Arte

Giuria Biennale Arte esclude Russia e Israele dai premi

23 aprile 2026
|

Nuova tempesta sulla Biennale d'Arte di Venezia per la presenza della Russia all'edizione che s'inaugura il 9 maggio. A prendere le distanze è ora la Giuria Internazionale che "si asterrà dal considerare quei Paesi, i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l'umanità da parte della Corte penale internazionale".

Un annuncio che esclude Mosca e Israele dalla competizione per il Leone d'Oro e d'Argento davanti al quale la Biennale non si scompone. "La Giuria della Biennale Arte 2026, al pari di tutte le giurie delle manifestazioni della Biennale di Venezia, opera in piena autonomia e indipendenza di giudizio nell'esercizio delle proprie funzioni" spiega in una nota l'ufficio stampa dell'istituzione lagunare nel giorno in cui prende nettamente posizione sulla vicenda anche Mosca.

"La revoca dei finanziamenti alla Biennale è una ricaduta nell'anticultura", tuona la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Un'anticultura che "si è riaccesa in Occidente negli ultimi anni. Non si riprenderanno, diventeranno per sempre incivili", dice.

Per la Biennale, la presa di posizione della Giuria internazionale, tutta al femminile, è "una naturale espressione della libertà e della autonomia delle quali la Biennale è garante". La presidente Solange Farkas e le componenti Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi spiegano di comprendere la "complessa relazione tra la pratica artistica e la rappresentazione dello Stato/Nazione che fornisce la struttura centrale della Biennale di Venezia", ma rivendicano "in questa edizione della Biennale desideriamo dichiarare l'intenzione di esprimere il nostro impegno per la difesa dei diritti umani nello spirito del progetto curatoriale di Koyo Kouoh".

S'indebolisce dunque la partecipazione di Russia e Israele, fortemente contestata nelle scorse settimane. Un tentativo di riequilibrio delle parti è venuto nei giorni scorsi anche dalla stessa Biennale che ha annunciato una preapertura nel segno del dissenso e della pace con protagonisti il regista dissidente russo Alexander Sokurov, Leone d'Oro per il miglior film nel 2011 con Faust e la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry.

Ma le polemiche sono sempre accese e si fa sempre più intricata la minaccia del taglio dei finanziamenti Ue di due milioni di euro in tre anni, dal 2025 al 2028, se non viene fatto un passo indietro sulla riapertura del Padiglione russo.

La posizione della Biennale, che a partire dal 10 aprile ha 30 giorni per rispondere alla lettera dell'European Education and Culture Executive Agency-Eacea della Commissione europea intenzionata a "sospendere o a cancellare il finanziamento precedentemente accordato" si fa attendere e potrebbe arrivare anche dopo l'apertura. Oggi l'istutuzione lagunare era riunita in Cda, ma al momento tutto tace e su questo fronte siamo sempre al punto più volte ribadito, della certezza "di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l'Eacea".

All'esame dell'esecutivo Ue c'è intanto "una risposta dal governo italiano" che la Commissione europea ha confermato di aver "ricevuto di recente", ma il cui contenuto non è stato reso noto.

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali
Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni