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16.12.2019 - 06:000

La via per la felicità? 'È nella nostra mente'

Incontro con il Lama Shinendentsel, venuto dalle steppe della Mongolia per spiegare, a Lugano, le radici di ansia e depressione. E come combatterle

«Chi sorride alla vita e privilegia un approccio positivo, attira lo stesso genere di eventi. Ciò che emaniamo, ci ritorna». A parlare è Lama Shinendentsel, lo incontriamo a Lugano, dove ha tenuto per il quinto anno consecutivo un seminario sulla felicità e su come vivere appieno la vita (il ricavato era per un progetto umanitario, vedi sotto). Viene dalle steppe sconfinate del paese di Gengis Khan, incastonato tra Russia e Cina. All’età di sei anni ha deciso di diventare monaco. Dopo aver studiato per 25 anni il buddismo, ha portato i suoi insegnamenti in giro per il mondo. Oggi è abate del monastero Janchivdechinlen, nel distretto di Ulaanbaatar, capitale della Mongolia.

Ne approfittiamo per avere uno sguardo diverso su malesseri diffusi come ansia, insonnia, depressione che attraversano la nostra società, mettendo k.o. la casalinga come il bancario o lo studente.

«Dietro ad ansia, depressione, insonnia ci sono spesso traumi dimenticati (come spaventi, lutti, separazioni...) che restano registrati e ‘dormienti’ nella nostra mente e possono emergere – richiamati dalle profondità alla superficie – da eventi simili. Ad esempio, chi durante l’infanzia ha subito un distacco dai genitori, può sviluppare una sorta di ansia da separazione, che si manifesterà quando meno se lo aspetta, rendendolo/la vulnerabile. In Mongolia vengono usati rituali buddhisti per liberare le persone da questi pesi, che tolgono molta energia vitale», spiega.

La felicità si costruisce ogni giorno

Per il buddismo – che non è una religione ma più una filosofia di vita – la sofferenza è considerata la natura dell’essere umano però ci sono modi per vivere serenamente e felicemente, trovando l’equilibrio in ogni cosa. Ci fa un esempio: «In Mongolia si dice che se preso nelle dosi giuste anche il veleno può essere una medicina».

Molto dipende da come usiamo ogni giorno la nostra mente. C’è chi è dubbioso, si attacca di continuo al passato o si fa prendere dalle ansie per il futuro e chi invece vive più sereno accogliendo col sorriso ciò che arriva.

«Essere felici dipende da noi stessi. In ogni momento decidiamo come nutrire la nostra mente: con emozioni negative o positive; guardando modelli che ci ispirano al bene o altri meno virtuosi;  vedendo il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Quando qualcosa va storto diamo di regola la colpa agli altri. In realtà la scelta di essere felici dipende solo da noi». Inizia poi a parlarci di emozioni da evitare come invidia, odio, rancori... «Coltivando pensieri, parole e azioni negative, che danneggiano noi stessi e gli altri, perdiamo molta energia vitale». Scopriamo dal Lama che esiste la legge di attrazione. «È come guardarsi allo specchio, si attira il simile, ciò che si emana, si riceve. Se siamo rabbiosi e violenti, attireremo alla lunga questo tipo di episodi. Se siamo in pace e diffondiamo amore incontreremo persone gentili».

Iperattivi perché poco amati

La Svizzera è uno dei Paesi più ricchi al mondo, ma con un tasso di suicidi molto elevato. Tanti agi non sembrano dare la felicità. «Qui c’è un livello di benessere sociale e tecnologico elevato, ma occorre curare anche la parte spirituale, così da creare un circolo virtuoso. Un’attenzione ossessiva agli aspetti materiali, all’estetica del corpo, della casa... può inaridire. Vale la pena analizzare come siamo messi dentro. Quando una persona è felice diventa luminosa».

Anche tra i bambini iperattività e ansia sono diffuse. «Spesso entrambi i genitori lavorano e quando rientrano a casa sono stanchi, stressati e posteggiano i figli davanti a computer, tivù, videogiochi. Se si riesce a dare più amore e attenzione ai figli, migliorerà l’intera società», aggiunge.

Comunque, gli spieghiamo, i ticinesi sono tra i più generosi della Svizzera. «Altruista è chi sa pensare prima agli altri e ne riceve una serenità mentale. Chi vede solo se stesso e si mette sempre al primo posto, fatica a fare buone azioni», conclude.  

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