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laR
 
09.08.2022 - 11:12
Aggiornamento: 14:40

Il Cinema canta in Piazza e in Concorso

Un disincantato ‘Gigi la legge’, la voglia di essere vivi che sprizza in ‘Tengo sueños eléctricos’, emozioni forti in ‘Last Dance’ di Delphine Lehericey

di Ugo Brusaporco
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‘Tengo sueños eléctricos’, di Valentina Maurel

Sulla Treccani si legge: "naïf ‹naìf› …Ingenuo, schietto, primitivo, usato soprattutto nell’espressione arte naïf (in fr. art naïf), forma d’arte pittorica i cui precedenti sono da ricercare nei pittori primitivi americani e nelle opere di Rousseau il Doganiere; priva di legami immediati con il mondo accademico e culturale, l’arte naïf è stata ed è praticata da pittori non professionisti, autodidatti (detti anche «neo-primitivi» o «primitivi del 20° secolo»), i quali tendono a rappresentare con semplicità e candore aspetti comuni della vita quotidiana che si trasforma in una visione poetica e magica della realtà". A questo abbiamo pensato vedendo in Concorso ‘Gigi la legge’, il nuovo film di Alessandro Comodin girato a San Michele al Tagliamento, in Veneto, con protagonista lo zio del regista che fa il suo solito lavoro di vigile urbano, ed è chiamato dai suoi concittadini proprio Gigi la legge, per la sua bonarietà e per il chiudere spesso l’occhio pur di non fare qualche multa. Comodin lo guarda, lo ascolta, si inventa qualche storia come un iniziale suicidio risolto in macabra comica, poi tanti giri in auto in un paesaggio vuoto d’umanità come sempre nelle cittadine venete di provincia, brutte case fate da geometri seriali, tanto cemento e poco altro. Si seguono le scarne vicende, i fiacchi dialoghi, si comprende lo sguardo disincantato del regista su una natura morta urbana.


‘Gigi la legge’, di Alessandro Comodin

E finalmente lottano

Su un altro pianeta ci porta il potente film costaricano ‘Tengo sueños eléctricos’, sicuramente, con Sokurov, il film più interessante del Concorso finora, ed essendo un’opera prima – diretta da una formidabile donna, Valentina Maurel – un pensierino al Pardo d’Oro non sarebbe da ignorare. Si tratta di un film di grande attualità, una famiglia che si scompone: la figlia più grande, la 16enne Eva (una intensissima Daniela Marín Navarro), che già sente irresistibili le prime pulsioni sessuali, decide di stare con il padre (un bravissimo Reinaldo Amien Gutiérrez), un uomo disorientato, brutale, che insegue poesia e donne. Insieme a lui è una guerra, sempre meglio che la freddezza della madre che si aggrappa alla figlia minore. Eva si intestardisce a trovare una casa dove vivere con il padre, abbandona le compagnie dei coetanei, ubriachi, fatti, tutti infilati in un eguale nulla che cancella speranze di futuri regalando violente banalità. Si ritrova a irretire un amico del padre, si innamora di lui arriva a esserne gelosa. Ma è il padre con cui vuole lottare. E finalmente lottano e lui la sta strangolando e lei chiama la polizia, e poi ridono insieme. Film duro sulla vita sul crescere, sul resistere, sul provare a non infilarsi in un vicolo cieco. Di gran livello la regia ma tutto il film funziona e canta voglia di essere vivi.


‘Last Dance’, della regista svizzera Delphine Lehericey

Poesia (con imprevisto)

Un altro importante film è passato in Piazza Grande. Si tratta di ‘Last Dance’ della regista svizzera Delphine Lehericey, un film di emozioni forti, di un semplice umorismo, un omaggio felice alla letteratura e alla danza moderna, qui rappresentata dalla pluripremiata coreografa La Ribot. Semplice la trama del film. Un uomo, il 75enne Germain (un solido François Berléand, che qui mette a frutto le sue lunghe carriere teatrali e cinematografiche) rimane improvvisamente vedovo, e per mantenere le promesse reciproche fatte con l’amata defunta si ritrova prendere il posto di lei in una produzione di danza moderna guidata proprio da La Ribot (ricordiamo Leone d’oro alla carriera alla Biennale Danza di Venezia 2020). Lei adatta la sua produzione proprio all’anziano vedovo e lo conduce in un cammino di elaborazione del suo lutto. Lui deve fare i conti con la famiglia, con figli e nipoti e vicini che si preoccupano della sua salute ignorando il suo impegno teatrale, che di volta in volta lui cerca di nascondere con vari motivi. Nel frattempo, è anche impegnato in una ideale corrispondenza postale con la moglie, uno scambio che sentirà vivo quando scoprirà che prima di morire anche lei gli aveva lasciato una lettera in un libro della biblioteca. Film dolcissimo, puro, attento ai particolari, rispettoso dei personaggi e delle loro traiettorie. Tra gli interpreti da segnalare il giovane e bravo Kacey Mottet Klein, che purtroppo ha accusato un problema al cuore proprio mentre rispondeva a una domanda durante la conferenza stampa del film. Un momento di tensione per tutti, mentre andava a fare i controlli in ospedale, ma ‘The Show Must Go On’, come cantava Freddy Mercury. Auguri Kacey!

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