Sanremo

Sanremo, a Ditonellapiaga con TonyPitony la serata delle cover

Vincono con ‘The Lady is a Tramp’. Non molti i guizzi, ma buoni: il Dargen D'Amico pacifista, Nigiotti e Alfa che cantano Bersani e Arisa sinfonica

(Keystone)

La donna del momento Ditonellapiaga e il fenomeno del momento TonyPitony hanno vinto la serata delle cover, tradizionale appuntamento del venerdì sanremese. La loro versione di ‘The Lady is a Tramp’ di Frank Sinatra, qui più vicina a Tony Bennett e Lady Gaga, ha messo in fila Sayf con Alex Britti e Mario Biondi in ‘Hit the Road Jack’ e Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma in ‘Quello che le donne non dicono’. Le esibizioni sono state votate dal pubblico con il Televoto, dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web e dalla Giuria delle Radio.

Quattro ore e mezza prima

Live da Corso Matteotti, il medley di Laura Pausini comincia fuori dal teatro e finisce dentro. La serata delle cover, o anche “dei duetti”, si apre sulle note dei grandi successi di ‘Io canto 2’. È il Festival di Sanremo ma in un attimo diventa ‘Tale e Quale Show’, con Elettra Lamborghini disperatamente approssimativa insieme alle Las Ketchup in ‘Aserejé’: ma è festa e dunque festeggiamo. Eddie Brock pare nato da una costola di Fabrizio Moro e dal 2017 arriva la solita versione gridata di ‘Portami via’ (poi arriva Carlo Conti e se li porta via). Mara Sattei si appropria de ‘L’ultimo bacio di Carmel Consoli’ e ne fa una rispettabilissima versione alternativa, a uso e consumo anche del rapper Mecna.

Gino Paoli e Peppe Vessicchio la scrissero nel 1986: ‘Ti lascio una canzone’ è uno standard e Patty Pravo la interpreta come tale. Anche Timofej Andrijashenko, primo ballerino della Scala, la danza come tale. ‘I maschi’ di Gianna Nannini è un crescente trionfo di femminilità finanche rock, con Gaia e Levante che alla fine di tutto si baciano ma la regia si perde il momento (o se lo vuole perdere). Il Festival ci ripropone Claudio Santamaria ogni anno, che si tratti di un film da promuovere o un’ospitata, e ‘Mi sei scoppiato dentro al cuore’ con Malika Ayane non si muove da dov’era sempre stata, salda nella disponibilità di Mina.

KeystoneA destra, Cristina D’Avena

Solo Cristina D’Avena poteva portarci via il ricordo di Elettra Lamborghini: ecco le vere Bambole di pezza in ‘Occhi di gatto’, e se non fosse che Carlo Conti anticipa la sorpresa come l’amico pettegolo sul quale non puoi fare affidamento, ‘Whole Lotta Love’ dei Led Zeppelin è bruciata. È in ‘Su di noi’, messa di mezzo tra ‘Il disertore’ di Ivano Fossati e il canto ebraico ‘Gam Gam’, che la serata delle cover ha pieno senso: il pacifista Dargen D’Amico mette insieme il filo-putiniano Pupo e la tromba di Fabrizio Bosso e realizza uno dei suoi piccoli capolavori social-musicali.

Morrandi che sorpresa!

‘L’ultima luna’ è così com’è sempre stata e può continuare a essere: lode a Lucio Dalla che la scrisse, a Tommaso Paradiso che l’ha scelta e agli Stadio, chi meglio di loro. ‘Domani è un altro giorno’ è una cover (Tammy Wynette), ma è italiana per meritodi Ornella Vanoni che l’ha incisa: rispettosa è anche la versione di Fiorella Mannoia e Michele Bravi. È un attimo che torna Dalla per ‘Vita’, e i Morandi sono due: papà Gianni per la migliore delle sorprese, a cantare con Tredici Pietro, il Morandi figlio.

