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laR
 
16.08.2022 - 15:13
Aggiornamento: 15:30

Lunga vita al Festival (quanto ai premi, ‘de gustibus’)

‘Regra 34’, confuso e ripetitivo. Meglio ‘Gigi la legge’. Solari lascia o fa come al 70esimo? L’augurio è quello di trovare una figura all’altezza.

di Mariano Morace
lunga-vita-al-festival-quanto-ai-premi-de-gustibus
Keystone
Signori, si chiude...

E anche questa edizione del giubileo è giunta alla fine! Come è tradizione, il palmarès della giuria ha trovato favorevoli e contrari, ma è assolutamente normale: i giurati sono professionisti del cinema, hanno sicuramente approfondite conoscenze nel campo, ma come tutti hanno gusti personali, e dunque senza presunzione ritengo che il loro verdetto abbia un valore relativo, non assoluto. Da parte mia non avrei attribuito il Pardo d’oro al film brasiliano ‘Regra 34’, di Julia Murat, confuso e ripetitivo nel tentativo di confrontare la voglia della protagonista di battersi contro la violenza sulle donne con le sue deviazioni sessuali. Per fortuna la giuria si è riscattata con gli altri premi, in particolare il premio speciale a ‘Gigi la legge’ di Alessandro Comodin, bellissimo piccolo grande, senza pretese ma commovente e perfettamente girato, un’opera piena di umanità.

Tre premi, miglior regia e migliore interpretazione femminile e maschile, sono andati a un’altra delle poche opere valide in concorso, ‘Tengo suenos eléctricos’ di Valentina Maurel. L’unico film che ancora ricorderei di un concorso poco brillante è ‘Stella est amoureuse’, un preciso ritratto di un gruppo di ragazze nella Parigi degli anni 80: gli esami di maturità, i primi amori, la famiglia. Per quanto riguarda la Piazza, come prevedibile il Premio del pubblico è andato a ‘Last dance’ di Delphine Lehericey, sicuramente un film che riesce a mescolare con sapienza humour e sentimenti grazie soprattutto a ottimi attori, mentre i critici hanno attribuito il premio Variety a ‘Annie Colère’, di Blandie Lenoir, ritratto storico della Francia degli anni 70 e le battaglie politiche per una libertà di aborto. Da sottolineare che la quasi totalità dei premi è andata a registe donne, a sottolineare la forte rappresentanza femminile nel programma di quest’anno.

Festeggiati i tre quarti di secolo con un’edizione che non ha brillato per eccezionalità, ma ha saputo riconquistare dopo due anni di pandemia il suo rapporto con il pubblico, il festival si prepara a confrontarsi con il futuro e nuove sfide. Le cifre sono confortanti, ma rispetto all’edizione del 2019, quella pre-pandemia, c’è stato un calo di spettatori e questo si ripercuoterà per forza sulle finanze del Festival. Per finire, il presidente Solari ha annunciato che alla fine dell’edizione 2023 lascerà la presidenza dopo oltre 20 anni, ma ho l’impressione di déjà vu, aveva fatto una dichiarazione simile dopo l’edizione del 70esimo… L’augurio è di trovare una figura all’altezza e un invito a Solari a non abbandonare il Festival cui ha dato tanto, ma di accompagnare almeno per un anno e consigliare il futuro presidente. Girano diversi nomi, ultimamente si parla sempre di più di un politico, ex-presidente di partito, ma vedremo, forse le voci di corridoio verranno smentite. Arrivederci all’anno prossimo!

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