Museo in erba

Con Tubabulure l’arte incontra i bebè

Domani si inaugura un nuovo spazio artistico per la prima infanzia. Un primo approccio, anche per adulti, all’arte contemporanea attraverso il gioco

23 gennaio 2026
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Al Museo in Erba è normale interagire con l’arte, scoprire attraverso il gioco le caratteristiche di opere e movimenti artistici. Negli spazi al Central park di Lugano è ad esempio in corso la mostra che permette di esplorare l’universo dell’artista e creatore di moda Jean-Charles de Castelbajac giocando e sperimentando in varie postazione. Ma questa esperienza, negli oltre vent’anni di storia del museo, era rivolta solo a bambine e bambini, escludendo quindi la prima infanzia. Finora.

Sabato 24 gennaio dalle 10 alle 12 sarà infatti inaugurato, con animazioni e altre attività per famiglie, lo spazio artistico Tubabulure, un progetto del Centre Pompidou di Parigi pensato apposta per bebè fino a due anni. Si tratta di un ambiente dove forme sinuose, colori vivaci e materiali diversi creano un paesaggio astratto in cui i bebè possono muoversi liberamente, sempre accompagnati dai genitori. Non si tratta di una semplice area giochi “ricoperta d’arte”, ma di un progetto artistico che accetta la sfida di un pubblico particolare.

Tubabulure – il nome stesso è un’invenzione linguistica, un neologismo che suona familiare pur non significando nulla – è composto da elementi morbidi e manipolabili: tubi di tessuto colorato, strutture curve che si intrecciano, piccoli oggetti progettati per essere afferrati, esplorati, portati alla bocca. Durante un’anteprima per la stampa, un neonato di 9 mesi ha interagito, insieme alla madre, con i vari elementi, mostrando le proprie preferenze. «Ma bastano pochi mesi e cambia completamente il modo di vivere quello spazio, oltre ovviamente alle differenze tra bambino e bambino» ci ha spiegato Alizée Sabouraud del Centre Pompidou. È dal 2017 che il museo parigino ha attività anche per la prima infanzia. «Ci siamo resi conto che il nostro pubblico ringiovaniva, era sempre più giovane: all’inizio avevamo creato delle visite guidate di trenta minuti nelle nostre collezioni d’arte contemporanea, la “Cosy visite” che funziona bene ma siamo in un museo: non puoi toccare, non puoi correre. Questo creava delle frustrazioni».

La soluzione sono le “stazioni bebè mobili”, installazioni progettate da artisti e designer contemporanei che non hanno necessariamente esperienza con i bambini. «Quello che ci interessa è la loro tecnica, i materiali che utilizzano, il loro universo estetico. Poi costruiamo ponti con quello che sappiamo dei bebè, con quello che ci sembra interessante nel loro lavoro». Il risultato sono opere che nascono da universi creativi molto diversi tra loro: Tubabulure è stata creata nel 2022 dal duo di giovani designer francesi Antoine Behaghel e Alexis Foiny, ma esistono altre installazioni basate sul ‘bercement’ (il cullare), sul corpo, su diverse modalità di interazione sensoriale.

Un bazar

Questa scelta di non rivolgersi a specialisti dell’infanzia ma ad artisti “tout court” ha anche una motivazione istituzionale precisa: sostenere la creazione contemporanea. Creazione contemporanea che spesso spiazza il pubblico adulto. Ma non i bebè: «Non hanno i pregiudizi che possiamo avere noi sull’arte contemporanea, di non osare, di non comprendere: a volte non c’è da comprendere, c’è solo da lasciarsi invadere dalle sensazioni, dalle emozioni, e i bebè sono esattamente lì. Sono lì dentro e sanno interagire molto bene con gli elementi, con le forme». Questa naturalezza dei più piccoli diventa occasione di apprendimento anche per i genitori. «Impariamo molto con loro e molto spesso gli adulti che li accompagnano imparano molto e si rendono conto solo a posteriori che erano in un’installazione contemporanea».

Tubabulure gioca sul disordine creativo che i bambini piccoli creano naturalmente. «È l’idea di bazar, di comporre un nuovo paesaggio artistico», giocando sul concetto caro a molta arte contemporanea dell’ordine nascosto nel caos apparente.

La collaborazione con gli artisti può durare fino a un anno. Ci sono ovviamente alcune indicazioni tecniche, come l’avere piccoli oggetti facilmente afferrabili, manipolabili e facilmente lavabili. Per il resto, libertà totale: «Non interveniamo sulla scelta artistica. Non diremo mai ad esempio che questa forma curva la vogliamo di un altro colore», ha spiegato Sabouraud. L’adattamento porta spesso a esplorare nuove opportunità creative: dover rinunciare ad alcuni materiali, ad esempio, «spesso dà loro idee di materiali a cui non avevano pensato e se ne servono dopo per i loro progetti futuri». Per gli artisti, ha aggiunto Sabouraud, sono opere, ma per il museo sono “dispositivi” o “stazioni bebè mobili”, perché contemplano l’usura, la manipolazione, la rottura eventuale, la riparazione.

Come si valuta il successo di iniziative che si rivolgono a bebè? Un primo livello è rappresentato dai commenti degli adulti che però rischiano di essere parziali. «Abbiamo le reazioni dei bebè: vediamo che all’inizio alcuni si nascondono, che non vogliono staccarsi dalla mamma, mentre alla fine non vogliono più partire… e questo ci dice molto, perché ognuno ha il suo ritmo». E poi c’è il lavoro con specialiste e specialisti nei campi delle neuroscienze, della linguistica e della prima infanzia. «Ci hanno dato dei feedback puntuali, ma senza la possibilità di fare ricerche sul lungo periodo che è il più importante. Con la chiusura del Centre Pompidou per restauri, vorremmo prenderci il tempo per realizzare dispositivi che ci permettano di raccogliere questi dati e capire qual è l’impatto di queste attività».