Il 30 settembre nella Chiesa del Papio un atteso recital cameristico. La violoncellista: ‘Dopo migliaia di concerti fra noi è ancora questione di chimica’. Incontriamo i due protagonisti

Alcuni incontri artistici lasciano il segno. Quello fra la violoncellista argentina Sol Gabetta e il pianista francese Bertrand Chamayou appartiene senza dubbio a questa categoria. Da oltre vent’anni i due condividono palcoscenici, incisioni e progetti comuni, dando vita a una delle collaborazioni più solide e apprezzate della scena musicale internazionale. Una sintonia che il pubblico di classicAscona potrà ascoltare dal vivo nel recital di mercoledì 30 settembre alle 19.30 nella Chiesa del Collegio Papio di Ascona
A classicAscona il loro recital è fra gli appuntamenti più attesi del festival, con un programma che affianca Grieg e Rachmaninov. Di fatto, l’intesa fra i due funziona da oltre vent’anni, sancita da un’armonia di coppia semplicemente esemplare per calore timbrico e rigore interpretativo. Basti prendere a caso uno dei dischi realizzati in questi anni: magari l’ultimo uscito nel 2024, centrato sulla produzione romantica di Mendelssohn con le due Sonate e una trascrizione di Romanze senza parole. Un amabile gioco di coppia dove lui (per sintonizzarsi meglio al suono di lei) sceglie di utilizzare un pianoforte d’epoca Blüthner di metà Ottocento, mentre il colore del violoncello al femminile viene si sprigiona su un modello Bonamy Dubrée-Suggia Stradivari del 1717.
«Bertrand e io suoniamo insieme dall’inizio del millennio, ma non è che le cose siano cambiate più di tanto con tutto quel che si è fatto insieme, qualcosa come migliaia e migliaia di concerti» racconta Gabetta. «Semplicemente l’intesa si è rivelata subito magica, scattata in questi termini dal giorno in cui ci siamo conosciuti. Mi sento di parlare di una sorta di chimica: quando c’è la segui, se manca non ci cavi niente di positivo». In che senso? «Paradossalmente puoi non sapere nulla di una persona, ma a un certo punto senti che lui capisce esattamente il tuo linguaggio musicale, lo decodifica alla perfezione. Parliamo la stessa lingua, abbiamo le medesime idee e corriamo su binari identici. La cosa strana è che a volte ci capita di lavorare con gente diversa da noi e solo allora la differenza si fa sentire. Poi certo, ci sono pure delle qualità che si rinforzano, soprattutto dopo vent’anni e più di lavoro insieme».
Le analogie, in fondo, sussistono a partire dall’agenda degli impegni. «Anche Bertrand, come me, si esibisce moltissimo da solo, fa tanti pezzi moderni e suona le nuove composizioni richieste appositamente a determinati autori» prosegue Gabetta. «Anche questo risulta importante, perché cavalchiamo la stessa onda: se uno fosse dipendente dall’altro (magari perché non ha concerti da solista) la relazione artistica non sarebbe sana, ma squilibrata. Ne è nato un senso di purezza e di grande libertà che impedisce qualsiasi tipo di barriera che sorga tra noi due. A volte i progetti si sviluppano velocemente, mentre siamo a tavolo o viaggiamo, ma questa libertà di pensiero che non mette nessuna pressione sull’altro è la base per una relazione a lungo termine».
Chamayou incalza. «Le occasioni per incontrarci al di fuori dei concerti sono altrettanto importanti. È capitato che a volte ci vedessimo solo perché i nostri figli volevano giocare insieme e questo scambio continuo di relazioni è l’ingrediente che ci ha sempre dato energia e piacere reciproco. Ci capita di sedere davanti ai rispettivi strumenti e senza quasi neppure guardarci l’un l’altro nasce immediatamente un respiro perfetto. In prova, non succede mai che ci fermiamo per limare o perfezionare un dettaglio, ma al contrario il fraseggio e il colore ideale lo otteniamo di slancio, suonando in modo naturale. Posso dire davvero che è raro trovare una partner (o un partner) che abbia queste caratteristiche».
Un’intesa perfetta, che il pubblico potrà assaporare su un programma in bilico tra Otto-Novecento «Stavolta il focus è dedicato a un’area del mondo nordica e russa» aggiunge Gabetta. «La Sonata in la minore di Grieg l’abbiamo recentemente studiata insieme a fondo, mentre la Sonata in sol minore di Rachmaninov è stata per molto tempo una parte rilevante del nostro repertorio di coppia. E questa combinazione ci fa esplorare idee musicali fresche, con una costruzione che arricchisce la nostra storia condivisa».
Artista in residenza, dopo il Concerto di Elgar con la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen di domenica scorsa, Sol Gabetta suonerà con Il Giardino Armonico di Giovanni Antonini il 2 ottobre in un programma dedicato a Haydn. Tiene inoltre una masterclass per i giovani violoncellisti.