Arte

Il Padiglione svizzero esplora la convivenza incompiuta

Alla Biennale di Venezia, una mostra interroga la società e le sue differenze.

5 maggio 2026
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Il Padiglione svizzero alla 61esima Biennale Arte di Venezia, che aprirà le sue porte domani, si concentra sul tema della convivenza in una società caratterizzata da differenze. Il progetto, intitolato "The Unfinished Business of Living Together", è stato curato da Gianmaria Andreetta e Luca Beeler, in collaborazione con l'artista britannica Nina Wakeford. La mostra nasce da una domanda aperta: "Cosa significa vivere insieme quando la differenza diventa qualcosa che una società deve organizzare, ammettere, contenere, esporre?", spiega Andreetta.

Il progetto trae ispirazione da due trasmissioni televisive svizzere, "Telearena" e "Agora", che negli anni '70 e '80 affrontavano il "problema dell'omosessualità". Andreetta sottolinea l'importanza di comprendere come una società costruisca un problema pubblico attraverso i media, in un periodo cruciale per la visibilità della storia queer in Svizzera.

La mostra non intende trasmettere un messaggio univoco. "Diffido delle mostre che ne hanno uno", afferma Andreetta. L'obiettivo è piuttosto rendere visibili le tensioni che attraversano la convivenza, che comporta attrito, dipendenza reciproca e compromessi. Il pubblico è invitato a interrogare il presente, piuttosto che giudicare il passato.

Le opere di Nina Wakeford, Miriam Laura Leonardi, Lithic Alliance e Yul Tomatala non si limitano ad accompagnare l'archivio, ma introducono nuovi ritmi, corpi e forme di linguaggio. L'archivio televisivo viene rielaborato, non semplicemente ricostruito, e le opere interrompono e rimettono in circolazione i materiali, evidenziando i meccanismi ideologici dei programmi originali.

Il processo curatoriale riflette il tema della convivenza, con una costruzione condivisa e instabile. Le differenze tra gli artisti sono state parte integrante del progetto, che attraversa la difficoltà del lavorare insieme. Tra le ispirazioni per l'esposizione, Andreetta cita la pianista e attivista Irène Schweizer e il free jazz, che suggeriscono la possibilità di "apparire senza doversi tradurre subito in un discorso ordinato".

Il progetto del Padiglione svizzero risuona con il tema generale della Biennale "In Minor Keys", curata da Koyo Kouoh. La mostra riattiva l'archivio queer attraverso "apparizioni parziali, esitazioni, racconti interrotti".

Nel contesto svizzero contemporaneo, il progetto assume una valenza critica, sfidando le narrazioni di consenso e stabilità. La convivenza diventa una "tecnologia politica" che organizza e talvolta contiene le differenze. Anche la dimensione linguistica è centrale, poiché la lingua determina chi può esprimersi e chi resta ai margini.

Infine, il percorso personale di Andreetta, nato a Lugano e residente a Berlino, influenza il suo approccio curatoriale. Descrive il Ticino come "una posizione di soglia", che gli ha permesso di sviluppare uno sguardo critico sulla Svizzera. "Mi interessa ciò che sta tra i centri, tra le lingue", afferma.

Come suggerisce il titolo, la mostra "The Unfinished Business of Living Together" non offre soluzioni definitive. "Vivere insieme è incompiuto, e forse deve restare tale per essere preso sul serio", conclude Andreetta.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni