Cineasti del presente
08.08.2022 - 20:26

Un deserto sospeso tra cielo e terra

‘Fragments From Heaven’ del marocchino Adnane Baraka è un’esperienza per la vista e anche per l’udito. Ma anche Franciska Eliassen...

di Ivo Silvestro
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Istantanea da ‘Fragments From Heaven’

Formalmente è un documentario, ‘Fragments From Heaven’ del giovane regista marocchino Adnane Baraka: il film, in concorso nella sezione Cineasti del presente, ci porta nel deserto del Marocco dove una famiglia di pastori percorre gli ampi spazi cercando delle rocce particolari, dei meteoriti da vendere agli scienziati che vogliono studiare l’origine della vita.

Il tema è quello della panspermia, un’ipotesi scientifica che vede i "semi della vita" (termine carico di significato metafisico ma che può banalmente indicare molecole complesse) arrivare sulla Terra dallo spazio. Come del resto è accaduto con gli atomi più pesanti, formatisi in una precedente generazione di stelle poi esplose, dando la possibilità a scienziati e poeti di affermare che siamo fatti di polvere di stelle.

Baraka tuttavia segue un approccio tutto suo – nella sua presentazione del film Giovanni Marchini-Camia cita Terrence Malick ed è un riferimento interessante – e non si dilunga in troppe spiegazioni, ci mostra paesaggi e personaggi lasciando allo spettatore ricostruire o immaginare il tutto. Il deserto diventa luogo di transiti e di incontri: degli scienziati che cercano tracce delle origini, dei pastori che cercano un sostentamento per il futuro, della terra e del cielo. È un documentario che adotta il linguaggio poetico del non-detto, un’ora e mezza che richiede un certo sforzo da parte dello spettatore ma che lo ricompensa con un viaggio che parte da un arido deserto e arriva al cosmo. Un’esperienza per la vista e anche per l’udito, grazie al suono in presa diretta (di cui si è occupato lo stesso Baraka) e alle musiche.

Carico di significati anche ‘Sister, What Grows Where Land Is Sick?’ (ma il titolo originale, ‘Den siste våren’, significa "L’ultima primavera") della norvegese Franciska Eliassen: la regista ci invita a conoscere il lato oscuro Vera attraverso lo sguardo (e la lettura del diario personale della ragazza) della sorella minore Eira, toccando temi quali la salute mentale, il femminismo, l’ecologia. Forse troppo, ma la regista riesce a gestire abbastanza bene il tutto.

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