La partecipazione della Russia alla prossima Biennale d'Arte di Venezia, al via dal 9 maggio, è stata oggetto di dibattito anche al Consiglio degli affari esteri dell'Unione europea, che si è riunito ieri a Lussemburgo. L'Alta rappresentante per la politica estera dell'Ue, Kaja Kallas, ha condannato duramente la decisione della Fondazione di riaprire agli artisti russi.
"Mentre la Russia bombarda musei, distrugge chiese e cerca di cancellare la cultura ucraina, non dovrebbe esserle permesso di esporre le proprie opere: il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia è moralmente sbagliato e l'Ue intende tagliare i suoi finanziamenti", ha dichiarato Kallas al termine della riunione dei ministri degli Esteri europei. La posizione ufficiale del governo italiano resta contraria all'apertura del padiglione russo, mentre la Biennale di Venezia ha rivendicato, fin da marzo, quando il caso è scoppiato, la propria autonomia decisionale in quanto ente indipendente.
Il possibile taglio dei fondi europei, circa 2 milioni di euro per progetti legati al cinema, è sul tavolo da settimane. Già il 14 aprile il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, aveva annunciato l'invio di una lettera alla Fondazione veneziana per comunicare "l'intenzione di sospendere o revocare una sovvenzione in corso pari a due milioni di euro". Una comunicazione analoga era stata indirizzata anche al governo italiano nel mese di marzo. Secondo Bruxelles, gli eventi culturali sostenuti con risorse europee devono rispettare e promuovere valori democratici, dialogo, pluralismo e libertà di espressione, principi ritenuti incompatibili con l'attuale contesto politico russo.
Al centro delle polemiche c'è il padiglione della Russia, proprietà di Mosca dal 1919, la cui riapertura viene considerata da diversi Paesi europei una possibile violazione dello spirito delle sanzioni adottate contro il Cremlino dopo l'invasione dell'Ucraina. Le norme europee mirano infatti a evitare qualsiasi forma di legittimazione o propaganda riconducibile al regime del presidente russo Vladimir Putin. Secondo le critiche, anche la gestione del padiglione solleva interrogativi: tra i soggetti coinvolti figurerebbero persone con legami con strutture statali russe e ambienti vicini al Cremlino.
Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha difeso la scelta sostenendo che nessuna regola è stata infranta e ribadendo la volontà di mantenere la manifestazione come spazio di dialogo aperto, dando voce anche ad artisti russi dissidenti.
La contrarietà alla partecipazione russa è condivisa da numerosi Paesi europei. Già a marzo una ventina di Stati avevano chiesto l'esclusione di Mosca. La Lettonia ha rilanciato la richiesta, avvertendo che la presenza russa rischia di "normalizzare" l'aggressione all'Ucraina e indebolire la pressione internazionale. La ministra della Cultura lettone, Agnese Lāce, ha annunciato che boicotterà l'inaugurazione del 9 maggio in caso di partecipazione russa. Anche 37 eurodeputati hanno scritto alla Commissione chiedendo non solo la sospensione dei fondi, ma anche eventuali misure restrittive contro artisti russi legati al padiglione nazionale.