Il live supera il record di Modena Park, con megapalco, ospite Fabrizio Moro e un indotto stimato di 90 milioni
Lo sa Ultimo, che arriva poco prima del concerto in elicottero, con il suo cappellino e la canotta bianca d'ordinanza. E lo sanno i 250mila, che hanno sfidato il sole, il caldo, le lunghe distanze a piedi, i disagi (le ultime file sono a qualche centinaio di metri dalle prime). L'importante è esserci: il raduno degli ultimi è diventato il raduno dei primi. E quando, con il giorno che sta per lasciare il passo alla notte, il megapalco da 140 metri per 60 di altezza (con 2.500 metri quadri di schermo LED ad alta risoluzione e sovrastato dalla firma di Ultimo e con una passerella a forma di infinito lunga 30 metri) si illumina, è l'inizio del rito. Gli schermi giganti rimandano le immagini di occhi lucidi, di abbracci stretti, di telefoni pronti a immortalare il momento da portarsi dietro per tutta la vita.
In fondo agli spazi messi a disposizione dall'università di Tor Vergata appare prima la scritta "Beati gli ultimi perché saranno i primi", e poi Ultimo, con gli stessi occhi lucidi di chi lo aspettava da ore. È visibilmente teso, emozionato, ma basta intonare Pianeti, il primo brano in scaletta, perché la tensione scivoli via, insieme all'inchino che dedica al tappeto di gente davanti a lui. "Roma sei un capolavoro e questo non è solo un concerto, questo è il giorno che aspettavo, questa è la favola, questa è la favola per sempre". Intanto centinaia di palloncini rossi si agitano allegri nella platea.
Le parole lasciano lo spazio alle canzoni che si susseguono veloci: Lunedì, Ovunque tu sia, Bella davvero, Rondini al guinzaglio. E poi ancora Romantica, La stella più fragile dell'universo. Le canzoni che lo legano (in un rapporto ancora conflittuale) al festival di Sanremo sono una via l'altra: Colpa delle favole, I tuoi particolari, Il ballo delle incertezze. Sull'eternità (il mio quartiere) arriva Fabrizio Moro, che ha scaldato la folla prima di Ultimo. I due condividono la provenienza dal quartiere periferico di San Basilio, ma soprattutto Moro è stato tra i primi a credere in Niccolò Moriconi, diventato poi Ultimo.
In scaletta c'è Fateme Cantà, il suo sfogo contro un sistema che stritola, poi Stasera, Poesia senza veli. "Certe canzoni ti riportano a quando le hai scritte e perché le hai scritte. Ho scritto questa canzone nel 2021 e ricordo esattamente il momento in cui l'ho fatto: È Solo", dice ricordando il periodo del Covid e della quarantena. E via così, veloci verso la fine, con Ultimo che non si risparmia e sembra non voler più scendere da quel palco. Un concerto senza fronzoli inutili, senza diavolerie tecnologiche o effetti speciali, essenziale seppure nella sua grandiosità. Tutto è pensato per rendere l'esperienza fruibile ai 250mila che hanno risposto all'appello e che hanno cantato senza interruzione: 38 linee audio e 18 maxischermi lungo tutta l'area del concerto per permettere a tutti di sentirsi parte di un evento unico. Uno straordinario appuntamento musicale che è anche un grande affare commerciale, con un indotto da 90 milioni di euro e in incasso da 16 milioni di biglietti venduti.
Il finale è di quelli da brividi: arrivano le canzoni più attese, Giusy, Piccola Stella e l'inevitabile conclusione con Sogni appesi. Quelli che ora sono realtà.