KeystonePerò ci si sta, stringendosi un po’

Brunori Sas supermelodico accompagna Maria Antonietta e Colombre ne ‘Il mondo’ di Jimmy Fontana, in versione ‘La felicità e basta’, bella quanto basta. Nel bianco e nero originale, ‘Parole parole’ è a parti invertite: Fulminacci è Mina e la Belva Francesca Fagnani è Alberto Lupo (“Fulminacci, a volte non ti capisco”, ma soprattutto “Che belva sei”). Ottant’anni da poco, Tullio De Piscopo potrebbe essere il bisnonno di LDA e AKA 7even e su ‘Andamento lento’ – che lui chiama ‘Santo andamento lento’ perché gli ha fatto comperare casa (parole sue) – ancora picchia sulle pelli come uno scugnizzo.

Una Milano da ridere

Nick Kershaw ha scritto un paio di capolavori e uno è ‘The Riddle’: la versione di Raf e The Kolors brilla più per la coreografia che per l’arrangiamento, che quello è. ‘E la vita, la vita’ è invece uno dei capolavori di Enzo Jannacci, scritta con Renato Pozzetto: J-Ax ci mette del suo (“C’è chi fa la cover del pezzo impegnato”) insieme alla Milano da ridere che ha fatto la storia. Ditonellapiaga in biondo Lady Gaga scende le scale con TonyPitony per cantare ‘The Lady is a Tramp’ più o meno come l’avrebbe cantata Tony Bennett (o Lady Gaga).

KeystoneEnrico Nigiotti e Alfa

Ecco Enrico Nigiotti con Alfa per cantare un capitolo di imprescindibile canzone d’autore, d’amore e di panico firmata Samuele Bersani intitolato ‘En e Xanax’. L’omaggio è degnissimo. Ed ecco Serena Brancale con Delia e il grande Gregory Porter: “Sarà come partecipare a una jam session a New York”, aveva detto Serena in conferenza. A New York forse non c’è una Matteotti Avenue, ma è come se ci fossimo stati. Insieme a Mario Biondi e Alex Britti, Sayf porta sul palco la mamma per una ottimistica ‘Hit the Road Jack’ (“Mentre l’orchestra suona la tromba il mondo affonda”).

Francesco Renga canta ‘Ragazzo solo, ragazza sola’ e alle prime note di Giusy Ferreri viene da chiedersi come David Bowie avrebbe cantato ‘Non ti scordar mai di me’. Con Samurai Jay, Roy Paci suona la tromba e Belén Rodriguez, morena, ‘Baila’. Meglio Arisa che con il Coro del Regio di Parma è sinfonica in ‘Tutto quello che le donne non dicono’, con il ‘sì’ finale che viene dall’originale e sa di fiducia. ‘Cinque giorni’ di Michele Zarrillo con Sal Da Vinci non cambia la storia di quella (bella) canzone.

KeystoneSamurai Jay & friends

Falchi a metà

Il lavoro di scomposizione armonica di ‘Meravigliosa creatura’ di Gianna Nannini produce disorientamento, e per una volta Fedez & Masini non sono nelle parti alte della classifica. Piace Ermal Meta che canta ‘Golden Hour’ di Jvke, piacciono ancor più Nayte e Joan Thiele nel De André de ‘La canzone dell’amore perduto’ e ancor meno Luchè e Gianluca Grignani falchi a metà. Chiello con Saverio Cigarini al pianoforte al posto di Morgan ci lasciano in un limbo, Leo Gassmann urlante con Aiello in ‘Era già tutto previsto’ di Riccardo Cocciante ci lasciano interdetti.

Musica a parte. C’erano Bianca Balti a un anno dalla malattia (“Sono qui per godermela”), Max Pezzali dalla nave nell’immortale e generazionale ‘Gli anni’ e un impalpabile Alessandro Siani. Facciamo le valigie e ci spostiamo al Dopofestival per ascoltare Brunori Sas che canta ‘La verità’, una di quelle cose che danno il senso a una settimana intera.

Nel frattempo, parafrasando Nigiotti, “da qualche parte è già finale”.