora, spesso i booster e altre parti importanti dei veicoli spaziali sono stati abbandonati in orbita, con il rischio di un rientro nell’atmosfera in modo incontrollato e la cui traiettoria è impossibile da prevedere.

I ricercatori guidati da Michael Byers, analizzando i dati dei satelliti degli ultimi 30 anni, hanno proiettato il rischio per gli esseri umani nel prossimo decennio, concentrandosi soprattutto su pezzi di veicoli che rimangono parzialmente intatti e che rappresentano quindi una minaccia se dovessero cadere sulle terre emerse, sul mare, ma anche sugli aeroplani.

I risultati mostrano che, se non cambieranno le pratiche attuali, c’è un 10% di probabilità di causare vittime se la caduta di ogni rottame diffonde detriti letali su un’area di 10 metri quadrati.

Inoltre, il rischio è concentrato nel Sud del mondo, con i resti dei veicoli che hanno una probabilità circa tre volte maggiore di atterrare alle latitudini di Giacarta (Indonesia), Dhaka (Bangladesh) e Lagos (Nigeria), rispetto a quelle di New York, Pechino o Mosca.

Gli autori dello studio sottolineano che manca una volontà collettiva di utilizzare la tecnologia per i sistemi di rientro guidato, a causa dei costi associati, e che sono quindi necessari accordi multilaterali che ne rendano obbligatorio l’impiego.

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