Musica

Marracash e Guè festeggiano 'Santeria' a Milano un decennio dopo

L'Ippodromo Snai San Siro sold out per l'album cult che unisce generazioni di fan del rap italiano.

12 settembre 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

"Dite G.U.E. Dite Marracash". Trentamila voci rispondono all'unisono e l'Ippodromo Snai San Siro torna indietro di dieci anni. Marracash e Guè celebrano a Milano "Santeria", l'album pubblicato nel 2016 diventato nel frattempo un disco di culto del rap italiano, con la prima delle due serate evento, entrambe sold out. Si parte da "Salvador Dalì": i due arrivano sul palco con tute rosse scintillanti, in puro stile street urban. Dopo quattro canzoni Marracash domanda quanti fossero già lì dieci anni fa, ai tempi di "Santeria". Si alzano tantissime mani. "Cazzo, siete cresciuti bene però", scherzano. Ma a impressionare sono i giovanissimi. Ragazzi e ragazze rappano insieme a loro non soltanto i ritornelli, ma intere strofe, velocissime, parola per parola. La dimostrazione di quanto il rap sia diventato un linguaggio immediato e trasversale, capace ormai di attraversare le generazioni. "Adesso un pezzo che gasa e che sgasa", annunciano. Ed esplode "Scooteroni", con il suo irresistibile "Vroom, vroom Scooteroni! Scooteroni!". È uno dei momenti più trascinanti della serata. Il delirio continua con "Insta Lova", mentre Guè è passato a una felpa chiara senza maniche e Marracash al nero. "Questo è un pezzo un po' da lap dance, un po' da strip club", anticipano prima di "Maledetto me". Poi arriva "Tony", omaggio al Tony Montana di "Scarface".

Tra battute, provocazioni e qualche uscita sopra le righe, il concerto procede senza particolari sorprese ma con un entusiasmo del pubblico che non cala mai. Pochi orpelli, niente parata di ospiti: Marra e Guè fanno quello che sanno fare, rappano. E quando il primo sfodera "Badabum Cha Cha", inno alla sua Barona, Guè replica con "Cookies N Cream". Sembra quasi una battle amichevole tra due vecchi amici ed è uno dei momenti più divertenti del live. "Santeria", del resto, racconta anche questo sodalizio. Dieci anni dopo la sua eredità si misura anche guardando il pubblico dell'Ippodromo: accanto a chi seguiva Marracash, Guè e la Dogo Gang nei club dei primi Duemila ci sono adolescenti che allora non erano ancora nati. Ventitré anni fa sarebbe stato difficile immaginare il rap italiano riempire spazi di queste dimensioni. Oggi Marracash e Guè possono permettersi di farlo quasi senza scenografie o artifici, affidandosi alle parole e a un repertorio entrato nella memoria collettiva. Il finale mette insieme passato e presente: prima "Love", uno dei vertici di "Noi, loro, gli altri" di Marracash, poi "Nulla accade", brano simbolo di "Santeria". Domani si replica, ancora davanti a un Ippodromo sold out.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali
Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni