Culture

Francesco Milani fra tecnologia e persone

Un ricordo del designer spentosi nei giorni scorsi a Giubiasco

12 gennaio 2026
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“La comunità internazionale ha perso un designer che ha plasmato il design industriale per diversi decenni (…) Il suo lavoro continua a essere sinonimo di chiarezza funzionale, pensiero sistematico e un forte senso di responsabilità nei confronti degli utilizzatori di prodotti tecnici complessi”. È quanto si legge sul sito del Red Dot Design Award che ricorda Francesco Milani, spentosi lo scorso 5 gennaio a Giubiasco, destinatario di quel riconoscimento e per quattro volte giurato di uno dei principali premi legati al design internazionale. Il Red Dot, in particolare, evidenzia il ruolo svolto dal designer ticinese nel campo della progettazione di dispositivi medici complessi, per i quali “Milani concepì il design come disciplina di mediazione tra tecnologia, persone e utilizzo”, applicando “costantemente questo principio in tutto il suo lavoro”. Un lavoro andato ben oltre l’industria medica, ma che in questo campo valse al suo Milani Design, studio di industrial design e comunicazione visiva fondato nel 1962 a Giubiasco, un posto tra i primi dieci migliori progetti nel campo delle apparecchiature medicali 1996/1997 (quarto l’anno successivo, dietro a Siemens e Philips), per la rivista ‘Die 100 Besten Industrie Design’.

Nel 1962 “tante industrie nemmeno capivano cosa significasse ‘grafica’, un mestiere completamente nuovo. In certi momenti mi sentivo come uno che vendesse… la pasta dentifricia”, ci raccontava Milani nel giugno del 2022, nello studio divenuto ormai abitazione pura, apertaci nei giorni di ‘Zurück in Basel – Karol Ike, René Schoepflin, Francesco Milani’, mostra fotografica dedicata dalla Fondazione Herzog di Basilea a tre compagni di studi che dal 1952 al 1963 lasciarono tracce in campo fotografico, prima di realizzarsi ognun per sé nei rispettivi ambiti di competenza. E proprio a Basilea, nel 1937, era nato Milani, da madre russa e padre di origini friulane al quale si deve la trasmissione della passione per la fotografia al giovane Francesco, che prima studiò alla Kunstgewerbeschule di Basilea e poi fu folgorato dal design nei quattro anni di lavoro a Milano per Franco Grignani, tra i grafici più importanti del tempo.

“Nel campo del design industriale mi definisco un autodidatta”, ci disse Milani. “Ho imparato guardando, naturalmente studiando e informandomi a sufficienza”. In tempi in cui nemmeno il termine designer era comprensibile a tutti, e quando il grafico era chiamato a occuparsi un po’ di tutto, lui fu un precursore, membro di “una sorta di famiglia”, come amava definirla, citando Max Huber, Aldo Calabresi, Lora Lamm e Serge Libiszewski.

Di culto

Le fotografie di Milani per ‘Zurück in Basel’ andavano dal Circo Knie, ritratto durante le due settimane vissute a stretto contatto, alla Milano degli emigranti, e poi il mare di Camogli e di Venezia e visi e volti di umanità varia del nord e del sud d’Italia. “Ho 85 anni – disse ancora – e sono in pensione da venti, faccio ancora fotografie ma non come un tempo”. Milani era stato membro del comitato scientifico della Supsi, nel consiglio dell’Associazione svizzera dei designer industriali (Sid), poi membro onorario della Sda (ex Sid), e membro dell’Associazione svizzera degli artisti grafici (Sgv). Nel 2002 aveva ceduto le redini della Milani Design & Consulting, quando erano passati trentasei anni dal primo riconoscimento, il lavoro ‘Die gute Form’ sulla forma del densitometro, apparecchio che misura l’intensità del colore. Poi sarebbero arrivati il premio internazionale per la grafica dei cronometri Longines, i suddetti progetti in campo medico per la Draeger, ad aggiungersi a quelli per la Gretag, importante azienda nel settore fotografico.

Sempre a Francesco Milani si deve la trasformazione del tetra pack del latte in un coloratissimo oggetto svizzero di culto, scatole che “per molti svizzeri – si legge sul sito dell’odierna Milani – rappresentano un caro rimando all’infanzia, un design che continua a suscitare bei ricordi”. Ulteriore atto – e chiudiamo con parole della famiglia Milani – di “una vita creativa, pienamente vissuta”.

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