A colloquio con Stefano Nigro, sabato 18 luglio tra i protagonisti dell'Opera Studio internazionale ‘Silvio Varviso’

Il Festival Ticino Musica apre la sua 30esima edizione con La Bohème di Giacomo Puccini, in scena sabato 18 luglio alle 20 nell’Aula Magna del Conservatorio di Lugano. Un capolavoro senza tempo che prende vita grazie ai giovani talenti dell’Opera Studio internazionale ‘Silvio Varviso’. In vista del debutto, abbiamo incontrato il giovane direttore d’orchestra Stefano Nigro, che ci ha raccontato il percorso, la visione e il lavoro dietro questa produzione.
Come descriveresti il lavoro che svolgi all’interno delle produzioni di Ticino Musica?
Il mio ruolo è quello di portare in scena l’idea interpretativa intorno alla quale lavoriamo a fondo nelle settimane di prova. Ogni opera presenta nuove sfide e linguaggi compositivi da presentare al pubblico, sempre con un filo comune: la brillantezza esecutiva e la vocalità al servizio della drammaturgia.
La Bohème è un’opera celebre, e proprio per questo richiede una particolare capacità di trovare un equilibrio tra tradizione e personalità interpretativa. Qual è la tua visione dell’opera?
Con il M° Finazzi, abbiamo lavorato a una Bohème anti-retorica, ricercando la verità drammaturgica della parola all’interno delle magnifiche onde melodiche pucciniane. Personalmente, credo che il fascino intramontabile di questo titolo risieda nel tema della conclusione della giovinezza. La morte di Mimí porta via con sé anche la gioventù dei quattro amici, cambiandone per sempre la vita: in questo doppio dramma si cela il contenuto emotivo che ci commuove ogni volta che ascoltiamo questa musica.
Come compositore, ritieni di saper leggere una partitura orchestrale con una prospettiva diversa rispetto a chi si dedica esclusivamente alla direzione?
Sì, credo mi renda più sensibile a cogliere nel testo musicale gli sviluppi tematici, la ricerca timbrica e l’idea di suono che il compositore sviluppa nel modo in cui tratta i diversi strumenti e le famiglie strumentali.
Un’opera non è fatta solo di musica, ma anche di testi, drammaturgia e molto altro. Come organizzi la preparazione di così tanti elementi?
Parto sempre dal testo, dallo studio del libretto. Poi passo alla partitura cercando di sviluppare una visione di insieme del testo musicale per poi dedicarmi a un’analisi approfondita delle singole sezioni dell’opera. Infine, cerco di chiarire gli aspetti della concertazione sui quali mi concentrerò nel lavoro con orchestra e cantanti per guidarli verso la mia visione dell’opera che andremo a eseguire.
C’è un aspetto di questa Bohème che pensi porterai con te anche nelle esperienze future?
Porterò con me il desiderio di ricercare la verità drammaturgica della parola anche nelle grandi opere romantiche. Non dobbiamo accontentarci di una linea melodica ben cantata, ma continuare a scavare alla ricerca del significato che vogliamo comunicare a chi ci ascolta.
Con Ticino Musica porterete l’opera anche in luoghi insoliti, come piazze e cortili all’aperto. Pensi che queste location diano un valore aggiunto all’esperienza?
Sì, assolutamente sì. La grande sfida dei prossimi 50 anni per tutti noi musicisti sarà la creazione di un nuovo pubblico. Sono convinto che questo lavoro sia prezioso e fondamentale: portare l’opera e la musica fuori dai confini tradizionali rappresenta una delle strategie più efficaci per attrarre nuovi appassionati e dare nuovi stimoli a chi già frequenta teatri e sale da concerto.
Che cosa desideri che il pubblico porti con sé dopo gli spettacoli?
Spero che il pubblico possa ricordare l’intensità emotiva, l’originalità e la freschezza della nostra interpretazione. C’è grande entusiasmo e affiatamento nel cast e in orchestra: non vediamo l’ora di iniziare, quindi... vi aspettiamo!