Tra sculture, installazioni, scenografie e curatela, il progetto dell’artista vincitore dell’edizione ticinese del Premio Culturale Manor 2026

Palazzo Reali accoglie la personale di Kaspar Ludwig. ‘Illimitato, astratto, quasi futuro’, progetto dell’artista vincitore dell’edizione ticinese del Premio Culturale Manor 2026, spazia tra scultura, installazione e curatela, esplorando il ricordo e la metamorfosi attraverso una forte abilità artigianale unita a raffinata ironia. La mostra si sviluppa come un itinerario ad anello dedicato ai concetti di soglia, attraversamento e assenza.
L’incipit concettuale prende spunto da una poesia Jorge Luis Borges sul lutto, ‘Remordimiento por cualquier muerte’, dedicata al modo in cui ognuno è chiamato a confrontarsi con la morte, calando lo spettatore in una dimensione che richiama il Bardo tibetano, condizione di passaggio dove le distinzioni tra uomo, mondo animale e materia si perdono. Aprono e chiudono il ciclo due opere in argilla che ricordano le buche scavate dai cani, accompagnatori del passaggio. Tra le opere esposte spiccano vasi dalle sembianze umane dotati di padiglioni auricolari, plasmati dall’artista a Jingdezhen, capitale cinese della porcellana. Queste sculture racchiudono l’energia del vuoto e, dotate di monete e sonagli, si trasformano in ‘strumenti’ acustici vicini al ‘cupa cupa’ del Sud Italia.
È l’elemento acustico a guidare l’esperienza. In una stanza buia, una traccia audio firmata dal duo I Sorelli riproduce una festa alla quale non si può accedere. Stanze rivestite di cenere e carbone fanno affiorare figure scure di rettili con occhi in marmo bianco, icone che fondono l’immaginario del male con le dinamiche del capitalismo.
La mostra è completata da un volume bilingue pubblicato con Jungle Books (San Gallo), arricchito da contributi di Francesca Benini, Taisse Grandi Venturi e dello stesso artista.