Culture

Teona Strugar Mitevska presenta un ritratto moderno di Madre Teresa a Venezia

La regista macedone esplora la complessità della figura di Madre Teresa nel film 'Mother', in concorso a Orizzonti

27 agosto 2025
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Oggi "secondo me Madre Teresa di Calcutta sarebbe a Gaza, sarebbe lì sotto il fuoco, a prendersi cura dei palestinesi". Viviamo "in un mondo così strano con così tanta violenza. Siamo come prigionieri del capitalismo e dell'egoismo. E l'umanità? E il fare e il donare? Sono le cose necessarie, fare e donare".

Lo dice la regista macedone Teona Strugar Mitevska che alla Mostra del cinema di Venezia apre il concorso di Orizzonti, con Mother, un ritratto inedito e moderno di Madre Teresa di Calcutta (santificata da Papa Francesco nel 2016), interpretata da una straordinaria Noomi Rapace, in un cast che comprende Sylvia Hoeks e Nikola Ristanovski.

La cineasta, una degli artisti che hanno aderito alla lettera aperta di Venice4Palestine, aveva già realizzato un documentario sulla religiosa Premio Nobel per la pace, parlando con le ultime suore che appartenevano all'ordine da lei fondato. In Mother racconta Madre Teresa in sette giorni del 1948 (allora aveva 37 anni) periodo in cui è madre superiora a Calcutta del convento delle suore di Loreto.

Sta attendendo la lettera che le permetterà finalmente di lasciare il monastero e creare un nuovo ordine (la congregazione religiosa delle Missionarie della carità). Un obiettivo che si scontra con la verità per lei sconvolgente che le rivela la consorella alla quale è più legata, Sorella Agnieszka (Hoeks). "L'altro giorno ho letto che nel 1982 Madre Teresa andò a Beirut, dove c'era un conflitto - ha aggiunto Noomi Rapace. E c'era un ospedale con dei bambini intrappolati proprio sulla linea del fuoco. Lei parlò con entrambe le parti. Li convinse a un cessate il fuoco. Entrò in azione e salvò 37 bambini disabili da quella zona".

Ieri "ho letto che a Gaza altre persone, compresi cinque giornalisti sono morti in ospedale - aggiunge l'attrice. Com'è possibile? Come si è potuto arrivare a questo punto? È straziante. È così devastante. Sono scioccata dal momento che stiamo vivendo, con tutta la nostra conoscenza. Come è possibile che non siamo andati avanti? Come possono esserci ancora bambini, famiglie, civili a morire ogni giorno? E noi siamo qui seduti, senza che succeda nulla".

Mitevska, che ha lavorato al progetto del film per anni, voleva restituire Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjeze Gonxhe Bojaxhiu, albanese nata a Skopje (ora capitale della Macedonia del Nord) in tutta la sua complessità e contemporaneità, tra determinazione, ambizione, ma anche dedizione agli altri e sacrificio personale.

"Mi sono anche confrontata con la sua posizione, molto diversa rispetto alla mia, sull'aborto - spiega Mitevska. Come donna, il diritto al mio corpo e a decidere è sacro. Proprio come il diritto a mangiare, a bere, a ricevere un'istruzione e ad andare in ospedale. Trattare anche questo tema nel film è stato un modo per comprendere il suo pensiero nella prospettiva del tempo".

Oggi, a oltre 90 anni da quando è diventata suora "siamo effettivamente i re e le regine dei nostri corpi ma viviamo in un'epoca pericolosa, in cui questo diritto è sempre più messo in discussione", e "non dobbiamo perderlo" aggiunge Rapace, che parla anche del suo lavoro di preparazione per il ruolo. "Ho cercato di scoprire chi fosse la persona oltre l'immagine che vedevo nei video - osserva - e sono rimasta sorpresa dai suoi conflitti interiori, le sue ombre, il suo dolore, quanto a volte si sentisse soffocare. Le fratture che aveva dentro di sé sono un aspetto che avevo trovato anche in altri personaggi che ho interpretato in passato, come Lisbeth Salander ma anche in me stessa".

Per l'attrice, comunque "Madre Teresa era una ribelle. Basta guardare a quello che ha realizzato, da donna in un mondo di uomini". A suo modo "era punk, un ribelle in prima linea, che lotta per qualcosa che non era mai stato fatto prima".