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Brunori tutto bene (Facebook)
Figli delle stelle
12.01.2020 - 23:050
Aggiornamento : 23:40

Benedetto sei tu, Brunori Sas ('Cip!')

Brunori Sas, 'Cip!' - ★★★★★ - Non rimpiangeremo 'A casa tutto bene', perché anche l'ultimo album è oro. Bastasse solo 'Per due che come noi'.

Lasciamo riposare Luigi Tenco, lasciamo da parte l’infausta notte del 1967. La decisione più nefasta mai presa da un essere umano nella città di Sanremo non è stata escludere, l’anno prima, ‘Il ragazzo della via Gluck’ dal Festival, bensì non premiare con la Targa Tenco, molti anni dopo, ‘A casa tutto bene’ di Brunori Sas. Tutto l’album, non solo una canzone. E se la giuria dell’Ariston colto (giornalisti che votano da casa) nel 2017 non si spinse oltre il riconoscere la cruda valenza de ‘La verità’, a logica dovrebbe negare il premio anche quest’anno che il cantautore cosentino vola addirittura più leggero – lo dice lui nel degno incipit ‘Il mondo si divide’, che comunque leggera non è – salvandoci da ulteriore autoanalisi. Perché, con tutto il bene che vogliamo al Brunori, c’è chi da ‘La verità’ non si è ancora ripreso e forse mai si riprenderà (e l’ascolta con parsimonia non più di una volta l’anno, non sapendo se sia piacere o masochismo, due cose che a volte coincidono).

Una premessa: visti i chiari di luna, visti cioè gli album che le poche tracce che pompano stanno tutte all’inizio e il resto si spegne come i cerini della piccola fiammiferaia, se anche in ‘Cip!’ di buono ci fosse stato solo ‘Al di là dell’amore’ e nulla più, pompante alla maniera dell'Alan Parson Project e con tutti i suoi significati, non batteremmo i piedini per terra; poi, tra capo e collo, bellissima, è giunta ‘Per due che come noi’, una ‘Your song’ in italiano di chi è ormai un ometto e ha imparato a “non confondere l’amore e l’innamoramento che oramai non è più tempo”, cosa che pare logica, ma soltanto a una certa età. L’autore, alla fine del pezzo, si gioca pure un “ti amo” e soprattutto un “andiamo”, moto a luogo che qualunque sia il luogo è il moto di chi vive insieme da una vita, ovunque si sia andati, ovunque si vada (Reazione-tipo: "Ma è la nostra canzone!". "Sì mia cara, è proprio la nostra canzone").

Nel ‘Cip!’ prodotto con Taketo Gohara c’è il Brunori che suona born tu run in ‘Benedetto sei tu’, c’è (udite udite) un solo di sax in ‘Mio fratello Alessandro’ e c'è anche il bambino che c’è in noi, che qui si chiama Francesco e si chiama Lorenzo (‘Bello appare il mondo’). E si chiama Achille, che dentro una ballad con synth e pianoforte un po’ ignorante (apprezzamento: senza fronzoli, basic) chiude il disco. Achille che “certe notti dentro al letto pensa al mondo come sarà” e si chiede se ‘Quelli che arriveranno’ saranno “più alieni o più umani”. Eccolo, giusto alla fine, il dannato Brunori a far commuovere l’uomo che (fa finta che) non deve chiedere mai. Perché sì, Dario a volte ricorda De Gregori, ma chi se ne frega.

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