Culture

Sgombero del Leoncavallo: fine di un'era per il centro sociale milanese

Anticipata l'operazione di polizia prevista per settembre. Il sindaco Sala: ‘Il Leoncavallo riveste un valore storico e sociale nella nostra città’

Il centro sociale Leoncavallo nel gennaio 2025
21 agosto 2025
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Il Leoncavallo, storico centro sociale milanese attivo da cinquant'anni, è stato sfrattato questa mattina dalla sede di via Watteau con un'operazione anticipata rispetto alla data prevista del 9 settembre. L'intervento, eseguito da 130 carabinieri e un numero maggiore di poliziotti, ha posto fine a un'occupazione durata dal settembre 1994.

L'operazione è scattata intorno alle 8 del mattino, quando le forze dell'ordine hanno accompagnato l'ufficiale giudiziario e l'avvocato dell'immobiliare ‘L'Orologio’ della famiglia Cabassi, proprietaria dell'area. Al momento dello sgombero non era presente nessuno all'interno della struttura. "Una delegazione di Fratelli d'Italia è andata a Roma per chiedere di farlo prima. Sapevamo che poteva succedere, ma speravamo di arrivare a settembre", ha commentato Marina Boer, presidente dell'associazione Mamme antifasciste del Leoncavallo.

La decisione di anticipare lo sfratto ha impedito l'organizzazione di presidi preventivi e ha evitato che l'operazione avvenisse durante la festa nazionale di Alleanza Verdi Sinistra, programmata dall'8 al 14 settembre proprio negli spazi del centro sociale. Un esponente delle forze dell'ordine ha definito l'intervento "la madre di tutti gli sgomberi", sottolineando il valore simbolico dell'operazione più che quello di ordine pubblico.

In via Watteau dopo lo sgombero del 1994

Questo rappresenta il 133° tentativo di sgombero per il Leoncavallo, dopo che la Corte d'appello di Milano ha condannato il ministero dell'Interno a versare oltre 3 milioni di euro ai Cabassi per i mancati sgomberi precedenti. La storia del centro sociale risale al 1975, quando nacque come realtà autonoma, per poi attraversare diversi sgomberi e rioccupazioni, incluso quello del 1989 che vide "resistenza attiva" da parte degli occupanti e l'intervento delle ruspe, come ricorda Luca Ghezzi, esponente storico del centro.

"Dopo la demolizione parziale siamo rientrati e abbiamo ricostruito tutto, ridando vita al centro in via Leoncavallo, fino al 1994 con lo sgombero definitivo", ha aggiunto Ghezzi. Poco dopo arrivò l'occupazione di via Watteau, che ha ospitato per trent'anni "un centro di aggregazione che dà la possibilità anche alle fasce più deboli di socializzare, senza la mercificazione del divertimento, dando la possibilità a tutti di vivere momenti culturali".

Le attività del Leoncavallo spaziavano dall'asilo sociale autogestito ai corsi di italiano per stranieri, dal laboratorio di serigrafia alla cucina popolare che "ha garantito i pasti anche a chi non poteva dare un contributo". Gli spazi includevano anche il cinema e Downtown, lo spazio sotterraneo con le locandine degli anni ‘80 e ’90 e i murales storici riconosciuti come patrimonio artistico dalla soprintendenza. Durante l'inverno il centro accoglieva senzatetto privi di documenti.

Le reazioni politiche allo sgombero sono state immediate e contrapposte. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha promesso "tolleranza zero verso le occupazioni abusive", affermando che "oggi finalmente viene ristabilita la legalità". La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato che "in uno Stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità", assicurando che "il Governo continuerà a far sì che la legge venga rispettata, sempre e ovunque".

Il vicepremier Matteo Salvini ha commentato: "Decenni di illegalità tollerata, e più volte sostenuta, dalla sinistra: ora finalmente si cambia. La legge è uguale per tutti: afuera!", mentre Antonio Tajani ha precisato che "non è un'operazione politica, ma di giustizia. Non c'è differenza tra occupazioni di sinistra o destra, entrambe configurano un reato".

L'opposizione ha reagito con durezza. Elly Schlein ha utilizzato le stesse parole di Meloni per chiedere: "Che non ci possano essere zone franche dal diritto, perché Meloni non lo dice al suo amico Netanyahu che sta occupando illegalmente Gaza e la Cisgiordania?". Il senatore dem Filippo Sensi ha sintetizzato: "Matematico: quando stanno nelle peste, torna la ruspa".

E allora Casapound

Particolare risonanza ha avuto il confronto con l'occupazione di Casapound a Roma, ancora tollerata. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha denunciato "l'ipocrisia e il doppiopesismo di questo governo", mentre l'Anpi ha ricordato come su Casapound "il ministro Piantedosi non ha mai mosso un dito". Sul web sono riemerse le dichiarazioni giovanili di Salvini che lodava i "leoncavallini" e ammetteva di frequentare il centro: "stavo bene, mi ritrovavo in quelle idee, in quei bisogni".

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha espresso disappunto per non essere stato informato preventivamente dello sgombero, apprendendo la notizia solo questa mattina dal prefetto Claudio Sgaraglia. Sala ha ribadito che "il Leoncavallo riveste un valore storico e sociale nella nostra città" e che "questo centro sociale deve continuare a emettere cultura, chiaramente in un contesto di legalità".

Rimane aperta la trattativa per la concessione al centro di uno spazio in via San Dionigi, anche se persistono ostacoli legati ai costi di bonifica dall'amianto e ristrutturazione, oltre al fatto che il bando non è ancora uscito a causa dell'inchiesta sull'urbanistica che ha rallentato l'attività amministrativa.

"Speriamo che non sia la fine, noi continueremo a cercare delle alternative. Certo adesso è molto più difficile", ha dichiarato Marina Boer, mentre alcune delle fondatrici delle mamme del Leoncavallo sono morte e altre sono invecchiate. "Quello che noi abbiamo portato avanti negli anni è indipendente dai luoghi fisici dove noi facevamo le nostre attività, le nostre proposte culturali e politiche, sempre rivolte la città", ha concluso, annunciando la volontà di organizzare una manifestazione nazionale "di massa" probabilmente il 6 settembre.

Con lo sgombero del Leoncavallo si chiude un capitolo della storia milanese, mentre in Borsa vola Brioschi, la società immobiliare della famiglia Cabassi che controlla L'Orologio, con il titolo che ha guadagnato il 4,24% nella giornata di oggi.