Locarno Film Festival

Giona Nazzaro: a Locarno niente cinema d'élite

17 luglio 2026
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A meno di tre settimane dall'apertura del Locarno Film Festival, il suo direttore artistico Giona Nazzaro difende un cinema popolare, senza gerarchie tra autori e grande pubblico. Da Rossellini all'intelligenza artificiale, rivendica un festival che "sconvolge" tanto quanto unisce.

Il luogo comune secondo cui il Festival di Locarno sia riservato a pochi iniziati è difficile da sradicare. Nazzaro lo respinge senza mezzi termini. "Il luogo comune che mi fa alzare gli occhi al cielo è il pregiudizio secondo cui i film di Locarno non vanno oltre Chiasso. Era falso, è sempre stato falso", afferma il direttore artistico, intervistato da Keystone-ATS a Losanna a pochi giorni dall'apertura della 79esima edizione.

Nella capitale vodese fino a domani si tiene il quinto Open air Locarno Film Festival, programmato dallo stesso Nazzaro: su schermo gigante nel quartiere delle arti denominato Plateforme 10 (binario 10), accanto alla stazione, vengono proiettate le migliori pellicole della rassegna ticinese.

I film viaggiano

Secondo lui, i film scoperti a Locarno spesso continuano la loro carriera ben oltre le rive del Lago Maggiore. Cita Blue Heron, primo lungometraggio della regista canadese Sophy Romvary, un'intima cronaca familiare acquistata dopo il festival dal distributore statunitense Janus Films.

Cita anche Gioia mia della siciliana Margherita Spampinato, ritratto di una gioventù italiana girato con un budget irrisorio, diventato uno dei successi di critica della stagione. "Il problema non è una mancanza di forza di Locarno nell'immaginario dei cinefili. È piuttosto, a volte, una mancanza di curiosità da parte della distribuzione".

Il direttore artistico riconosce che ogni anno alcune pellicole monopolizzano le conversazioni, ma assicura che non si tratta mai di una scelta intenzionale. "Non scegliamo un film perché pensiamo che farà scalpore. La programmazione nasce da un dialogo costante tra le opere, i loro ritmi, i loro colori e le loro forme", spiega.

Questa stessa idea permea la sua visione del cinema. Per Nazzaro non esiste alcun confine tra il cinema popolare e quello d'autore. "Il cinema, per sua natura, è sempre popolare", afferma riprendendo una frase del regista francese Jean-Marie Straub - che come il regista e sceneggiatore elvetico-francese Jean-Luc Godard si era stabilito a Rolle (VD) -, il quale rivendicava di realizzare "un cinema popolare per le masse operaie".

Secondo lui, parlare di "film d'élite" rientra soprattutto in "un concetto legato al mercato e ai soldi", destinato a confinare certi registi in una categoria. Il suo ideale è ben altro: vedere uno spettatore passare, nello stesso giorno, da un film di Straub a un horror e poi a un documentario vietnamita. "C'è semplicemente il cinema".

Nuovi appassionati di cinema

Questa curiosità si estende anche alle nuove generazioni. "Commettiamo sempre lo stesso errore: immaginiamo i giovani come un'estensione della nostra stessa giovinezza", osserva. Nazzaro sostiene invece l'approccio opposto: andare alla scoperta delle opere che li appassionano.

L'intelligenza artificiale (IA) non suscita in lui un rifiuto di principio. Locarno ha già ospitato Dracula del regista rumeno Radu Jude, che reinterpreta le possibilità offerte dalle immagini generate dall'IA, o ancora Cartas Telepáticas del portoghese Edgar Pêra, una corrispondenza immaginaria tra il poeta portoghese Fernando Pessoa (1888-1935) e lo scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft, detto H.P. Lovecraft (1890-1937), concepita con questi strumenti. Del resto, nella programmazione di quest'anno figura un nuovo lungometraggio di Pêra che utilizza l'IA.

"Non abbiamo alcun pregiudizio ideologico. Non si tratta né del bene né di satana. La vera questione è politica", sottolinea Nazzaro. Più che la tecnologia in sé, è il suo impatto sul nostro rapporto con la conoscenza a preoccuparlo. Cita l'enciclica recentemente dedicata all'IA da papa Leone XIV, che definisce un "testo straordinario". "Il problema non è l'intelligenza artificiale in sé, ma ciò che ne faremo".

Rossellini: l'alfa e l'omega

Dietro questa riflessione sul cinema si delinea anche una certa visione della sua storia. Invitato a immaginare il compagno ideale per una proiezione in Piazza Grande, Nazzaro non cita né una star di Hollywood né un regista contemporaneo, ma il regista italiano Roberto Rossellini (1906-1977) e l'attrice svedese Ingrid Bergman (1915-1982).

Sognerebbe di proiettare Viaggio in Italia, il capolavoro che la coppia girò nel 1954, prima di consegnare un riconoscimento alla figlia e attrice Isabella Rossellini, premiata quest'anno a Locarno. "Rossellini è sempre il regista che mi viene in mente. Per me è l'alfa e l'omega del cinema."

E se potesse fargli una sola domanda? "Mi piacerebbe chiedergli cosa ne pensa del cinema di oggi. Anche se mi dicesse: 'Senti, quello che fai fa davvero schifo', lo accetterei di buon grado".

Questa idea di dialogo riassume, in definitiva, la sua concezione del festival. I film, dice Nazzaro, non servono a rassicurare il pubblico, ma ad avviare un dialogo. "Un cinema che fa vibrare è anche una forma di consolazione". Perché ricorda allo spettatore "che non è solo" nel condividere le stesse preoccupazioni di fronte al mondo.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni