Culture

Giovanna Ferrari nella shortlist degli Oscar 2026 con Éiru, cortometraggio d'animazione

La regista bolognese, alla prima opera di regia e sceneggiatura, vive a Kilkenny e lavora per Cartoon Saloon; il corto ha vinto vari festival

16 dicembre 2025
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L'Italia rimasta in gara per gli Oscar 2026 è quella dei cortometraggi di animazione. E parte tutta da Bologna. Oltre a 'Playing God', nato da un gruppo di amici che hanno disegnato e prodotto i 7 minuti di stop-motion sotto i portici della città emiliana, c'è anche Éiru di Giovanna Ferrari. Bolognese, classe 1979, vive a Kilkenny dal 2015, dove lavora come head of story e disegnatrice nel prestigioso studio d'animazione Cartoon Saloon. Éiru, la storia di una bambina minuta dai capelli color di fiamma nell'Irlanda celtica, è la prima opera di cui firma la regia e la sceneggiatura. Nora Twomey, in forze allo stesso studio e nominata agli Oscar per 'The Breadwinner', è la sua produttrice.

"I miei colleghi sono abituati a vedere i propri progetti avanzare nelle votazioni dell'Academy. Ma per me è un'emozione incredibile! Sono davvero orgogliosa di essere tra i 15 corti più votati tra gli oltre 100 ammessi da tutto il mondo", esclama l'animatrice rispondendo all'ANSA dalla sua casa di Kilkenny, tra un messaggio ai genitori e una telefonata degli amici. "Da quando mi sono unita alla Cartoon Saloon ho lavorato su due lungometraggi arrivati in cinquina - 'Song of the Sea' e 'WolfWalkers' - e poi su 'My Father's Dragon' uscito su Netflix e 'Screecher's Reach' per la Lucasfilm", continua Ferrari. Il suo cortometraggio, disegnato in un essenziale e colorato 2D, è arrivato alla 98esima corsa per la statuetta dopo le vittorie a vari festival internazionali come il RiverRun International Film Festival, il Dublin Animation Film Festival, il Fantasia International Film Festival e l'Animation is Film di Los Angeles.

Dopo il liceo scientifico a Bologna, Ferrari ha studiato animazione al Centro Nazionale di Cinematografia di Torino. "Ho vissuto per dieci anni a Parigi, dove ho intrecciato molte collaborazioni, fino ad approdare alla Cartoon Saloon, che era un po' il mio sogno perché sono tra i pochissimi in Europa a fare lungometraggi in 2D di qualità". Éiru desidera solo diventare una guerriera che la sua gente possa prendere sul serio. Invece è la bambina più piccola del suo clan dell'Età del Ferro. L'occasione per il suo riscatto arriva quando il pozzo del villaggio si prosciuga misteriosamente: solo lei è abbastanza minuta da scendere nel ventre della terra per scoprire cosa sia successo e riportare la vita al suo popolo. "È una storia di ecologia, sicuramente, ma anche una riflessione sull'assurdità della guerra, su come usiamo il prossimo come capro espiatorio", riflette la regista, che ora aspetta il 22 gennaio per sapere se sarà al Dolby Theatre per la notte degli Oscar. Proprio come i suoi colleghi, concittadini e amichevoli concorrenti di 'Playing God'.