L'intervista

Le Consort alle Settimane Musicali, la voce ritrovata delle compositrici barocche

Incontriamo Sophie de Bardonnèche, violinista e membro del gruppo di giovani musicisti atteso a Locarno il 10 settembre per la rassegna asconese

Sophie de Bardonnèche
9 settembre 2025
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Le Consort è tra gli ensemble più brillanti della scena barocca europea. Fondato a Parigi nel 2015, è formato da giovani musicisti accomunati da una grande energia interpretativa e da una passione per la riscoperta del repertorio meno battuto. Mercoledì 10 settembre (alle 19.30 nella sala della Sopracenerina in Piazza Grande a Locarno) il gruppo debutta alle Settimane Musicali di Ascona con un concerto che porta sul palco compositrici vissute tra il XVII e il XVIII secolo. Ne parliamo con Sophie de Bardonnèche, violinista e membro del gruppo.

Il programma della serata ci trasporta nel fascino e nelle suggestioni della musica barocca francese ed è in gran parte dedicato a compositrici attive tra il XVII e il XVIII secolo: com’è nato il desiderio di riscoprire proprio le opere di queste figure storicamente marginalizzate?

Da anni eseguo in concerto la Sonata in re minore di Élisabeth Jacquet de La Guerre, perché è un brano che mi tocca profondamente e che adoro interpretare. Ho voluto costruire un programma intorno a quest’opera: ho letto molte sonate di compositori dello stesso periodo, ma nessuna mi ha emozionato allo stesso modo. Allora mi sono chiesta: esistevano altre compositrici contemporanee a Jacquet de La Guerre? Da lì è partita una grande avventura di ricerca, con moltissimo tempo passato a leggere spartiti e visitare biblioteche. Quella che era una semplice domanda è diventata una vera passione!

Avete avuto sorprese, magari emozioni particolari, nel riscoprire o nell’eseguirle per la prima volta queste opere?

Assolutamente sì! È molto emozionante ridare voce a una musica che dormiva nei volumi da 300 anni. Non tutte le sorprese, a dire il vero, sono state positive: alcune opere mi hanno convinta meno, e infatti presentiamo solo quelle che mi hanno toccata nel profondo. Mi sono emozionata moltissimo quando ho avuto tra le mani la partitura di Mademoiselle Laurant, unico testimone della sua musica, conservata alla Biblioteca di Versailles: un grande formato, bellissimo. Suonare quella musica per la prima volta è stato molto toccante.

Ha citato de La Guerre: cosa sappiamo oggi di lei e di altre compositrici meno note come Mademoiselle Duval, Mademoiselle Laurant o Guésdon de Presles?

Jacquet de La Guerre è stata davvero una pioniera. La prima donna in Francia a intraprendere una carriera musicale riconosciuta e acclamata dai suoi contemporanei, la prima a far rappresentare un’opera all’Opéra di Parigi, una delle prime, uomini compresi, a scrivere sonate per violino – la Sonata in la minore, non pubblicata, potrebbe addirittura essere la prima scritta in Francia per violino. Si sposò per amore con l’organista Marin de La Guerre, visse con lui alla Sainte-Chapelle, ma dopo la morte improvvisa del marito e del figlio unico continuò a comporre con ancora più forza. La sua vita è ben documentata ed è per me una fonte d’ispirazione infinita. Mademoiselle Duval, invece, diresse dal clavicembalo la propria opera all’Opéra di Parigi a soli 18 anni. Era chiamata “La Leggenda”, forse per il talento, forse per le origini misteriose: madre ballerina, padre ignoto, nome d’arte “Duval”. Si dice persino che il padre potesse essere un vescovo. Mademoiselle Laurant era insegnante di clavicembalo: possiamo suonare le sue opere solo grazie a una copia del compositore Philidor, tratta da un concerto del 1690 a Versailles. Guésdon de Presles era cantante, il suo nome compare in balletti di Lully e Campra. Profili molto diversi.

Nella musica di queste donne si percepisce una sensibilità diversa rispetto ai compositori uomini della stessa epoca?

Penso che l’arte non abbia genere. Ci sono tante sensibilità diverse quanti sono i compositori e le compositrici.

Comporre ed esibirsi per una donna del XVII o XVIII secolo significava spesso sfidare le convenzioni sociali…

Esattamente, non era affatto semplice per una donna dell’epoca barocca. Eppure, nel XVII secolo in Francia esisteva un movimento di emulazione: scrittrici, scienziate, musiciste. Quelle che Molière ridicolizzò come “preziose” si riunivano per discutere di poesia, teatro, emancipazione. Dopo il 1750, invece, divenne ancora più difficile per una donna produrre opere artistiche. Un altro punto cruciale è la conservazione delle opere femminili: ho trovato documenti che attestano pubblicazioni di compositrici, ma le partiture sono scomparse. Quelle giunte a noi spesso furono copiate da uomini. Non si è ritenuto importante conservarle, ed è tristissimo! Il tema della creatività delle donne resta, peraltro, attuale: certo, oggi è incoraggiata, ma i modelli che insegniamo ai bambini restano in gran parte maschili. Sappiamo citare compositori, scrittori, pittori. Ma quante scrittrici, pittrici o compositrici? Esistono, e pian piano se ne parla di più, ma la strada è ancora lunga. E ancora oggi il potere è spesso associato al maschile, mentre alle donne restano attribuiti ruoli domestici ed educativi, a scapito della creazione artistica… Ma questo è un altro dibattito.

Siete un ensemble giovane, eppure lavorate con musica di oltre tre secoli fa. Come si fa a renderla viva e comunicativa?

È musica antica, sì, ma per noi emoziona come fosse composta ieri. Parla di sentimenti universali. La musica barocca è accessibile, usa perfino ostinati che troviamo anche nella musica di oggi. Cerchiamo di spiegarla, suonarla a memoria, interpretarla con vitalità: siamo convinti che queste “vecchie” opere possano sembrare vive quanto la musica del XXI secolo.

Le Consort è attivo dal 2015 e in pochi anni si è imposto a livello internazionale. Com’è nato il gruppo, cosa vi unisce?

Il gruppo nasce dal desiderio di suonare insieme la musica barocca con sensibilità comune e la voglia di renderla viva. La ricerca di repertori dimenticati, un’idea condivisa del suono e del legato, l’ascolto reciproco: ecco ciò che ci unisce. Ma a dire il vero questo concerto non è davvero un concerto del Consort: il nostro ensemble è formato da due violini, e qui ce n’è solo uno!

Cosa deve aspettarsi il pubblico dalla vostra serata?

Scoperte musicali: ascoltare opere mai sentite prima, riscoprire la musica barocca e il suono unico di clavicembalo, violoncello e violino barocchi. Ma soprattutto, spero che il pubblico si lasci emozionare da un concerto bello, ispirato e sorprendente, capace di far sognare.