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22.06.2022 - 16:28
Aggiornamento: 16:47

T3 Festival, giovani attori a teatro con il Mat

È la prima edizione del festival di Mirko D’Urso e Massimiliano Cividati, fino al 26 giugno a Lugano.

di Vivian Piaggi
t3-festival-giovani-attori-a-teatro-con-il-mat
I milanesi della ‘Grock’

Il teatro estivo per gli adolescenti per la prima volta al Mat di Lugano, Movimento artistico ticinese. T3 (Teen Theatre Time Festival) è il nuovo corso estivo per ragazzi dai 14 ai 19 anni; viene inaugurato oggi e si protrarrà fino a domenica 26 giugno. I giovani artisti avranno la possibilità di esibirsi sul palco del Teatro e dello Studio Foce; alla fine del percorso verranno premiati con borse di studio (dai 500 ai 1000 franchi) consegnate alla presenza di Carmelo Rifici, direttore artistico del Lac. Mirko D’Urso, fondatore e direttore del Mat, ci racconta nel dettaglio il suo progetto di formazione artistica.

Come nasce l’idea di questo progetto?

Nasce da Massimiliano Cividati, regista e drammaturgo italiano e nostro insegnante al Mat. Verso la fine del 2021 si pensava a cosa poter fare per questi adolescenti, che sono sicuramente quelli che hanno sofferto di più nel periodo di pandemia. Da qui è nata l’idea di un festival. Erano anni che volevo avviare un festival di teatro per le scuole, però avevo sempre considerato solo gli adulti. L’idea di Cividati, appunto, era di dedicarsi agli adolescenti: ho preso la palla al balzo.

Come funziona questo progetto?

I ragazzi faranno i primi tre giorni di formazione con gruppi misti; le scuole presenti sono due italiane, di Varese e di Milano, e una svizzera, la nostra; ogni gruppo lavorerà con un insegnante di riferimento delle scuole che sono state invitate; a turno il giovedì, il venerdì e il sabato, una compagnia si sposterà al Teatro Foce per andare ad allestire ‘al volo’ uno spettacolo, già preparato durante i mesi scorsi, che poi verrà presentato al pubblico in serata. Nel frattempo, tutti gli altri ragazzi che rimarranno al Mat durante l’esibizione, si occuperanno di un lavoro autogestito, che poi presenteranno domenica durante la festa finale.

Come mai la scelta d’inglobare nel progetto anche due scuole italiane?

L’idea iniziale era di avere due scuole svizzere e due italiane: ho cercato anche altre scuole ticinesi, ma per la fascia d’età cui vogliamo rivolgerci non ne ho trovate, soprattutto perché ci sono scuole che hanno ragazzi e adulti insieme, e si sarebbe perso il senso del progetto. Altre, invece, non avevano abbastanza partecipanti, perché erano già tutti partiti in vacanza. Vedremo come saranno accolte le prossime edizioni del festival, ma ci piacerebbe renderlo internazionale.

Nelle vostre intenzioni, questo progetto voleva accogliere la richiesta dei giovani di essere ascoltati di più…

In questo periodo di pandemia si è sentito dire molto spesso da parte dei giovani che sono sempre loro quelli più sacrificati. Sicuramente per la loro età è stata una fase difficile, e anche qui al Mat abbiamo percepito in loro una certa chiusura, nel senso che si sono spenti, anche a livello di energia. Identificare questa voglia di essere ascoltati e di poter ricominciare a trovarsi, soprattutto in Italia dove le restrizioni sono ancora serrate per quanto concerne la formazione artistica, ha fatto nascere la volontà di dargli spazio. Per questo abbiamo creato anche un momento autogestito, di cui anche noi siamo curiosi di scoprire cosa verrà fuori e soprattutto di ascoltare e sapere cosa hanno da dire.

A proposito di pandemia, i ragazzi tornano a socializzare all’interno di un teatro…

Per loro è una bella esperienza, così come tutte le esperienze che si fanno a quell’età e non solo. Penso ai tornei calcistici, ai tornei in generale sportivi, ai concorsi di danza. Sono certamente felici di poter condividere la loro passione, che è quella del teatro, con nuove persone, perché chiaramente a livello di gruppo si conoscono molto bene in quanto lavorano insieme da anni. Non c’è alcuna aspettativa né pretesa di dover creare il capolavoro della loro vita, si tratta di confrontarsi, di conoscere nuove persone e di far vedere ad altri cosa si è appreso durante i laboratori di teatro della propria scuola.

Chi assegnerà le borse di studio?

I ragazzi. Abbiamo voluto responsabilizzarli, ci vogliamo fidare di loro. Ci sarà comunque un premio consegnato da parte di noi insegnanti, alla Miglior promessa. All’inizio si pensava di proibire di votare per loro stessi, però abbiamo voluto lasciare la libertà di essere responsabili; ormai non sono più dei bambini e il nostro augurio è che se percepiranno nell’altra scuola uno spettacolo migliore di quello che hanno portato, lo voteranno. Capiremo se averli responsabilizzati anche su questo è stata la scelta giusta, ma penso proprio di sì.

www.scuolamat.ch

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